Dopo la fine delle gloriose compagnie venete, quali quelle di Cesco Baseggio, di Carlo Micheluzzi, di Gino Cavalieri e qualche altra, dagli anni ’60 in poi, cala purtroppo il sipario sul teatro veneto e, come scrive Giannantonio Cibotto, “ci sono voluti vent’anni, e la grande, e imprevista ripresa delle formazioni amatoriali, che hanno rappresentato l’unica nota lieta della scena nostrana”, per ridare vita al teatro e restituire ad un pubblico, forse troppo impegnato e malinconico, il sorriso e l’allegria che solo la commedia, con la sua comicità immediata, la battuta salace e i colpi di scena, può dare.
Anche in Polesine sorgono diverse compagnie che fanno riaprire i teatri comunali e dei Centri Sociali parrocchiali, portando in scena copioni noti e meno noti ed anche testi inediti di autori esordienti, passando dalla lingua italiana al dialetto veneto, e, soprattutto per la parte meridionale del Polesine che ha le sue radici nella Transpadana degli Estensi, al dialetto ferrarese.
Una di queste compagnie è “Briciole d’arte”, che sorge a Canaro nel 1983, riempiendo in paese un vuoto di quasi cinquant’anni, da quando, negli anni ’30, salivano sul palcoscenico del “Cinema Nuovo” di Leonilde Bonvento addirittura due filodrammatiche: una gestita dall’Opera Dopolavoristica del regime e l’altra intitolata a Guglielmo Oberdan.
Le “Briciole” nascono dall’iniziativa di due persone con la passione per il teatro, Edda Pelà ed Antonio Dal Ben: lei, entusiasta, estroversa e trascinatrice, lui, più misurato e riflessivo, cominciano a parlarne, coinvolgendo un po’ alla volta una serie di amici – Fabrizio e Mauro De Scrovi, Luciano Andreasi, Fabio, Mila e Monica Marangoni, Letizia Bombonato, Angela Caniatti, Alessandra Scagnolari, Gilberto Ranzati, Cristina Bellettati, Angela Ferrarese e Graziana Caniatti – che costituiscono il nucleo originario della compagnia. Poco dopo si aggiungeranno Roberto Bellinazzi, Valerio Gementi, Paola Bertasi ed Elena Ferrarese
Dal Ben diviene subito il regista, mentre Edda Pelà sta dietro le quinte e si ritaglia il ruolo di costumista. Vengono scelti i primi copioni e cominciano le prove: dopo 5-6 mesi, il 21 marzo 1984, arriva il momento del debutto con “In Pretura” e “Maritiamo la suocera”, due atti unici di G. Ottolenghi. Il teatro del Centro Sociale è gremito di gente venuta a vedere questo gruppo di ragazzi che ha trovato il coraggio di esibirsi e per la compagnia è un successo che gratifica le tante serate passate a provare e sprona ad andare avanti.
Decidono di chiamarsi “Briciole d’arte” ed iniziano subito le prove per una commedia vera a propria, “Il medico e la pazza”, tre atti di A. De Stefani e R. Cecchini, che portano in scena l’anno dopo, sempre al Centro Sociale, da dove partono poi per altri teatri polesani.
La compagnia, nella quale escono alcuni elementi e ne entrano sempre di nuovi, a colmare vuoti, in un clima di amicizia e di complicità che tiene unito il gruppo, è ormai una bella realtà, che conquista un suo spazio nel panorama del teatro amatoriale palesano.
Dopo le prime due prove in lingua, la compagnia decide di passare al dialetto e, messo da parte il veneto che poco si addice, per la pronuncia e la cadenza, alla parlata canarese di derivazione transpadana, ci si rivolge al teatro ferrarese, pescando a piene mani nel repertorio quasi esclusivo della mitica compagnia “Straferrara”.
Le Briciole d’Arte cominciano, nel 1987, con “Dì su fantasma”, tre atti di Alfredo Pitteri, seguita due anni dopo da “A spos miè nona”, sempre di Pitteri e, tra il 1989 e il 1998 da altre quattro commedie in dialetto ferrarese che presentano nei teatri polesani ed emiliani: “Paulin Sganzega” (1991) di Pitteri, “Par j’occh an fa mai l’alba” di Werther Marescotti (1993), con cui nel 1996 vincono il secondo festival del teatro amatoriale di Loreo, “Tre gati da patnar” di Alfonso Celati (1996) e “At salut Minghina” ancora di Marescotti (1998).
Una serie di successi di pubblico che danno la misura del gradimento di questo genere teatrale, semplicissimo nelle trame, schietto e scoppiettante nei dialoghi, ma anche della crescita del gruppo che si rinnova, senza mai perdere la propria identità.
La facilità con cui si riesce a sostituire elementi che, per le proprie scelte di vita, devono lasciare, con altri giovani che si integrano alla perfezione nel gruppo, è il vero segreto della continuità di questa compagnia che ruota intorno al regista Dal Ben e al capo comico, Fabrizio De Scrovi, che è anche il presidente delle “Briciole”.
Nel 1999 decidono di tornare alla commedia in italiano e trovano nel vecchio, ma sempre nuovo “vaudeville” il genere adatto alle loro caratteristiche. Nel 2000 portano in scena “Le pillole d’Ercole” di Hennequin e Bilhaud ed è un trionfo che si ripete nel 2004 con un altro pezzo forte del genere “Niente da dichiarare?”, ancora di Maurice Hennequin.
Con questi due lavori che hanno richiesto uno studio ed una preparazione più approfonditi, le “Briciole” fanno il pieno di spettatori in ogni teatro, raccogliendo consensi per la maturazione espressiva e la capacità di tenere la scena, accompagnate da una rinnovata e sempre appropriata scenografia.
Del nucleo storico sono rimasti, oltre al regista e al primo attore, Mauro De Scrovi, Angela Ferrarese, Mila Marangoni e Cristina Bellettati, ma la solidità della compagnia è stata assicurata dall’arrivo di altri elementi – Sonia Filocamo, Sergio Scanavini, Tiziana Marzola, Alberto Garbellini, Angelica Sproccati, Denis Bianchini, Caterina Zaghi, Mario Tosatti, Elena Ghinello, Luciano Breda, Angela Bellettati e Simone Bizzo – e con un cast di una ventina di attori le “Briciole” continuano nella loro bella “avventura” iniziata 23 anni fa con lo scopo di divertirsi e di far divertire, regalando alla gente occasioni di buon teatro.
Attualmente stanno preparando “Il letto ovale” dell’inglese R. Cooney, che porteranno in scena nella prossima stagione teatrale.
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Come citare questo articolo
Claudio Garbellini. “Le “Briciole d’arte””. Ventaglio Novanta, n. 33, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-briciole-darte/