Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

La via Annia

Dagli studi e dai ritrovamenti archeologici emerge la possibile esistenza di due strade romane caratterizzate con lo stesso nome

di Raffaele Peretto

Ventaglio Novanta n. 32 2006 pp. 46–49

La Via Annia¹, come molte delle strade costruite dai Romani, porta il nome del suo costruttore, che secondo l’ipotesi più accettata è da identificare nel pretore Tito Annio Rufo. Questi avrebbe costruito la via per collegare Adria con Padova nel 131 a.C., portando a termine l’opera avviata dal console Popillio Lenate che con la sua Via Popillia l’anno prima aveva permesso di raggiungere Adria da Rimini, capolinea della Via Aemilia.

Questi importanti percorsi stradali avevano lo scopo di consentire facili collegamenti con i valichi alpini del versante nord-orientale e soprattutto con Aquileia, strategico centro militare ed economico.

Sono due iscrizioni provenienti dalla stessa Aquileia a ricordarci una Via Annia e quindi a confermare l’esistenza di una strada con questa denominazione diretta all’importante città romana.

Inoltre il nome della via lo possiamo dedurre da Agna, paese della Bassa Padovana, verso il quale la topografia aerea evidenzia chiaramente lo spezzone di rettifilo proveniente da Rottanova di Cavarzere lungo l’Adige, dopo aver interessato con un altro spezzone (sempre evidenziato dalla fotografia aerea) l’area a nord di Adria in direzione di località Tiro a Segno-Passetto.

Fra quanti hanno preso in esame il tracciato del percorso, offrendo un quadro dettagliato degli studi elaborati a tale riguardo, va evidenziata l’attenta ricerca di Luciano Bosio inserita nel suo consistente volume “Le strade romane della Venetia e dell’Histria” (Editoriale Programma 1991).

Ma non tutti gli studiosi sono concordi, alcuni ritengono che la Via Annia sia stata impostata oltre vent’anni prima nel 153 a.C., rifiutando Adria come capolinea della via e facendola partire dalla Via Aemilia all’altezza di Bologna per dirigersi, attraverso il ferrarese, ad Adria e per continuare poi verso Padova, Altino, Aquileia.

Per questo caso, o almeno per il percorso Bologna-Adria, il costruttore è sempre un Annio: non il pretore Tito Annio Rufo ma il console Tito Annio Lusco al potere proprio nel 153 a.C.

Che il territorio polesano conservi le tracce sepolte di quest’ultima importante arteria stradale è oggi particolarmente evidente, come detto, dai riscontri emersi dalle fotografie aeree a nord e a nord-ovest di Adria. Ma c’è di più, in quanto sono state in varie occasioni evidenziate testimonianze di un tracciato stradale nelle terre di Crespino e Gavello in direzione di Adria.

Scavi eseguiti nel 1878 in località Dossi da Ab-el-Kader Modena, le prospezioni di superficie di Alessio De Bon intorno al 1937, le ripetute ricognizioni aeree e alcune evidenze stratigrafiche degli ultimi anni porterebbero a dedurre che effettivamente la via avesse, almeno nella sua prima impostazione, origine dalla Via Aemilia per merito proprio del console Tito Annio Lusco.

Giovanni Uggeri richiama questo percorso, così argomentando: “Non è da escludere, tuttavia, che la Via Annia muovesse addirittura da Bologna su quel tracciato ad oriente dell’ Emilia “altinate”, che è stato suggerito da De Bon.”

In quest’ottica va ricordato altresì che c’è chi, come il Wiseman, riferisce l’Annia al console del 153 a.C. e ne fa pertanto un’arteria autonoma, escludendo che si tratti di un prolungamento della Popillia” (UGGERI 1983).

Sembra suffragare questa ipotesi anche un ristrovamento del 1997. In tale data a Ca’ Garzoni, di poco ad ovest di Adria, lo scavo di un profondo fossato ha messo in evidenza la sezione della via romana, mostrando nello stesso tempo le fasi evolutive del territorio attraverso le sequenze stratigrafiche dei sedimenti. La segnalazione di quanto emerso dalla pulizia del fossato mi è stata riferita da Pino Lucio Piva, responsabile della Sezione di Adria del Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici. La strada, in quel punto, era larga intorno a 6 metri, come si può desumere dai resti di trachite distribuiti a schiena d’asino, che ne costituivano il sottofondo.

Il percorso viario è piuttosto sinuoso, solo per alcuni tratti rettilineo; nella tenuta Dossi di Gavello inoltre registra una biforcazione che in seguito si ricollega al tracciato ritenuto principale. Ciò fa pensare alla precarietà ambientale del territorio attraversato, con problemi legati a ristagni d’acqua e alla necessità di interventi di bonifica, come possono attestare i segni presenti nella foto aerea di fossati ortogonali tra loro che limitano ridotte particelle di suolo.

Le tracce della via si portano verso e oltre Gavello, attraversando i territori di Crespino e di Pontecchio e mostrando deviazioni verso il Po. Sulla base di tutti questi elementi, non risulta dunque azzardata l’ipotesi di un percorso viario cronologicamente successivo all’Emilia-altinate voluta dal console M. Emilio Lepido nel 175 a.C., per consentire un più rapido collegamento tra l’area emiliana e quella nord-orientale veneta.

E’ da pensare che Lepido avesse voluto di proposito evitare l’antico territorio deltizio per le difficoltà legate all’ambiente, in parte paludoso e vallivo e caratterizzato da diramazioni padane che allargavano il ventaglio da Ravenna a Chioggia, e che avesse pertanto progettato il percorso Bologna-Modena-area Altopolesana (Vico Variano)-Montagnana-Este-Padova per il collegamento con Altino verso Aquileia.

E’ dunque quanto mai probabile che circa vent’anni dopo, nel 153 a.C., il console Tito Annio Lusco abbia ridotto le distanze fino ad Adria, intervenendo anche nella bonifica del suolo e adeguando il percorso in rapporto alle morfologie più idonee.

In seguito Publio Popillio Lenate nel 132 a.C. decise la costruzione della sua strada, ancora più diretta da Rimini ad Altino, impostandola sulle dune prossime al litorale. E in questo contesto si inserisce la possibileprosecuzione della via da Adria a Padova, tradizionalmente attribuita al pretore Tito Annio Rufo.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Raffaele Peretto. “La via Annia”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-via-annia/

Pubblicità