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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Il mercato della centuriazione romana

Un successo a Villadose la decima edizione dell’importante manifestazione settembrina

di A. Silvestri e G.B. Donati

Ventaglio Novanta n. 32 2006 pp. 138–143

Attesa come uno degli appuntamenti più originali e qualificanti del Polesine, la Festa Romana di Villadose, dedicata al Mercato della Centuriazione, quest’anno, in occasione del decimo anniversario della sua istituzione, si è caratterizzata per una notevole varietà e qualità di iniziative. Manifestazioni ispirate al mondo dei nostri antichi progenitori: non solo romani ma anche paleoveneti, che abitarono questo lembo di territorio due millenni fa, le cui tracce nascoste dal sedime di copiose alluvioni, verificatesi nel corso dei secoli, sono riemerse alcuni decenni or sono nel corso di arature.

Uno stimolo per la ricerca archeologica di superficie, attuata con sistematico impegno dal G.A.V. (Gruppo Archeologico di Villadose) e sfociata nell’allestimento di una preziosa mostra antiquaria presso il palazzo municipale e, successivamente, nell’idea di dar vita ad una rappresentazione della vita e dei costumi degli antichi romani.

E’ nata così la festa dedicata alla Centuriazione, parola questa che indicava la divisione del territorio in appezzamenti con i quali Roma ricompensava i militari a fine carriera: un appoderamento che, dunque, costituì la base per gli insediamenti romani nella zona di Villadose, motivo ispiratore della festa.

Sui preparativi e l’esito dei festeggiamenti del 3 e 4 settembre 2005 sono pervenuti in redazione due contributi, scritti in prima persona da due interpreti ed organizzatori delle iniziative del decennale, che proponiamo di seguito ai nostri lettori.

I principali appuntamenti della X edizione

La realizzazione della X edizione del Mercato della Centuriazione romana, quest’anno per noi del G.A.V. ha costituito un motivo di grande soddisfazione, non solo per il decennale della sentita manifestazione, ma per essere riusciti a superare tutti i problemi che sembravano insormontabili. Ci eravamo infatti trovati a dover affrontare mille difficoltà di ordine organizzativo, ma soprattutto finanziario. Inoltre, come al solito, il nostro entusiasmo e la nostra passione ci avevano fatto “volare alto”. Provvidenzialmente però l’intervento dell’Amministrazione Comunale con i contributi della Regione, l’aiuto della Provincia e quello di altri Sponsors, ci hanno permesso di portare a compimento tutto il programma che ci eravamo prefissati.

Veniamo dunque ai due giorni di festa previsti il 3 e il 4 settembre 2005 a Villadose, per rievocare le origini di questa terra polesana, bonificata e centuriata dagli antichi colonizzatori romani. Il calendario si presentava alquanto nutrito e vario: quattro mostre all’interno di palazzo Patella sede del Municipio, un convegno di archeologia sperimentale, spettacoli marziali come le lotte gladiatorie della Familia Pannonica e il “catervarius” della I Legio Italica, ludi competitivi tra atleti di “vici” limitrofi, riti agresti e sacri legati alla cultura dei Paleoveneti e dei Romani, presentazione e degustazione di vini e pani alla maniera degli antichi e molte altre interessanti manifestazioni. Insomma due giorni di “full immersion” nel mondo dei nostri progenitori.

L’afflusso dei visitatori, soprattutto nella domenica (più di settemila presenze), è stato notevolmente superiore a quello dello scorso anno e ci ha confermato che questa festa riscontra il gradimento di molti e suscita un forte interesse sia tra gli adulti che tra i bambini. Infatti ha offerto, in maniera spettacolare, informazioni culturali e ha permesso di considerare un po’ più da vicino i “mores” (usi e costumi) di chi ha abitato questo territorio in tempi molto diversi dai nostri. In questa festa poi, oltre all’aspetto culturale, c’è occasione di divertimento e di gustare momenti di svago sicuramente diversi dal solito.

Inoltre, chi si è aggirato per il centro di Villadose nei due giorni di rievocazione del mondo romano ha potuto approfittare delle bontà culinarie suggerite da Apicio, ma realizzate dai gestori del “termopolium”, come il “moretum” e il vino speziato; oppure ha potuto ammirare eleganti tuniche “pictae” presso la “textrina” (bottega dei tessuti), o ha potuto provare ad indossare “torques” (giro collo) celtici.

Ancora, se ha voluto, è entrato nel “castrum” della I Legio Italica ed ha apprezzato la rigorosa ricostruzione delle “caligae” (calzature militari) e delle “loricae” (armature), sicuramente poi è rimasto affascinato dal suono dei flauti e dalle eleganti evoluzioni delle danzatrici. Se infine il suo interesse era strettamente legato alla ricostruzione di un momento di vita, certamente si è fermato ad assistere al rito della semina secondo le abitudini dei Paleoveneti.

Continuando nella sua visita, gli è inevitabilmente capitato di vedere adulti in abiti romani o celtici o venetici e bambini con spada ed elmo in testa. E tutto questo, perdonando (speriamo) qualche inevitabile anacronismo, forse gli è stato sufficiente per fare un tuffo in quel passato molto più vicino di quanto siamo portati a pensare.

Tutte queste manifestazioni erano visibili di giorno. Alla sera poi le due piazze, quella della centuriazione (alias Barchessa) e del Foro (alias A. Moro), si sono riempite di gente che o se ne andava ad assistere alla commedia di Aristofane – e intanto nell’aria si spandevano accattivanti profumi di carni provenienti dalle varie “tabernae” – o era attirata dalle banche del mercato, o si dirigeva al Convivium desiderosa di trascorrere una bella serata in compagnia di Ovidio e delle sue “Metamorfosi”, magica opera in cui si canta di aria, di terra, di fuoco e d’acqua. E, mentre l’attore magistralmente recitava quei bellissimi versi riferentisi a quest’ultimo dei quattro elementi, l’acqua sentendosi appellata, ha pensato bene di scendere dal cielo per salutare gli ospiti.

Per ora l’appuntamento è al prossimo anno, augurandoci di ricevere ancora consensi, con la speranza di continuare a migliorare.

Alberta Silvestri

“A Cena con Ovidio”

Regia per una notte di follia

Il vento è teso da Nord-Est, lottiamo con le funi, ma non c’è nulla da fare, perlomeno il tempo si mantiene al bello. La nostra barca è una piazza, la nostra vela uno schermo; non sappiamo quale sia l’epoca in cui ci troviamo: da una siepe esce un centurione romano minaccioso, da un’altra un’ancella leggiadra e sorridente; rullano i tamburi e l’aria è pregna di mistero e curiosità.

Sono capitato in un altro mondo, dove storia e fantasia si intrecciano: dove il gioco è un fatto serio per adulti. Un gioco in cui mi sono lasciato coinvolgere e di cui sono stato co-artefice… manca la luce – Non è possibile! – piove – Ma se è stato sereno tutto il giorno! – Tutti sono nervosi. Anch’io.

Lo spettacolo deve continuare. Il Convivium “A cena con Ovidio” ha i suoi ritmi e gli invitati sono impazienti di deliziarsi con le vivande dell’Antica Roma: delirio culinario che ha impegnato un gruppo di meritori intrepidi per notti e giorni.

Gabriella giostra il manipolo di avventurosi tra salse speziate, ciotole e profumi rievocati; Cristiano, anima buona e paziente, interviene magicamente a risolvere ogni problema; Beppe e Donatella, profondono sicurezza tenedo unite le fila; gli altri, diligenti, danno il meglio di sè. La battaglia incomincia, coraggio! Ma… piove, manca la luce, e ancora, piove e manca la luce.

È silenzio, attesa, brusio dei convitati. La musica registrata non parte, i musici, permalosi, scappano; se non altro tra buio e luce esce un’immagine onirica proiettata sulla vela-schermo; se non altro, la voce esperta di Luigi, che ha fatto della follia la sua professione di attore, è suadente, profonda, emozionante nel divincolarsi ritmicamente sui versi del poeta latino – Meno male! – Ovidio sarà contento, sperando possa intercedere presso quei Numi che dall’alto, irosi, ci puniscono per troppa presunzione. Smette di piovere.

Massimo armeggia col riproduttore CD; Giulia e Maria Vittoria mi emozionano, giovani ed inesperte, sono ispirate da un refolo di incoscienza e i loro movimenti, da precisi, divengono tratteggiature artistiche di alto livello; l’ombra di Oscar sullo schermo è autentica sonorità dal passato: un’anima di narratore che legge appassionatamente le mie inframmezzature sulle Metamorfosi di Ovidio; Arturo sussurra melodie antiche con siringa e flauto – Grazie! -; Giovanna rotea le sue catene infiammate, così anche Fetonte può stare tranquillo col suo carro infuocato.

Non punitemi, o Numi, per orgoglio e presunzione, lasciate che questo grano, cucinato e raccontato al momento per i convitati, sia gradito e capito nel suo significato. Sollevando al cielo il paiolo di rame, l’ombra del fumo proiettata sullo schermo suggella il rito sacrificale: i quattro elementi di una natura benefica, talvolta crudele, si sono fusi in un’ultima follia: un cibo dello spirito di cui resta solo il ricordo.

Giovan Battista Donati detto GiBi

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Come citare questo articolo

A. Silvestri, G.B. Donati. “Il mercato della centuriazione romana”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-mercato-della-centuriazione-romana/

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