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STORIA - TRADIZIONI

La capra di Garibaldi

Continua a destare curiosità l’originale dono fatto dal Generale a Domenico Marchiori sindaco di Lendinara dell’epoca

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 35 2007 pp. 72–73

Lendinara, più di altre località d’Italia, instaurò un rapporto privilegiato con Garibaldi, merito soprattutto dei coniugi Alberto Mario e Jessie White che con il Generale condivisero passioni politiche, idee e non pochi episodi di reale pericolo nei campi di battaglia. Non sorprende pertanto che Garibaldi abbia raggiunto Lendinara e che la cittadina polesana conservi documenti originali dell’eroe, da tempo in attesa di costituire il nucleo fondamentale di un auspicato Museo del Risorgimento in Polesine.

Curiosa è però la storia della capra di Garibaldi: sì proprio una capra, allevata dal Generale, approdata a Lendinara, ed ancora visibile… imbalsamata.

Ecco come andarono le cose.

In virtù della stretta amicizia che legava Garibaldi ai coniugi lendinaresi Alberto Mario e Jessie White, il Generale raggiunse dunque Lendinara nel febbraio del 1867, l’anno successivo alla liberazione del Veneto, ottenuta a seguito della terza guerra di indipendenza. L’accoglienza predisposta dalla cittadina fu davvero splendida e l’allora sindaco di Lendinara, Domenico Marchiori, volle assolutamente che il più amato interprete del Risorgimento fosse suo ospite nel bel palazzo di famiglia, costruzione nobiliare eretta alla fine del ‘500 dai nobili Dolfin su disegno di un architetto illustre quale potrebbe essere stato lo Scamozzi o il Sansovino. Il Generale non si sottrasse all’invito e – come ricorda una targa marmorea – parlò alla folla dal balcone del palazzo, tenendo desti nei lendinaresi gli ideali di patria che avevano fatto breccia nell’animo di tanti giovani. Poi partecipò a varie manifestazioni in suo onore, tra cui la nomina, assieme ad Alberto Mario, a presidente onorario della Società Operaia di Mutuo Soccorso, come ricorda un’altra lapide infissa sulla facciata di un caseggiato che sorge sulla stessa strada; via che per questi episodi fu successivamente intitolata proprio a Giuseppe Garibaldi.

Prima di lasciare Lendinara, Garibaldi trovò una parola di saluto per tutti e, nell’accomiatarsi dal sindaco che con tanta premura ed orgoglio lo aveva ospitato, disse – certamente più per convenienza che per convinzione – che volentieri si sarebbe sdebitato se gli avesse fatto visita… a Caprera.

Come trascurare un invito tanto particolare? Domenico Marchiori prese in parola il Generale ed un bel dì approdò sull’isola sarda. Si trattenne per qualche giorno in amabile compagnia con l’eroe dei due mondi, finché venne il momento del commiato.

Fu allora che Garibaldi, il quale a Lendinara aveva avuto oltre che alloggio anche vari omaggi, non volle essere da meno. E, da genuino abitante dell’isola di Caprera, volle consegnare al sindaco lendinarese l’omaggio più tipico: una capra appunto, da lui stesso allevata assieme a varie consorelle.

Compiaciuto di un omaggio tanto significativo, Domenico Marchiori fece ritorno a Lendinara, orgoglioso di poter esibire “la capra di Garibaldi”. Un ovino davvero fortunato, dato che poté disporre per le sue passeggiate e le esigenze alimentari di quello che forse era il più bel parco del Polesine, a lungo ritenuto opera romantica dell’architetto Jappelli.

Una capretta che, con la sua presenza discreta e qualche belato, continuò a lungo a rinverdire nei visitatori della famiglia Marchiori il ricordo dell’eroe. Un cimelio vivente che nessuno osò mai pensare di servire a cena e che, pertanto, quando venne la sua ora, morì di morte naturale.

Ma, in virtù del mito dell’eroe che la capretta aveva tanto egregiamente tenuto vivo, la storia dell’omaggio di Caprera approdato a Lendinara non ebbe fine. Fu pertanto deciso che la capra di Garibaldi doveva continuare ad eternare il ricordo del Generale, delle sue eccezionali imprese e del suo soggiorno a casa Marchiori.

Fu così che la capra di Garibaldi fu imbalsamata, ed ancor oggi continua a ricordare i giorni lontani in cui i cuori di tanti italiani avvertirono, sincero e prepotente, l’amor di patria.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “La capra di Garibaldi”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-capra-di-garibaldi/

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