Nell’ambito di lavori di riordino idraulico del bacino dello scolo Valdentro, il Consorzio di bonifica Polesine Adige-Canalbianco di Rovigo aveva incluso nel suo progetto del 2005 anche interventi nel centro abitato di Villamarzana con sostituzione della passerella pedonale, la sicurezza del ponte di piazza ed altre opere di arredo urbano.
L’occasione divenne propizia per intervenire, in sinergia con l’Amministrazione comunale, per il restauro e risanamento del monumento ai 43 Martiri, ubicato in prossimità di detto canale Valdentro, completando in tal modo il rinnovo di quella parte del centro del paese. Poiché gli interventi proposti dal Comune andavano ad integrare elementi di bonifica ed aspetti paesaggistici, questi lavori hanno potuto trovare copertura economica con un finanziamento nell’ambito delle disponibilità del P.S.L. redatto dal G.A.L. Polesine Delta del Po a cui il Consorzio è associato. Detto Consorzio ha provveduto quindi, con il proprio personale, alla progettazione dell’opera, per una complessiva prevista in 92.112 euro, mentre il Comune di Villamarzana e l’Amministrazione provinciale di Rovigo garantivano una partecipazione economica per 20.000 euro.
Il monumento ai 43 Martiri è sempre stato ritenuto, sia a Villamarzana che in tutta la provincia di Rovigo, un elemento di grande importanza per conservare la memoria storica delle vittime della brutale ritorsione nazifascista consumatasi nell’ottobre del 1944, con la fucilazione di molti giovani sia del paese che di diversi dei comuni limitrofi.
La “casetta del barbiere”, che fece da scenario alla barbara esecuzione, fu subito recintata con l’area attigua sulla quale fu perpetrato il massacro. Quel luogo doveva restare inalterato “a perenne ricordo”, e negli anni successivi fu provveduto alla costruzione di un complesso monumentale: un sagrato in palladiana sopraelevato; un parallelepipedo rettangolare, sostenuto da nove pilastri, sul quale furono riportati su tre file, con lettere in bronzo, i nomi dei trucidati; un secondo elemento, posto parallelamente alla parete ad ovest della casetta, per rammentare il giorno dell’eccidio; un muro che racchiude l’intera profondità dell’area monumentale, posto sulla parete opposta di questa casetta, aderente al fabbricato stesso, che sovrasta con la sua imponente elevazione la limitata altezza dell’edificio.
Un monumento, unico nel Polesine, sul quale purtroppo il tempo trascorso ha inciso profondamente, comportando un grave degrado alle strutture e ai materiali di finitura maggiormente esposti alle intemperie.
Di qui l’intervento riparatore che ha richiesto uno sforzo notevole “anche di tipo intellettuale – precisa il Consorzio di bonifica – per affrontare il restauro con opere in grado di soddisfare il bisogno di “conservare per conoscere”. Questo indirizzo costituisce il presupposto e la ragione d’essere della moderna scienza della conservazione legata fondamentalmente alla conservazione e, nel caso specifico, al richiamo della memoria”.
La parte maggiormente danneggiata era, evidentemente, la “bottega del barbiere”, due camerette nelle quali furono ammassati i prigionieri prima della loro fucilazione: un vetusto edificio, acquistato da parte Comune nel 1957, con i muri ormai pieni di umidità all’interno per la risalita dell’acqua dal terreno e per infiltrazioni provenienti dall’esterno, determinate dalla scarsa tenuta degli elementi di protezione e dalla mancanza di estese porzioni di intonaco. Altre manifestazioni di degrado si erano rilevate nelle controsoffittature costruite in arella ed intonaco, sostenute da morali in legno ancorati alle strutture portanti del coperto. Inevitabili quindi i numerosi cedimenti provocati, oltre che dalle infiltrazioni d’acqua, anche dai mezzi in transito sulla strada prospiciente. Evidentemente piena di umidità anche la vecchia pavimentazione e logori gli infissi privi di manutenzioni.
La parte più consistente del recupero del complesso monumentale è pertanto stata rivolta verso la “bottega del barbiere”, sia nei locali interni che sui muri esterni, essendo questa struttura l’unico elemento “storico” originario. Un edificio simbolo, presso il quale si svolse il nefasto evento. Su di esso si è concentrata l’opera di risanamento “con lo scopo di garantire – il progetto – la corretta e generale preservazione, nel suo insieme, quale luogo della memoria”.
Ma anche gli altri elementi esterni erano bisognosi, ormai, di urgenti interventi. Il sagrato, costruito a ridosso degli anni 1950/60 con materiale proveniente dalla lavorazione del marmo con il sistema denominato “palladiana”, mostrava visibili cedimenti determinati dall’assestamento del terreno e conseguente calo del materiale di risulta impiegato per la costruzione della sottostante soletta. Così pure la grande lapide, cioè la struttura in calcestruzzo rivestita con lastre di marmo botticino, e pure il secondo elemento, che richiama l’altare, posto parallelo alla parete: strutture che presentavano cavillature, fessurazioni e rotture che rendevano il materiale sottostante friabile e non più in grado di garantire il sostegno degli elementi di rivestimento con sviluppo di muffe ed ulteriori elementi patogeni che acceleravano il processo di decadimento.
Al fine di ovviare alle dannose conseguenze, si è provveduto ad una accurata pulizia delle superfici per la rimozione dei depositi incoerenti presenti sul materiale che ne hanno alterato l’aspetto cromatico. Oltre alla pulizia, sono state consolidate, stuccate e ricostruite le parti mancanti e messe in sicurezza, con adeguati ancoraggi, le parti staccate dal supporto sottostante. Per la pavimentazione in palladiana sono stati sistemati gli avvallamenti al fine di impedire il ristagno d’acqua, ricostruendo precedentemente lo strato di sottofondo.
Per portare a compimento l’opera di ripristino si sono attivati vari funzionari del Consorzio di bonifica Polesine Adige-Canalbianco: l’ingegner Giovanni Veronese, responsabile del procedimento, l’architetto Ermanno Magosso e il geometra Sebastiano Cappato, progettisti, ed il dottor Carlo Piombo, direttore generale.
Dopo questo importante e significativo intervento, il complesso monumentale potrà ora affrontare il futuro con sicurezza, mantenendo il suo scopo di “memoria storica” in grado di trasmettere alle prossime generazioni i valori che hanno ispirato la sua realizzazione.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “Ai martiri di Villamarzana”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/ai-martiri-di-villamarzana/