Pubblicità

UN RICORDO

Quella tenda in riva al Po

La felice stagione della Repubblica di Bosgattia del prof. Salvini ebbe fine 50 fa con la scomparsa dell’ideatore

di Antonio Dimer Manzolli

Ventaglio Novanta n. 35 2007 pp. 96–99

Tante sono le storie che il Po ha da raccontare, nel suo lungo e lento viaggio, prima di raggiungere l’Adriatico con un largo abbraccio dando vita al grande delta: dal mito di Fetonte colpito dal fulmine di Zeus, che la tradizione orale vuole precipitato nel fiume Eridano all’altezza di Crespino, alle storie di barcaioli, di pescatori, di traghettatori, vicende felici e tristi della gente del fiume.

Ma una delle storie più affascinanti è senza dubbio quella che ha come protagonista il prof. Luigi Salvini, lo slavista di fama mondiale che, su di un’isola del grande fiume a Panarella di Papozze, subito dopo l’incile tra il Po di Venezia e il Po di Goro, costituì una sua repubblica autonoma: la “Repubblica di Bosgattia”. Uno Stato minuscolo in cui si stampava anche una moneta che aveva valore soltanto nei sogni, condivisi da centinaia di studiosi, pronti a raggiungere la repubblica di Salvini per trascorrere le vacanze estive, a contatto con la natura, senza regole se non quelle del rispetto e della solidarietà reciproca.

Un personaggio davvero speciale Luigi Salvini, nato a Milano nel 1911, che verso i vent’anni era già noto per il suo singolare impegno linguistico e per la sua preparazione nel campo filologico. Tanto apprezzato da essere ben presto nominato ispettore centrale per l’insegnamento delle lingue del Ministero della Pubblica Istruzione (probabilmente era ed è stato l’unico funzionario che a 25 anni si è trovato ad un tale grado nell’Amministrazione dello Stato). Nel 1947 gli venne conferita, per chiara fama, la libera docenza in filologia slava.

In Polesine il prof. Salvini, seguace di Diana, trovò i suoi due grandi amori: la moglie, la signora Matelda, figlia del celebre musicista adriese Nino Catozzo, e la bellezza di una terra incontaminata, una bellezza che volle far conoscere agli altri, soprattutto ai tanti amici in tutta Europa.

La Repubblica di Bosgattia

Siamo alla fine degli anni trenta. Il periodo della guerra parla soltanto di paure, distruzioni, dispersi, morti. Ma con la liberazione si fa galoppare la fantasia. Si esce da un lungo letargo per “pensare” in libertà.

E Luigi Salvini fa nascere la sua Tamisiana Repubblica di Bosgattia dove uomo e natura diventano un tutt’uno. E così la golena di Panarella, là dove il Po Grande, dopo essersi separato dal Po di Goro, fa un’ampia ansa, con un fascino selvaggio e sempre mutevole, secondo l’ora e il tempo, assume il ruolo principale.

Chi andava alla “Tamisiana repubblica di Bosgattia” non poteva certo mettersi a pancia al sole: per vivere doveva arrangiarsi con quello che offriva la natura, del resto molto generosa, cacciando e soprattutto pescando.

Non dobbiamo essere tratti in inganno dal termine dialettale “Bosgattia”, (nel dialetto di queste zone “bosgato” vuol dire maiale). La spiegazione è diversa e così viene indicata dallo stesso Salvini: “… Se chiedete oggi infatti ai Bosgattiani perché si richiamino al Tamiso o al Bosgatto, essi vi spiegheranno a muso duro come il filtro pronubo del pane alluda solo alla rete che tamisa le acque e che essi maneggiano con singolare perizia; e come parlando di Bosgatto essi non si richiamino più tanto al più utile e misconosciuto animale domestico, sacrificato all’ingordigia ed all’ingratitudine umana, quanto allo storione, la più grassa e grossa delle prede fluviali, che essi inseguono, in verità senza troppa fortuna”.

Nella repubblica la vita inizia a luglio e finisce quando settembre riserva all’uomo giornate sempre più corte. E sempre i commiati si concludono con la promessa di riprendere i discorsi interrotti l’anno successivo.

La giornata ogni mattina inizia all’alba con l’alzabandiera, poi, mentre il sole incomincia appena a lambire le cime dei pioppi, i bosgattiani si avviano al lavoro stabilito la sera prima. Bisogna preparare le reti, “ripassare” la barca, riordinare ami e lenze, esaminare il motore a seconda che si voglia andare a pesca, esplorare il fiume o arrivare sino all’Adriatico.

A Bosgattia le case sono semplici tende; il gas fornisce la luce; niente letture, niente radio, niente notizie che interessano l’altro mondo, quello al di là dei confini dell’isola. Ma, come sostiene lo stesso Salvini, per la felice posizione geografica la Bosgattia costituisce una tappa d’obbligo per i turisti stranieri che, a fitti sciami, da vicino e da lontano si precipitano a visitare il paese e ad ammirare, invidiosi, la felice vita dei suoi abitatori, malgrado la lunghezza del viaggio e gli ostacoli che la provvida natura ha posto per limitare l’afflusso e l’invasione. Il turismo – aggiunge – si è andato sviluppando con notevolissima, preoccupante rapidità; la Repubblica, onde farvi fronte, ha costruito ben due ampi complessi tendelizi, il “Caravanserraglio degli Ospiti” e la “Casa dello sbafatore di turno”.

I turisti che si trattengono oltre due giorni hanno l’onore di essere assoggettati a tutti i lavori, i servizi, le prestazioni diurne e notturne dei bosgattiani.

Gli stranieri, muniti di lasciapassare, sono soggetti, al loro ingresso, a firmare il “Liber Barbarorum”, testimonianza dell’indecoroso loro stato di alfabetismo. Hanno visitato Bosgattia: pittori, scultori, stagnai, contadini, scrittori, bovai, balie, gatti, aviatori, giornalisti, cani sciolti, ingegneri, operai idraulici, finanzieri, soldati, capitani di lungo e corto corso, professori, abbonati alla “Gazzetta dello Sport”, lettori di fumetti, cartolai, notai, mugnai, avvocati, gasisti, panettieri, giunti dalla Romagna, Sicilia, San Marino, Austria, Jugoslavia, Frascati, Piemonte, Lombardia, Verona, Svezia, Sardegna, Provenza, Germania, Centocelle, Stati Uniti, Stato Città del Vaticano, Svizzera, Lazio, Parigi, Marche, ecc. ecc…

Se i visitatori esterni hanno bisogno di lasciapassare, i bosgattiani sono dotati di passaporto che viene rilasciato su parere del Consiglio degli Anziani dalla Presidenza della Repubblica.

La moneta avente corso legale a Bosgattia è il çievaloro che circola in bellissime banconote stampate e controfirmate a mano; esistono pezzi da 1, 5, 50, 100, 200 çv; il cambio è di 1 çv per 5 lire, un marco tedesco vale 30 çv, un franco svizzero 27 çv, un dollaro 124 çv, una sterlina 350 çv.

Regolarmente stampati e colorati a mano anche i francobolli, sono da 1, 2, 3, 5, 6, 8, 10, 15 çievaloro; esistono valori per la posta aerea (12 çv), pacchi (25 çv), espresso (20 çv); un valore di 14 çv è stato emesso per celebrare il decennale della Repubblica. I francobolli servono ad ornare le lettere e le cartoline. Se queste hanno la fortuna di arrivare a destinazione senza far pagare la multa al destinatario, costituiscono una preziosa rarità filatelica.

Nell’isola la popolazione “soffre” di una eccellente salute e ciò costituisce una grave e permanente minaccia per l’ordine mondiale dei Medici. Vari tentativi fatti per ricondurre la Repubblica nell’orbita dei pazienti d’Esculapio non hanno sortito alcun esito. Corre voce che un paio di medici ed un farmacista, dopo essere penetrati nel territorio bosgattiano allo scopo di compiere opera di sobillazione, siano stati colti da improvvisa pazzia ed abbiano gettato in acqua, per mancanza di ortiche, il camice bianco e il ricettario.

La cucina della Repubblica

Salvini tuttavia ammette che due forme di malattia cronica accompagnano il bosgattiano. La prima è la “mangite” o febbre vorace che dà violenti attacchi tre o quattro volte al giorno di solito all’avvicinarsi dell’ora dei pasti; la seconda è la “bosgattite” morbo stagionale con uno strano decorso. Durante l’inverno ha forma più blanda ed è rivelato dall’improvviso pulsare disordinato ed impetuoso del cuore ogni qualvolta si parli della “Bosgattia”, dalla furia predatrice che coglie gli individui quando scorgono persone o cose che possono essere in qualche modo utilizzate durante il risveglio estivo, quindi una recrudescenza tormentosa all’avvicinarsi di luglio. Questo morbo può essere vinto soltanto cambiando subito clima ed ambiente. Raggiunto il territorio della Repubblica la guarigione è assicurata.

Sul fronte culinario, la cucina nella Repubblica è collettiva e comune, e si servono piatti tipici del luogo: la minestra di pesce alla bosgatta, il risotto di cefalo, il rinatto (carpa) arrosto, i cefali alla griglia, i caifa (pesce gatto) in umido, i bisatti (anguilla) “da re”, le uova alla bosgatta, il tamiso d’insalata mista. Ottimi i meloni e le angurie.

La dogana è molto rigida e non permette l’ingresso a tratte e cambiali da pagare, giornali e riviste. Sono esclusi anche i libri di ogni genere, radio, grammofoni. Sono, inoltre, bandite senza appello le persone afflitte da malumore, reumatismi, musoneria e quelle che affliggono il prossimo con discorsi scolastici, filosofici e con barzellette di seconda mano.

Vive il ricordo

In questa sorta di zona franca del sentimento, all’insegna della libertà dai condizionamenti del quotidiano, la vita continuò felice sino al 1955.

Il prof. Salvini, uno dei più preparati ed applauditi messaggeri della cultura italiana all’estero, stroncato da un morbo che non perdona, morirà il 5 giugno 1957.

Di Bosgattia vive ancora il ricordo nel cuore di quanti hanno avuto la fortuna di fare quella singolare esperienza.

La città di Adria per ricordare il personaggio Salvini nel 50° anniversario della sua morte, nel mese di maggio ha provveduto a ripubblicare, in collaborazione con l’Editore Giunti, il lavoro di Salvini “Una tenda in riva al Po – 14 racconti di Bosgattia”, inoltre, nello stesso mese ha avuto luogo un convegno celebrativo ed una mostra che diventerà itinerante.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Antonio Dimer Manzolli. “Quella tenda in riva al Po”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/quella-tenda-in-riva-al-po/

Pubblicità