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PERSONAGGI ILLUSTRI

Giuseppe Fiocco (1884-1971)

La collezione di disegni dell’insigne docente, nato a Giacciano con Baruchella, in una mostra allestita agli Eremitani di Padova

di Paola Bordin Milan

Ventaglio Novanta n. 32 2006 pp. 68–71

Un vivo ricordo di Giuseppe Fiocco, eminente critico d’arte del Novecento, nativo di Giacciano con Baruchella, è emerso recentemente grazie alla mostra allestita con raffinatezza nei Musei Civici agli Eremitani di Padova. L’importante rassegna, ispirata da quelli che sono stati definiti “I disegni del professore” (alludendo ovviamente alla proprietà e non all’esecuzione) è stata organizzata nelle sale del museo patavino da maggio a luglio del 2005: complessivamente 100 disegni di grandi artisti del passato, una piccola parte dell’importante tesoro, pervenuto alla Fondazione Cini di Venezia nel 1962, grazie al dono fattone proprio dal professor Fiocco.

“Fogli” di una collezione privata, il Fondo Giuseppe Fiocco, raccolti con l’immancabile casualità delle scelte private e tuttavia capaci di ripercorrere, in velocissima sintesi, la lunga storia artistica del Settecento Veneziano, pur espressa nella forma d’arte che può sembrare ridotta, quale è appunto la grafica.

E tutto è stato raccontato con un “segno” ininterrotto ed avvolgente, simile ad una tela di ragno, oppure con una linea frantumata e nervosa, la cui semplicità appariva solo illusoria: creazioni tratteggiate a penna, a inchiostro di china o con matite grasse colorate, in grado di rendere i chiaroscuri di una strana morbidezza.

Particolare interesse ha destato il confronto tra il diverso modus grafico dei Maestri – TIEPOLO, PIAZZETTA, CANALETTO, PIRANESI, GUARDI … – così recitava l’emblematico titolo della rassegna, dove la sospensione era riferita ad uno stuolo di comprimari, utili a dare al percorso espositivo maggior lustro e chiarezza.

Mostra tuttavia non facile da seguire e neppure banalmente centrata sul tema del collezionismo: al visitatore si richiedeva infatti sensibilità molto prensili e poca fretta, perché il “segno” per essere capito ha bisogno di un accostamento meditato, e a lungo essere osservato per coglierne la capacità espressiva. Poi, raggiunto il centro di questo incantato regno, difficile era dimenticare “quelle matite”.

Di Gianbattista Pittoni si coglieva la qualità di maggior figurista del secolo in disegni chiari, tracciati con linea sottile, decisa e perfetta a contornare volti per lo più di donna, colti di tre quarti e soffusi di una grazia arguta per il caratteristico naso all’insù. Con Tiepolo si ammirava un gruppo di vecchi dalle folte barbe, radi capelli, occhi chiari malinconici e profondi: saggezza e dolore, che si compensavano a vicenda. La grafica del Piazzetta era invece di una splendida poesia chiaroscurale per il segno morbido e pastoso, tutto teso a rendere la pienezza della forma con un gioco sottile di ombre e luci.

Pur essendo questi studi una sorta di brogliaccio per realizzarsi poi in dipinti, essi apparivano opere a sé stanti per l’effetto pittorico dovuto alla ricchezza quasi infinita della gradazione dei neri.

Immediatezza, vivacità e brillantezza di tratto trasformavano poi un Capriccio d’architettura di Canaletto in un qualcosa di più di un sommario appunto o, per dirla alla veneziana, di uno “scaraboto”, termine scritto lungo un margine del foglio dall’artista stesso.

E ancora… le splendide creazioni di Francesco Guardi, rischiarate da una luce di meriggio che, posandosi sui volumi, li rendeva più chiari, più tenui.

A lungo durerà infine il ricordo dell’inevitabile confronto in casa Tiepolo fra Gianbattista e il figlio Giandomenico: costui sul palcoscenico della storia aveva fatto salire i suoi Pulcinella per sottolineare con sberleffi il ridicolo in cui era caduta la società veneziana di fine secolo.

E se tutto questo era l’evento espositivo, il sottotitolo della rassegna – I DISEGNI DEL PROFESSORE – è ancor oggi un ottimo pretesto per tracciare un profilo di GIUSEPPE FIOCCO, senza nascondere una punta di orgoglio per la sua origine polesana.

Nato a Giacciano con Baruchella (Rovigo) nel 1884 da famiglia di possidenti terrieri di origine veronese, nonostante le lunghe assenze dai luoghi natii ove trascorse la sua infanzia e la sua prima giovinezza, Giuseppe Fiocco restò legato al Polesine, come testimonia eloquentemente la sua volontà di essere sepolto a Badia, che fu rispettata alla morte giunta nel 1971.

Piccolo di statura, ma dotato di una grande energia, dedicò la sua vita all’arte, alla critica e alla diffusione delle conoscenze relative al grande patrimonio artistico italiano. Laureatosi in giurisprudenza, si rese conto che quella non era la sua strada e pertanto raggiunse Roma per frequentare la Scuola di specializzazione in Storia dell’Arte, diretta da Adolfo Venturi, segnalandosi ben presto per l’acume delle sue osservazioni critiche.

E’ però a Firenze che inizia la sua vita accademica nel 1926, per passare nel 1929 a Padova, dove fonda la famosa Scuola di Storia dell’Arte, faro nello studio della cultura veneta.

Lasciata la cattedra padovana a 72 anni nel 1956, il Professore continua la sua attività all’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini di Venezia, facendone uno strumento moderno di ricerca.

L’intuizione di Fiocco fu di ragionare attorno ad un artista pensandolo prima di tutto come uomo che si relaziona al suo tempo, di cui rivive gli elementi storici e sociali, spesso anticipando nella propria arte, forse inconsciamente, ciò che verrà.

Convinto che la storia dell’arte non sia altro che un aspetto della più ampia storia della cultura, con sensibilità non disgiunta da spirito a volte fortemente polemico, questo nostro grande studioso scandaglia il percorso dell’arte veneta con qualità quasi da rabdomante. Toglie dall’ombra Paolo Veneziano, ci illumina sulla modernità dei colori del Carpaccio, libera Mantegna da pregiudizi antichi e recenti, parla di Veronese ma ampiamente anche dei collaterali e degli allievi, esalta il genio del Palladio, rilegge come “figurista” il vedutista Guardi.

Soprattutto sposta l’attenzione della critica sul Rinascimento Veneto, quando l’arte di quest’epoca voleva dire solo Toscana, anzi solo Firenze. Ma è sul Settecento che si sofferma con maggior trasporto, scoprendone, sui moltissimi disegni della sua collezione, i luoghi, i tempi, i motivi e le ossessioni, espressi con la straordinaria forza evocativa del solo “segno”.

Fiocco ha formato almeno due generazioni di studiosi e la sua conversazione brillante, che non mancava di punte polemiche, imprimeva al pensiero quella forza che del problema dell’arte faceva un argomento vivo e antiaccademico.

Poco dopo aver donato alla Fondazione Cini la sua pregevole biblioteca e l’imponente raccolta di disegni, muore all’età di 87 anni nella sua casa di Padova, il 5 ottobre 1971, con il desiderio di essere sepolto nella tomba di famiglia a Badia Polesine.

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Come citare questo articolo

Paola Bordin Milan. “Giuseppe Fiocco (1884-1971)”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/giuseppe-fiocco-1884-1971/

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