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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Maurizio e il Po

Un uomo, un itinerario e il sapore del grande fiume

di Giuseppe Marangoni

Ventaglio Novanta n. 35 2007 pp. 34–37

Il rapporto di Maurizio Barotto con il Po è materia da film, tanto i suoi racconti sono intrisi di immagini dal chiaroscuro potente, che si imprimono nella memoria e si portano dietro l’evocazione di tutto un mondo, il mondo del Po.

“Da putlet” (da ragazzino) l’era l’avventura. Si partiva in bicicletta per andar a far “al bagn in Po”. Era la nostra sfida di adolescenti. La prova per essere uomini era attraversare il Po. E quelli di noi che lo facevano assumevano un alone, una visibilità. Lo si faceva d’estate quando il Po era in magra e non c’era molto da nuotare. Ma la corrente era comunque impetuosa e si rischiava parecchio”.

Nell’incipit di questo racconto c’è tutta la magia del Po, che strega chi lo vive e lo ama. Un rapporto che per Maurizio non è mai venuto meno e che resta vivo anche adesso che ha aperto con la moglie Marina un ristorante a Gaiba, ristrutturando un vecchio casale vicino ai ruderi di Corte Caselle. Dalle ampie vetrate vedi il paesaggio e l’argine del Po.

Ma il suo punto di partenza, la casa natale, è a San Genesio, una frazione dell’entroterra di Stienta. Una chiesa antica, con il suo bel viale, proprio vicino all’azienda agricola del padre. Per S. Biagio (3 febbraio) e l’Assunta (15 agosto) gli abitanti della zona corrono alla Madonna di “San Znis”. Qui da sempre i comunisti hanno rappresentato il 70% della popolazione; ma in quei giorni non sono mai emerse divisioni tra comunisti o democristiani. C’è una tradizione legata ad un luogo, dove il popolo si riconosce nei valori comunitari dei padri, di chi questa terra ha lavorato da secoli,combattendo contro tutto: fame, malattie, miseria, e.. il fiume.

Già il fiume. Specie dopo l’alluvione del ‘51 è avanzata questa idea truce di un fiume negativo e vendicativo. Anche per motivi di sicurezza, si sono alzati gli argini, si sono cancellate le tracce della familiarità della gente rivierasca con suo fiume: case, osterie, borghi, lavori in golena, manutenzione delle sponde, cura dei boschi, guardianeria. E si è finito per interrompere il rapporto viscerale col Po, che faceva parte della vita di ogni rivierasco. Non pensando che in questo modo si andavano perdendo per strada non tanto alcuni modi di vita ma veri pezzi di identità.

Però c’è chi si ribella e, con scelte di vita controcorrente, di quella identità, di quella storia continua a portare il vessillo. Tra questi Maurizio.

Attorno a lui, al suo vigore di quarantenne taciturno e caparbio, si aggirano altri personaggi in sintonia: Luigi Rovigatti da Gaiba, “il Re dell’Eridano”; Lucio Pavasini da Occhiobello, maestro d’ascia e di tante altre manualità di precisione; “Marcel du brusor”, il Ligabue di Stienta.

Le passioni della vita si srotolano “longa Po”.

“La prima volta che ho fatto l’amore, l’ho fatto “longa Po, sota l’arzan” in una fredda giornata di febbraio. Ci siamo stesi sul “loden”. “Poi un giorno ho trovato sull’isola il relitto di un “batel sfundà”. Sotto la guida di Luigi, l’abbiamo trascinato in terra, portato a casa mia e riparato. E’ così che ho imparato a restaurare barche da Po. A restauro finito, Marcel du brusor mi ha dipinto a mezzo ponte due leoni che si guardavano. Ho poi messo la vela, fatta con due lenzuola matrimoniali in canapa (stupende), rubate al corredo di mia madre”. “E da allora è stata fatta!”: che è espressione dialettale per dire che il destino era tracciato.

Nella linea della vita di Maurizio il rapporto con il Po doveva diventare una costante irrinunciabile. “Sono diventato uomo, ho girato in lungo e in largo, ho cavalcato le onde dell’oceano. Ma quando torno a casa, la prima persona che vado a trovare “l’è al me Po”.

Maurizio, un personaggio emblematico della riva sinistra del Po. Mi ricordo la prima volta che l’ho visto. Non lo conoscevo ancora. Ho visto da lontano un giovane aitante e vigoroso, capelli al vento, andare a cavallo sulla battigia della spiaggia della Golena Bonello tra Stienta e Gaiba.

La passione dei cavalli, dopo quella delle barche, si coniuga sempre al fiume. E da passione diventa lavoro. E’ così che Maurizio apre un maneggio. Arriva gente anche da lontano, attratta dal gusto di cavalcare in riva ad un grande fiume.

Poi un’altra avventura, il ristorante, anch’esso in riva la Po, nella golena Bonello (da cui prende il nome). Qui è Marina, la moglie, ad assumere un ruolo decisivo. Pinzin, cappelletti, anatra e oca, pane e salame fatti in casa in un ambiente di charme. Conclusa la storia in golena, dall’agosto 2006 apre un nuovo ristorante, stavolta di qua dall’argine, a Gaiba, ma conservando il nome “Bonello”, sempre con la moglie in primo piano.

Accanto al ristorante, il laboratorio dove Maurizio restaura barche. Ha quasi finito una “batanina” per un ferrarese appassionato, cultore di voga alla veneta, mentre fuori campeggia sui cavalletti un maestoso burchiello, che gli ha preso tante giornate e tante ancora gliene prenderà.

Da maestro d’ascia ad artista del legno tout court il passo è breve. E Maurizio l’ha fatto. Bassorilievi e sculture lignee sono la continuazione di quel bisogno di espressività che ha imparato a coltivare dal momento in cui è entrato a contatto con “al batel sfundà” sull’isola del Po.

Quanto è cambiato il Po in questi anni? -gli chiedo.

Sostanzialmente è cambiato il rapporto con la gente. Da amico il Po è diventato nemico o, nella migliore delle ipotesi, un estraneo. Dal punto di vista ambientale, in Po non ci sono più storioni, anguille, pesci piccoli da frittura, pesce gatto, tinche. Ci sono ancora cefali in quantità, da aprile a settembre, e nuovi pesci come la brema (abramide) e siluri. Però l’acqua negli ultimi tempi sta migliorando, è più pulita.

Possibile, dico io, che non ci si decida in Polesine a porsi definitivamente l’obiettivo di valorizzare non solo il Delta ma la grande risorsa costituita dal corso dei grandi fiumi che abbiamo, perseguendo in primo luogo la balneabilità del Po? Un obiettivo così chiaro impegnerebbe tutti alla ricerca di soluzioni ai problemi a monte sulla qualità delle acque e all’impostazione progettuale di infrastrutture per una corretta ed economica fruizione dei fiumi lungo il corso polesano.

Mentre saluto Maurizio, non posso non ricordare quel giorno che gli ho portato la giornalista e il fotografo del Venerdì di Repubblica e lui, insieme a Luigi, ci ha portato a fare un giro in barca, partendo dall’attracco di Gaiba. E fu lo spettacolo dei pesci volanti, cefali abilmente provocati dalla coppia Luigi/Maurizio che cadevano in testa agli impauriti e inconsapevoli ospiti. E l’altra volta, quando venni con il gruppo Ctg per la Camminata in golena Bonello e Maurizio quel giorno aveva chiamato amici ferraresi per una battuta di pesca sul fiume, pesce poi cotto da lui stesso sulle braci di legna del Po e consumato fragrante nel rifugio del pontile.

Dovevo parlare di un itinerario. Ma questa intervista a Maurizio è essa stessa un itinerario. S.Genesio, Zampine, Stienta, Gaiba, Bonello, pontile di Gaiba, personaggi rivieraschi, i barchini da Po, la voga alla veneta, le specialità gastronomiche, che in questa zona hanno forti radici nella tradizione famigliare e che la moglie di Maurizio porta avanti con scelte sapienti nel suo ristorante.

A piedi, in bicicletta,a cavallo, in barca. Più che un itinerario è un mondo. Tutto da scoprire. Per informazioni ed escursioni in zona può essere utile telefonare al CeDi (0425/21530).

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Come citare questo articolo

Giuseppe Marangoni. “Maurizio e il Po”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/maurizio-e-il-po/

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