Chissà se i coetanei Lina Merlin (1887-1979) e Mario Cavaglieri (1887-1869) incrociarono qualche volta lo sguardo lungo le vie di Padova che percorsero negli stessi anni giovanili. Il pittore ivi residente dall’infanzia, dopo che da Rovigo, dove era nato, vi si era trasferito con la famiglia. Qui aveva continuato gli studi conseguendo la maturità liceale, per iscriversi poi alla facoltà di legge, già travolto dalla totalizzante passione per la pittura. La futura senatrice approdata a Padova nel 1905 per ottenere il diploma di maestra, come privatista avendo frequentato una scuola privata gestita da religiose a Chioggia, dove aveva vissuto una serena infanzia a casa della nonna materna.
Chissà se i due personaggi, molti anni dopo, conclusasi la seconda guerra mondiale, e divenuti ormai famosi per motivi tanto diversi, avranno avuto occasione se non di conoscersi direttamente, almeno di incrociare lo sguardo a Rovigo. In quegli anni Lina, senatrice eletta nel collegio di Adria, città in cui aveva portato la sua residenza, frequentò assiduamente il capoluogo polesano e la segreteria del partito. E pure Mario Cavaglieri approdò nella città natale per frequenti visite, trattenendosi per brevi periodi presso amici.
Chissà… Una cosa è certa: se vi fu un momentaneo incrociarsi di sguardi, questo fu certamente fugace e del tutto occasionale e quasi certamente non lasciò alcun segno nell’animo di ognuno dei due personaggi. Troppo diversa l’indole, completamente divergenti gli interessi, del tutto privo di nessi il loro percorso di vita. Due vite parallele, dunque, pressoché impossibile un punto d’incontro.
La giovinezza
Nato a Rovigo il 10 luglio 1887 in seno ad una ricca e colta famiglia di origini ebraiche ben presto trasferitasi a Padova, Mario Cavaglieri fin dall’infanzia visse un’esistenza decisamente agiata, con piacevoli soggiorni al mare, ai monti e in varie città, dimorando spesso in ambienti lussuosi. Una vita senza privazione alcuna, che però non gli impedì di individuare con sicurezza la sua strada di impegno nel mondo della pittura.
Nata a Pozzonovo, paese vicino a Monselice, il 15 ottobre 1887, da Fruttuoso Merlin e Giusta Poli, Lina Merlin, assieme al fratello Mario di un anno più giovane, fu accolta in tenera età a Chioggia dalla nonna materna, prodigatasi per sollevare la famiglia di Lina da qualche problema economico e soprattutto dall’abbondanza di prole: dieci figli da allevare.
Intelligente e volitiva, Lina si distingue negli studi. La nonna non le fa mancare stimoli, come il teatro e letture varie. Da lei apprende la storia del bisnonno materno, Carlo Poli carbonaro di Fratta e del di lui figlio (e nonno materno) Francesco Poli controllato dalla polizia asburgica per le aperte manifestazioni patriottiche. E, sempre dalle parole della nonna, Lina si scopre discendente, dal lato paterno, da un conte, Alessandro Barbarano di origini ungheresi che, con una buona dote, costrinse una giovane che aveva ingravidato ad unirsi in matrimonio ad un suo dipendente. Il quale dichiarò come proprio il frutto dell’amore libertino del conte, a cui fu imposto il nome di Alessandro Merlin (nonno paterno).
Il carattere della ragazza è forte e non incline a cedere di fronte a imposizioni che non condivide. Lei stessa confessò che, se fosse vissuta al tempo del dominio austriaco, come il bisnonno materno sarebbe stata carbonara, mentre al bisnonno paterno imputava l’eredità rossiccia del colore dei capelli e qualche estrosità nella pluralità di interessi.
Mario Cavaglieri fu invece folgorato da un interesse monotematico verso la pittura, e a soli sedici anni è autore di un buon autoritratto che manifesta chiaramente le sue indoli artistiche. Poco attratto dalla giurisprudenza, facoltà a cui si era iscritto nel 1906 presso l’Università di Padova, abbandonerà ben presto gli studi di legge, per coltivare i sempre più coinvolgenti interessi verso l’arte, sotto la guida del padovano Giovanni Vianello e del veneziano Cesare Laurenti.
Ben presto acquisisce sicurezza, abbandona progressivamente l’intonazione classica dando prova di uno stile personale (Il riposo della modella con gli occhi blu, 1908). Si fa notare ed apprezzare in varie mostre prestigiose a Torino, Rimini, Roma e soprattutto Venezia dove nel 1910 espone a Ca’ Pesaro con Umberto Boccioni, Teodoro Wolf Ferrari ed altri artisti emergenti.
Il 1911 rappresenta un anno molto importante per Mario Cavaglieri, caratterizzato anche dall’incontro con Giulietta “modella dei suoi sogni e donna della sua vita”. L’Italia diviene frattanto insufficiente a soddisfare la sua brama d’arte e perciò raggiunge Parigi, attirato dalla pittura impressionista e fauve. In breve Cavaglieri si qualifica come artista di talento (Giulietta con pupazzo, 1912) e, nel 1913, ventiseienne, partecipa a mostre qualificanti a Monaco di Baviera, Venezia, Napoli, Roma, ed anche la Biennale di Venezia del 1914 gli riserva un’accoglienza molto favorevole.
Diplomatasi maestra nel 1905 nella città del santo, dopo qualche anno di insegnamento nel Piovese, Lina Merlin nel 1909 si iscrive a lingue a Padova, dove si trasferisce definitivamente l’anno successivo, ottenendo in città la cattedra di maestra. Qui è raggiunta dalla famiglia reduce da anni difficili (la morte in tenera età di quattro dei dieci figli e la perdita del lavoro del padre segretario comunale, troppo propenso ad annegare i dolori in copiosi bicchieri di vino). A Padova la famiglia trova tranquillità e proficue occupazioni: anche la madre Giusta ottiene una cattedra di insegnante elementare, mentre il padre Fruttuoso svolge consulenze legali per quanti non si possono permettere un vero avvocato, a cui però indirizza i casi più complicati.
A Padova in casa Merlin il clima è sereno. Per Lina seguono anni tranquilli ed operosi, fatti di studio e lavoro. Nel 1914, l’anno in cui il ventisettenne Mario Cavaglieri ottiene ampi consensi alla Biennale, la ventisettenne Lina si laurea in Lingua e Letteratura Francese.
Gli anni della guerra
Ma il 1914 è anche l’anno in cui iniziano i combattimenti della prima guerra mondiale e l’Italia, allora neutrale, viene scossa dalle manifestazioni degli interventisti che chiedono la rottura dell’alleanza con l’Austria e la Prussia per completare l’unità d’Italia con la liberazione di Trento e Trieste. Convinto dell’opportunità di questa scelta è Mario Merlin, fratello di Lina, il quale si espone pubblicamente ritenendo necessario concludere la parabola risorgimentale con una quarta guerra di indipendenza. Lina è su posizioni decisamente antimilitariste e viene bonariamente dileggiata dal fratello con l’epiteto di “pacefondaia”.
Un disastro per la famiglia Merlin la guerra, che causerà la morte di ben tre fratelli di Lina: Umberto che muore di tisi nel ‘16, Mario che nel ‘17 cade da eroe alla Bainsizza, Carluccio, con i polmoni distrutti dal gas, che cessa di vivere nel ‘18. Nel 1919 torna dal fronte Antonio detto Nino, unico maschio superstite che raggiunge la famiglia a Padova con i genitori e le sorelle Lina e Letizia.
La prima guerra mondiale non sconvolge invece la vita di Mario Cavaglieri che, ritenuto di gracile costituzione per il suo fisico minuto, ottiene l’esenzione dagli obblighi militari. Le tensioni della guerra non sembrano sconvolgere il suo animo, anzi, forse per una sorta di reazione alle problematiche del tempo, Mario in questo periodo si isola in mondo tutto suo, intensificando la sua attività pittorica e caricando le sue opere di colori esuberanti, applicati in spessi strati sulla tela.
Perfino il sofferto abbandono di Giulietta, che nel 1916 sposa l’anziano conte Alessandro Marazzani Visconti di Piacenza, non trova momenti di ripiegamento sulle tele, contraddistinte da una eccezionale esuberanza cromatica. Sono questi “gli anni brillanti”, caratterizzati dalla passione dominante del colore che si esprime con la scelta di soggetti raffinati: soprattutto interni di dimore aristocratiche, caratterizzate da arredi e suppellettili di lusso e da presenze femminili con abbigliamenti ricercati (Elena e Cecilia, 1917).
Non mancano delle critiche nei confronti del suo modo di dipingere, considerato eccessivo anche in relazione alle ristrettezze del periodo bellico, ma i suoi quadri così vitali e vivaci non possono non colpire e prevalgono i consensi. Significativo nel 1917 il successo riportato nella città natale, con la medaglia d’oro alla II Mostra Provinciale d’Arte dell’Accademia dei Concordi. E negli anni successivi Mario Cavaglieri consegue significativi riconoscimenti a Roma, Milano, Venezia, affermandosi sempre più come artista di grande talento.
Il dopoguerra
Lina Merlin è profondamente scossa dagli eventi della guerra e dal clima amaro successivo al conflitto. Sente di non poter restare in disparte e si trova a condividere le posizioni espresse dai socialisti, verso cui si era già trovata in sintonia per la scelta neutralista.
Da poco, vicino alla sua casa si è trasferito il medico socialista Dante Gallani, del quale proprio nel ‘19 torna dal fronte anche il figlio maggiore Mario, contemporaneamente a Nino Merlin, suo coetaneo. I due giovani si trovano ben presto uniti in un analogo percorso di vita: condividono posizioni antimilitariste, simpatie verso il partito socialista e la scelta di iscriversi entrambi alla facoltà di medicina presso l’università di Padova.
Tra le famiglie Merlin e Gallani si intrecciano pertanto forti legami di amicizia e condivisione di temi politici. Dante Gallani, eletto deputato nel 1919 è un attivista e dà vita ad giornale socialista “L’eco dei lavoratori”, alla redazione del quale partecipa sempre più attivamente Lina.
Il giornale si afferma, ma, nel contempo, dal nascente partito fascista iniziano ad intensificarsi le minacce che, anziché scoraggiare Lina, la convincono che quella del socialismo è la strada giusta per tentare di arginare le prepotenze politiche, schierandosi dalla parte dei meno avvantaggiati. Una classe sociale da sostenere e difendere, costi quel che costi. Il socialismo diviene la sua missione.
I fatti della politica sono lontani dal mondo di Cavaglieri che nel 1920, all’età di 33 anni, ritrova Giulietta nel frattempo rimasta vedova dell’anziano conte. La raggiunge a Pavia, dove l’anno successivo i due si sposano iniziando a condurre una vita brillante, frequentando il bel mondo, i luoghi di villeggiatura più eleganti, non mancando di raggiungere le città delle grandi esposizioni, in un vortice di spostamenti difficile da seguire. La tranquillità coniugale incide sullo stile pittorico di Cavaglieri, i cui quadri si presentano meno aggressivi nella scelta cromatica. E’ questo “il periodo di Piacenza”, ovvero gli anni della maturità e della riacquistata serenità (Ritratto femminile con stemma, ovvero Giulietta davanti al biliardo, 1921).
Con una connotazione ben diversa si manifestano gli stessi anni per Lina Merlin. Particolarmente problematico si presenta il 1921, caratterizzato dall’accrescersi degli atti intimidatori e da situazioni drammatiche, tra cui in agosto la notizia dell’uccisione del cugino diciassettenne a Solesino nel corso di una manifestazione indetta per opporsi alle violenze fasciste. Poi, nel dicembre dello stesso anno, Lina Merlin è coinvolta nell’assalto armato della casa del sindaco di Pozzonovo dove casualmente lei stessa si trovava ospite. In questo frangente gli assediati si difendono: sparano colpendo a morte un giovane assalitore fascista.
Le aggressioni frattanto si intensificano e, nell’agosto del ‘22, viene distrutta la sede de L’eco dei lavoratori presso la casa di Gallani, la cui moglie riporta un trauma, mentre i due figli, in considerazione della situazione fattasi intollerabile, decidono di fuggire riparando all’estero.
Lina resta al fianco di Gallani decisa a non cedere, ed il giornale continua una sua vita clandestina stampato ora a Venezia ora a Treviso per eludere le aggressioni. Frattanto la sempre più stretta comunanza di idee tra Lina Merlin e Dante Gallani si connota sempre più anche sul piano affettivo. Le difficoltà accomunano e uniscono ogni giorno di più i due esponenti socialisti.
Gli anni dell’esilio
Dopo l’omicidio dell’onorevole Matteotti, cui seguono i fatti dell’Aventino e la presa totale del potere da parte del fascismo, nel 1925 vengono messi al bando i partiti politici e decretata l’obbligatoria iscrizione al P.N.F. per tutti i dipendenti statali. Lina Merlin rifiuta, dichiarando di obbedire soltanto all’imperativo categorico della propria coscienza e pertanto viene privata del posto di maestra.
A Padova il clima si fa sempre più rovente. Vengono affisse ai crocicchi di alcune strade delle liste di antifascisti meritevoli di morte dove compaiono i nomi di Lina Merlin e Dante Gallani. Non è più possibile rimanere a Padova e i due fuggono a Milano, dove vengono arrestati con l’accusa di ricostituzione del Partito Socialista. Dopo il processo, il confino: Dante Gallani in Basilicata, Lina Merlin in Sardegna.
Nel 1925 anche Cavaglieri matura la decisione di un mutamento. Si affaccia prepotente il desiderio di un ritiro lontano dalle turbolenze della società italiana pervasa da troppe inquietudini. Il pittore non si sente più a suo agio e decide un radicale cambiamento di stile di vita. Matura pertanto la decisione di un trasferimento in Francia in una sorta di ritiro, nella quiete della campagna a Peyloubère presso Auch in Guascogna, dove egli acquista un’ampia tenuta. Nell’ambiente campestre, con la donna della sua vita, trova nuovi stimoli pittorici “en plein aire” (Peyloubère, la spiaggia, 1933). Il pittore dipinge ogni giorno; vive con gioia il suo “esilio dorato” in territorio francese e l’attività pittorica sfocia in nuove esposizioni a Tolosa, Parigi, Ostenda e ancora Milano.
Il confino per Lina Merlin alterna momenti di durezza con altri in cui non le manca la comprensione della gente e la possibilità di studiare e dare lezioni a maestre per l’esame di concorso. Più sconfortante si presenta il forzato soggiorno lucano di Dante Gallani.
Per entrambi il confino termina per una sopravvenuta amnistia nel ‘29 e l’incontro tra i due avviene alla stazione di Bologna. L’anno successivo Lina si porta a Milano presso il fratello Nino, divenuto medico dentista. E a Milano si trasferisce anche la famiglia Gallani. Sono anni difficili, i due sono sempre controllati dalla polizia, ma ciò nonostante non mancano di fare incontri con dissidenti del regime. Lina per vivere dà lezioni private, mentre ospita nella sua casa una nipote che segue negli studi, con la quale si concede delle uscite soprattutto per assistere a rappresentazioni teatrali.
Nel 1932 frattanto muore la moglie di Dante Gallani, il quale l’anno successivo può unirsi in matrimonio con Lina Merlin: lui ormai cinquantacinquenne provato nel fisico, lei quarantaseienne molto più attiva. Viene così sancita quell’unione di ideali e sentimenti consolidatasi dieci anni prima e sempre rimasta viva. Soltanto tre anni dopo, però, nel 1936 Dante Gallani cesserà di vivere, mentre Lina continuerà a tessere la tela dell’antifascismo, collaborando con i comunisti ritenuti in questo periodo decisamente più attivi dei socialisti.
La seconda guerra mondiale
Il nuovo conflitto incide pesantemente nella vita di Mario Cavaglieri. L’Italia è alleata della Germania che inizia le operazioni belliche contro la Francia e il pittore italiano viene guardato con ostilità. All’iniziale disagio si aggiunge la caccia agli ebrei avviata dai tedeschi conquistatori. L’artista decide pertanto di rientrare in patria, dove però ben presto sono intensificate le leggi razziali, che lo costringono a vivere di sotterfugi e nascondimenti.
La pittura costituisce comunque un’ancora di salvezza per Cavaglieri (Il Palazzo della Mercanzia di Bologna, 1943), che fra l’altro proprio in questo periodo dipinge un grande quadro dedicato al cognato, il quale dopo poco cadrà in una retata che lo porterà a morire in un campo di concentramento tedesco. In un’altra opera, un autoritratto senza colori disegnato a penna, è rappresentato il pittore infreddolito, vestito con abiti pesanti in un interno evidentemente privo di riscaldamento. Sul lato sinistro del ritratto l’autore sente la necessità di documentare il suo tristissimo stato d’animo scrivendo: “esule, peregrino, infelice”.
L’avanzata degli alleati rappresenta una concreta speranza per l’artista che trova il modo di raggiungere i territori già liberati.
Nello stesso tempo Lina Merlin a Milano è attiva nella Resistenza, e fra l’altro riesce a coinvolgere tutto il personale della scuola dove ha ottenuto di poter insegnare. Ed è grande festa nel ‘45 quando Milano insorge e si costituisce un governo regionale lombardo a cui l’attivista socialista viene chiamata a far parte.
Un nuovo slancio
Nel giugno del ‘45 Lina viene nominata componente della Direzione nazionale del partito. Il nuovo corso inizia pieno di speranze, ma nel contempo ha modo di constatare il prevalere di logiche di potere, cosicché ben presto avverte un’estraneità nei confronti del partito “…che si serve di dirigenti senza scrupoli, oltre che senza altra capacità politica di quella di servire i capi, mutando orientamento a seconda del vento che soffia”. Ciò nonostante si prodiga per il nuovo corso dell’Italia repubblicana, come membro della Costituente, venendo poi eletta senatrice nel collegio di Adria nell’aprile del 1948, all’età di 61 anni.
Nel giugno del 1948 Mario Cavaglieri, dopo essere tornato da due anni nella sua residenza francese, raggiunge Venezia per partecipare alla XXIV Biennale. Per il pittore sessantenne è questo un periodo caratterizzato da un nuovo slancio creativo, e più volte negli anni successivi si muoverà tra la Francia e l’Italia per partecipare a mostre in varie città, quali Genova, Venezia, Milano, Forlì, Firenze. Sono per lui queste occasioni per raggiungere Rovigo dove frequenta alcuni amici e mantiene una proprietà, che ha più che altro il valore simbolico di legarlo alla terra di origine.
Lina Merlin, infaticabile nel percorrere le strade polesane per ascoltare la voce dei suoi elettori, con non pochi dei quali stabilisce un vero rapporto di amicizia, viene soprannominata la “Madonna Pellegrina Socialista”. Ed al Senato, quando prende la parola, qualche parlamentare osserva stizzito: “Ecco il Polesine”. Nel 1953, a 66 anni, viene rieletta senatrice, ma la sua insoddisfazione per la dirigenza del partito, specie riguardo alla segreteria rodigina, non ha tregua.
Nel 1958, settantunenne, viene eletta alla Camera dei Deputati. E’ questo l’anno in cui viene approvata la legge per la chiusura delle case di tolleranza che l’aveva a lungo impegnata, contemporaneamente all’attività parlamentare che la vede particolarmente attiva per il rinnovamento della legislazione concernente la famiglia e il ruolo della donna.
Nello stesso anno (‘58), Mario Cavaglieri, all’età di 71 anni, raggiunge per l’ultima volta Milano per un’importante personale, dopodiché decide di evitare spostamenti impegnativi, ritirandosi nel sereno isolamento di Peyloubere, continuando però sempre a dipingere, a coltivare letture ed amicizie.
Nel giugno del ‘61, divenuto insanabile il contrasto con la segreteria rodigina, Lina Merlin restituisce la tessera del partito, evitando di recedere dal suo proposito nonostante l’interessamento di molte personalità, tra cui si distinse in particolare Pietro Nenni.
Rimane in parlamento fino al ‘63, dopo di che si trasferisce a Milano dove continua ad interessarsi di problematiche sociali. Ad 81 anni, nel 1968, sempre a Milano, si stabilisce in una stanzetta della Casa della laureata.
Nel 1967, a Peyloubère, avviene la conoscenza di Mario Cavaglieri ottantenne con l’insegnante d’arte Viviane Vareilles che resterà folgorata dalla sua pittura e diverrà la principale promotrice di iniziative per far conoscere ed apprezzare l’eccezionale produzione artistica del maestro del colore rodigino (Il pittore fotografato con la moglie accanto all’opera “Salone di campagna”) che due anni dopo, il 22 settembre 1969, a conclusione di una giornata tranquilla, passata dedicandosi alle sue occupazioni preferite, cessa improvvisamente di vivere all’età di 82 anni.
Lina Merlin vivrà ancora dieci anni. Dopo aver fatto ritorno a Padova nel 1972, accolta presso la Casa di Riposo “Il Nazaret”, si spegnerà quasi novantaduenne il 16 agosto 1979.
Due vite parallele, entrambe dedicate quasi esclusivamente ad un ideale: quello sociale e politico, inflessibilmente perseguito da Lina Merlin; quello creativo dell’arte caratterizzante l’esistenza di Mario Cavaglieri. Due personaggi fedeli fino all’ultimo alla propria scelta di vita, ed altrettanto univoci nel campo degli affetti: Dante Gallani costituì infatti l’unico legame sentimentale per Lina Merlin, come Giulietta fu l’insostituibile compagna di vita per Mario Cavaglieri.
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Lino Segantin. “Lina Merlin e Mario Cavaglieri”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/lina-merlin-e-mario-cavaglieri/