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POESIA

La scimitarra bianca

liriche scelte di Gian Vito Ferroni

di Gian Vito Ferroni

Ventaglio Novanta n. 32 2006 pp. 123–125

N. 10 Ricordi amore? Canto di pettirosso fra i ginepri e un cuculo lontano fra i pioppi. Tu ridevi. E io non capivo.

Ricordi amore? Piccole nubi, grandi tramonti, e rondini che danzavano in cielo. Tu ridevi. E io non capivo.

Ricordi amore? Un piccolo cuore di cemento sopra la fiamma di una candela. Tu piangevi. E io non capivo

N. 4 Fanciulla di nebbia pallida fanciulla dagli occhi fissi fanciulla dagli occhi viola fanciulla di nebbia pallida.

Si scioglie nella nebbia il tuo sorriso effimero fanciulla dagli occhi grandi fanciulla dagli occhi tristi fanciulla di nebbia pallida.

La nebbia è senza voce la nebbia è senza luce. Fanciulla senza riso fanciulla senza vita fanciulla di nebbia pallida.

N. 9 Verrà un giorno la scimitarra bianca. Gli alberi allora, cadranno gemendo e temerà il fiore dentro di noi d’esser reciso. Solo la luna guardando odorerà di giglio e si fermera fra i giunchi il flume. Non verranno nuvole baci piume bimbi petali o canto di fronte alla scimitarra bianca. Solo il forte la vincerà ridendo.

N. 18 Poi verranno le nebbie amore ed io non ci sarò. Poi i soli, mille soli. Ma farà freddo per me come quando andasti via chiedendomi scusa senza sapere, allora, che io morivo un poco.

N. 19 Porta, dei mille desideri, chiusa agli sguardi ardenti di mia fanciullezza lontana, ove l’erba e l’edera tessono feconde la loro storia con la tela del ragno.

Custode inviolata di storie crudeli singhiozzi repressi amori sofferti e lacrime celate, Ora ti guardo e temo, temo, all’aprirti, di vedere, con altre storie, la storia e l’epilogo della mia vita

N. 3 Ascolta, ascolta amore come la pioggia cade. Ascolta, ascolta amore il canto delle allodole. Chi andrà la notte a coglier nei campi fasci d’erbe e rugiade? Chi andrà, chi andrà la notte? Non piangere, non piangere amore. Nessuno ruberà dal tuo viso rugiade.

N. 7 Mortali cose, mortali amori vani e sofferti, crudeltà, come ferite aperte da fuoco indomito. Sale rovente sull’anima escoriata. Poi l’acqua fresca che invade e lenisce e si spengono gli urli dell’anima. Mi guardo ora e mi vedo, come da tempo non vedevo, il mio volto, graffiato da giorni che parevano eterni, percosso da notti che attendevano l’alba. Vani fatti del mondo. Ardono i fuochi e suonano campane lontane, lontane.

N. 15 Scende su di me struggente il cantico della sera, seco portando gli echi antichi di parole d’amore sospirate all’orecchio di chi ora altri sospiri ascolta.

E scende, come un velo, l’amarezza di ricordi che l’anima non cancella cullandoli nel suo fango amaro.

Campane lontane raccontano di cose perdute e scende la nebbia sottile ad annegare il cuore.

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Come citare questo articolo

Gian Vito Ferroni. “La scimitarra bianca”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-scimitarra-bianca/

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