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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

I ritrovamenti di Saline

Rinvenuta la sepoltura di una fanciulla romana, nonché un ampio insediamento dell’età del bronzo finale

di Settimio Rigolin

Ventaglio Novanta n. 35 2007 pp. 56–59

Il sottosuolo del Polesine continua a riservare, di anno in anno, nuove insospettate sorprese. Negli ultimi decenni, in seguito a vari lavori di movimento terra, si sono infatti verificati molteplici affioramenti, che hanno dato il via ad indagini archeologiche sfociate in ritrovamenti di notevole interesse, alcuni dei quali hanno suscitato attenzione e curiosità anche tra i profani.

Tra questi, singolarissimo ed emozionante, il rinvenimento denominato “la fanciulla di Saline”, una sepoltura romana di una giovane donna, il cui corpo fu adagiato, quasi con movenze di danza, su una sorta di letto costituito da mattoni in cotto. Accanto alla “fanciulla” un braccialetto con perline di vetro ed un chicco d’oro.

In realtà l’importanza dello scavo va ben oltre, giacché l’interesse degli archeologi si è appuntato su quanto individuato a maggior profondità, sotto lo strato di epoca romana: si tratta di un insediamento databile tra l’età del Bronzo e quella del Ferro (IX-VIII sec. a.C.).

La ricerca archeologica che ha dato l’importante esito è stata avviata nella prima metà di luglio 2006 in località Saline di San Martino di Venezze nel podere di proprietà dei Fratelli Reato. Le indagini, condotte in collaborazione tra Comune di Rovigo – Museo dei Grandi Fiumi e Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, sono state sostenute con fondi del Comune di Rovigo e della Regione Veneto.

Il sito preso in esame era da tempo noto per i rinvenimenti che confermavano la presenza di una villa rustica di epoca romana. Già vent’anni fa Paolo Bellintani, componente del Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici, segnalava, in un articolo apparso sulla rivista dello stesso Centro “Padusa”, l’affioramento in due limitate aree di frammenti vascolari dell’età del Bronzo finale (XI-IX sec. a.C.) a seguito dello scavo di scoline.

Con queste premesse si è dato dunque il via all’indagine, compiuta con la codirezione di Luciano Salzani (ispettore di zona della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto) e Raffaele Peretto (direttore scientifico del Museo dei Grandi Fiumi), allo scopo di verificare, attraverso saggi stratigrafici, la presenza di livelli archeologici protostorici sottostanti al terreno arativo.

Quattro dei dieci saggi eseguiti hanno evidenziato sequenze stratigrafiche, poste alla profondità di circa cm. 80 dal piano di campagna, con evidenti tracce di un abitato dell’età del Bronzo finale, coevo a quelli ben noti di Frattesina (Fratta Polesine), di Villamarzana e di Mariconda (Melara).

La parola a Raffaele Peretto, direttore del museo rodigino

Ogni nuova scoperta archeologica rinnova la memoria di un popolo. Per un approfondimento ci incontriamo col dottor Raffaele Peretto, direttore del Museo dei Grandi Fiumi, da anni particolarmente attivo nel settore della ricerca. Grazie al suo impegno oggi il Polesine conosce molto di più della sua antica ed importantissima storia.

– Direttore, anzitutto ci spieghi di cosa si tratta e quale valore storico e archeologico assume lo scavo di Saline.

“Da tempo si riteneva opportuno indagare nel sito di Saline, località situata lungo la strada provinciale immediatamente prossima al comune di San Martino di Venezze, questo sulla base di un programma di collaborazione con la Sovrintendenza dei Beni Archeologici del Veneto. Già in passato in questa zona erano stati raccolti frammenti di ceramiche databili all’età del Bronzo finale, questo ha suscitato interesse per il nuovo sito dell’Età del Bronzo finale, coevo ad altri importati siti del Polesine. Questi siti archeologici erano legati alle diverse diramazioni del Po. Infatti anche la località di Saline era interessata dal passaggio di una diramazione del fiume, denominabile Po di Rovigo, che si distaccava da quello più antico che passava per Frattesina, il Po di Adria.

Era perciò necessario indagare con una ricerca sistematica per avere un’ulteriore conferma della realtà. Il sito era inoltre già noto per la presenza di una Villa rustica di epoca romana, risalente aell’età imperiale. E la presenza dei romani è emersa chiaramente dallo scavo che ha portato alla individuazione di una sepoltura destinata ad una fanciulla, una giovane romana, che abbiamo inteso denominare “La fanciulla di Saline”; abbiamo anche ritrovato un piccolo corredo di perline di pasta vitrea con un “grano” d’oro.

Ma, accanto alla scoperta della sepoltura, ciò che è veramente importante è l’individuazione di livelli antropici abitati nell’età del Bronzo finale. Siamo nelle ultime fasi dell’età del Bronzo, quando si verifica il passaggio dell’età successiva che è l’età del ferro”.

– Una scoperta di sicuro rilievo dunque.

“Rilevante proprio per questi aspetti, una ulteriore pagina della nostra storia, di un Polesine ben interessato da un sistema fluviale, lungo il quale si stabilivano questi insediamenti nell’ambito dei commerci e dei traffici anche con aree lontane”.

– Direttore, dal suo punto di vista il territorio polesano racchiude ancora molti segreti?

“Questo è indiscutibile, negli ultimi anni le ricerche – condotte sempre con la collaborazione della Sovrintendenza, nel territorio polesano, e in particolare il Medio Polesine dove ha operato molto il Museo dei Grandi Fiumi – hanno portato a delle scoperte interessantissime, che continuano anche oggi. In riferimento al passato oggi le cose sono ben diverse, si hanno maggiori conoscenze di una situazione ben abitata dell’età romana. Lo conferma la scoperta e gli studi riguardanti la centuriazione dell’Agro adriese. Lo confermano la presenza di una organizzata gestione del territorio da parte degli etruschi nel sesto e quinto secolo avanti Cristo, le scoperte di Balone e San Cassiano, oltre a quelle ben note di Adria, anche queste dell’età del Bronzo finale.

Oltre alle realtà alto polesane di Castelnovo Bariano, ben documentate per l’età del Bronzo antico e medio, recentemente anche il territorio di Gavello ha offerto interessanti reperti dell’età del Bronzo Finale che si aggiungono alle già note scoperte di Frattesina e Villamarzana. Ed ora si è aperta questa nuova pagina di Saline che, secondo le intenzioni nostre e della Sovrintendenza, dovrà essere oggetto di uno studio più approfondito nel prossimi anni”.

– Il materiale raccolto nei vari scavi dove viene depositato?

“Il materiale in questo caso specifico, come altro materiale di altre ricerche, la Sovrintendenza lo affida in deposito al Museo dei Grandi Fiumi a Rovigo. Il materiale rinvenuto, con la collaborazione di studiosi, specialisti del settore e di stagisti, viene sistemando con interventi conservativi per permettere poi l’avvio dello studio”.

– Riguardo a Frattesina, uno dei siti archeologici più noti del Polesine può dirci una parola?

“Continuiamo ancora a parlare di Frattesina non solo per il suo passato ma anche per il presente, in quanto si sta allestendo un Museo archeologico nazionale a Fratta Polesine, e ciò documenta l’importanza di questa realtà: è una pagina aperta che ancora una volta dà conferma del ruolo che il Polesine ha avuto nell’antichità attraverso la realtà di Frattesina, e ne convalida oggi la sua particolare valenza culturale.

Il Museo sorgerà negli spazi di Villa Badoer, sarà un Museo rivolto alla valorizzazione dell’importante insediamento di Frattesina. L’apertura dovrebbe essere abbastanza imminente, l’ambiente è suggestivo, un luogo veramente adeguato, una struttura palladiana significativa per il nostro Polesine in grado oggi di accogliere, negli spazi delle barchessa, quelle che sono le tracce di una storia più antica, le scoperte archeologiche di questi anni”.

– In questo nuovo contesto come si profila il ruolo del Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo?

“Il Museo dei Grandi Fiumi è indubbiamente una presenza importante per tutto il territorio polesano, propulsore di progetti e testimone complessivo di tutte le realtà della storia del Polesine. Altre sedi vanno poi ad incrementare il sistema museale del territorio, dove sono maggiormente approfondite le conoscenze specifiche delle realtà locali: Frattesina ne è un esempio particolarmente significativo”.

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Come citare questo articolo

Settimio Rigolin. “I ritrovamenti di Saline”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-ritrovamenti-di-saline/

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