“C’è qualcosa nell’aria…”, nota con compiaciuto stupore Massimo Bergamini nel suo articolo (pag. 138), nato sulla scorta dell’esperienza acquisita seguendo vari progetti di “Turismo & Cultura”.
Ed in effetti negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo miglioramento dell’immagine di Rovigo e del Polesine, frutto questo di un impegno che coinvolge vari soggetti e che ha radici lontane. (In particolare dai primi anni Ottanta per quanto riguarda la cooperativa “Turismo & Cultura” editrice della presente rivista). Un impegno che si è reso via via più tangibile negli ultimi tempi col maturare di importanti progetti pubblici e privati, sfociati nella dotazione nel territorio di infrastrutture e strumenti fondamentali per far uscire Rovigo e il Polesine da una atavica condizione di marginalità.
Col rarefarsi delle nebbie, divenute effettivamente molto meno caratterizzanti la terra dei fiumi, sembra finalmente essersi dissolto anche quel pernicioso “cono d’ombra” (famosa questa definizione di De Rita) che impediva visibilità e spegneva ogni interesse verso il nostro Polesine. Di qui lo stupore per chi giunge a Rovigo, con espressioni di incredula meraviglia colte più volte dai soggetti interessati allo sviluppo turistico della nostra terra.
Hanno funzionato in positivo, per richiamare l’attenzione sul capoluogo, le qualificanti mostre al Roverella (il 10 Febbraio aprirà una interessante rassegna sulla “Belle epoque” che si affiancherà a “I Tesori del Roverella”, a cui dedichiamo l’articolo di apertura di questo numero del Ventaglio (pag. 8). Chi giunge per la prima volta a Rovigo non manca solitamente di rivolgere compiaciute sottolineature al cuore della città, ovvero alle due piazze risistemate, ai monumenti e agli edifici storici che le caratterizzano.
Analoghi passi in avanti hanno fatto anche altri centri della provincia, da Adria beneficiata in questi mesi dalla singolare mostra “Balkani” (pag. 12), a Lendinara finalmente tornata in possesso del rinato “Ballarin” (pag. 26); a Fratta che, con le sue ville e la sua storia, si caratterizza sempre più come centro di attrazione per iniziative turistiche e convegnistiche (pag. 22); a Badia Polesine che sta riscoprendo nuove occasioni di attrazione turistica (pag. 168). Ed iniziative interessanti non mancano ovviamente anche in altri centri della provincia, su cui ci siamo soffermati in precedenti numeri della rivista e a cui daremo ulteriore spazio prossimamente.
Un motivo rilevante di attrazione è poi rappresentato dai fiumi (anche il Canalbianco offre scorci davvero interessanti (pag. 22) e soprattutto dal delta, area di eccellenza sotto il profilo naturalistico. Paesaggi unici che recentemente è stato possibile apprezzare anche dall’alto, con un volo in elicottero promosso dalla Confindustria rodigina nell’ambito del convegno, tenutosi presso l’Autodromo di Adria, finalizzato a proporre un inedito connubio tra iniziative industriali e turistico-ambientali (pag. 172). L’iniziativa non ha annullato le voci fortemente critiche sui progetti industriali destinati ad una zona di grande pregio naturalistico, ma ha avuto quanto meno il pregio di dare visibilità alla provincia di Rovigo, il cui territorio si presenta oggi dotato di strutture di rilievo. A cominciare proprio dall’Autodromo di Adria e dai suoi padiglioni che, nella giornata della Confindustria, hanno contemporaneamente ospitato vari stand ed accolto oltre duemila persone in una maxi-sala, dotata per l’occasione di uno schermo di ben trenta metri. Un’iniziativa improponibile solo un paio di anni fa.
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Lino Segantin. “Un nuovo Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-nuovo-polesine/