Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La Belle Epoque a Rovigo

A Palazzo Roverella quadri di grande effetto, “fotografia” di un’epoca turbinosa

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 37 2008 pp. 40–43

Terzo grande appuntamento con l’arte a Rovigo. Dopo “Le meraviglie della pittura tra Venezia e Ferrara”, occasione straordinaria per mettere in luce l’importante raccolta di quadri “di Rovigo”, dopo la grande mostra dedicata a Mario Cavaglieri “da Rovigo”, l’atteso evento del 2008 si è concretizzato con l’arrivo “a Rovigo” di 150 opere de “La Belle epoque”.

Una grande iniziativa culturale e di promozione del territorio, voluta dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e nata con la collaborazione del Comune di Rovigo e dell’Accademia dei Concordi ed il patrocinio della Provincia e della Regione; una rassegna davvero unica nel panorama nazionale, che subito ha richiamato l’attenzione non solo della stampa specializzata, ma anche dei mezzi di comunicazione di massa, tanto che, proprio nella giornata di apertura, è stata oggetto di un disincantato servizio della popolare trasmissione “Quelli del calcio” condotta da Simona Ventura.

Colpiscono per l’immediatezza comunicativa i significativi quadri approdati nelle ampie sale del quattrocentesco palazzo Roverella. In essi non vi sono sottintesi o rimandi a concettualità remote: vi è l’immediata rappresentazione del mondo della belle epoque, la trasposizione sulla tela della ricercata eleganza di belle signore, la “fotografia” del desiderio di apparire, come si manifestava in quel turbinoso periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento, segnato dalla rapida ascesa della classe borghese.

La donna innanzitutto, icona stessa di un’epoca tumultuosa e liberatoria in cui si registrava un primo sicuro passo verso l’emancipazione femminile, se non di tutta la società certamente delle più intraprendenti rappresentanti del gentil sesso. Significativa a questo riguardo l’opera di Alessandro Milesi del 1890 “Al caffè, Notissie nove, la lettura del giornale”. Vi è effigiata una elegante signora in abito scuro, con vezzoso cappellino con veletta, in un interno di un caffè veneziano intenta a leggere un giornale, mentre porta alle labbra la tazzina.

Altrettanto fedele rappresentazione delle ricercate uscite serali, si presenta “Andando al teatro”, quadro del 1910 di Lionello Balestrieri: in primo piano una coppia accuratamente vestita, alle cui spalle si profila un’altra coppia, altrettanto elegante, intenta a scendere da un’auto di lusso. Rappresentazioni fedeli di un’epoca caratterizzata dal desiderio di fare, di emergere, di intrattenere nuovi rapporti.

Ed ecco l’elegante signora con piglio sicuro, abbigliata alla moda, effigiata da Giuseppe de Nittis nel quadro “In visita”, mentre il desiderio di comunicare confidenze è tipico delle quattro giovani raffigurate da Federico Zandomeneghi in “Bavardage”.

C’è insomma nei quadri della rassegna rodigina tutto il sapore di quel lontano mondo della belle epoque in cerca di evasione. Di un passatempo a volte elegante e signorile: come “Passeggiata alle cascine”, 1885, di Luigi Gioli; o come “In lettura sul mare”, 1910, di Vittorio Matteo Corcos. Altre volte sfrenato e irriverente come nel “Can can”, 1911, di Giuseppe Cominetti, o perfino dissoluto e distruttivo come in “Margherita Gauthier”, 1890, di Eugenio Scomparini, o ancora ne “La morfinomane”, 1899, di Vittorio Matteo Corcos.

La donna dicevamo. Ed è proprio con dei bellissimi primi piani che si apre la mostra: “Gaby”, signora con cappellino del 1880, ritratta di profilo da Giuseppe De Nittis; “Signora con ombrellino”, dolcissima quanto elegante giovane donna immortalata da Vittorio Matteo Corcos; “Ritratto di Signora”, spumeggiante profilo di giovane ritratta di spalle, opera del 1892 di Plinio Novellini; sino all’esplosivo quadro di Giovanni Boldini “Madame de Joss a mezza figura” del 1905.

Una rassegna ampia e davvero significativa, alla quale i curatori Francesca Cagianelli e Dario Matteoni, coadiuvati da Alessia Vedova, hanno voluto dare dei confini certi: non solo circa l’aspetto cronologico, ma anche relativamente agli autori scelti, tutti esclusivamente italiani, come chiaramente recita il sottotitolo “Arte in Italia 1880-1915”. Una mostra che, oltre al talento di tanti artisti (63 per la precisione), oltre all’impatto emotivo con quadri di sicura valenza estetica, si prefigge un obiettivo innovativo sotto il profilo della storia dell’arte. Quello di far emergere un aspetto tutt’altro che noto: che, artisticamente parlando, la Belle Epoque non fu un fenomeno esclusivamente francese, ma coinvolse ampiamente il mondo delle arti figurative italiane. Pittori che, se è vero che attinsero proprio a Parigi la linfa per le loro opere, è altrettanto vero che mantennero costanti rapporti con la terra d’origine, lasciando oltre che in Francia anche in Italia una significativa traccia dell’arte di questo periodo tanto dinamico ed effervescente.

È così che, accanto alla triade dei grandi autori ben noti come Zandomeneghi, De Nittis e Boldini, appaiono nella rassegna rodigina molti altri nomi, alcuni conosciuti come Corcos o Selvatico, ma altri in attesa di una giusta valorizzazione. Ed anche questo è dunque un traguardo che si propone l’impegnativo lavoro compiuto dai curatori della mostra: far rientrare nella storia dell’arte italiana l’importanza di questa pagina finora poco nota. Un traguardo raggiunto sondando non solo le più note collezioni pubbliche, ma anche molte private, un lavoro che ha portato all’individuazione di un nucleo tanto significativo di opere (circa 130 quadri e una ventina di affiches) in mostra a Rovigo, presso il quattrocentesco palazzo Roverella fino al 13 luglio.

Quei bei tempi lontani

La mostra “La Belle Epoque” riunisce a Palazzo Roverella circa 130 dipinti e una ventina di affiches. Per raccontare, lungo il fil rouge del ritratto femminile, ma non solo, le mode e le pose, le pause dell’intimità e della ricreazione, i momenti pubblici con le escursioni al parco o alle riviere, le promenade e i rendez-vous, le sfilate di moda, le gite al lago o al mare, la vita notturna nei teatri e nei tabarin, i veglioni, i casinò, le passeggiate a cavallo, i riti mondani, le galanterie, ma anche i vizi e gli eccessi della Belle Epoque.

Erano anni in cui tutto sembrava permesso e possibile. Denaro e ottimismo parevano destinati a non finire mai, accendevano i sensi e garantivano l’appagamento di ogni voglia. Persino le malattie facevano meno paura. A tenerle a bada intervenivano le continue scoperte della scienza.

A Parigi si innalzava la Tour Eiffel e si vivevano i fasti dell’Esposizione Universale, si celebrava il ritorno delle Olimpiadi. Un milione di chilometri di binari attendeva merci e viaggiatori, nuovi e lussuosi modelli di automobili sfrecciavano lungo strade piene di vita, rese ancora più colorate dai grandi manifesti che affermavano il nuovo modo di vendere e di vivere.

Euforia e frivolezza dominavano, anche se sotto la superficie serpeggiavano i virus di un malessere che sfociò nel dramma della Grande Guerra.

E con la guerra vennero lutti, carestie, recessione economica e fine di un ottimismo che si manifestò effimero. Fu proprio allora che, guardando con rimpianto ai bei tempi passati, fu coniato il termine “Belle epoque”, un’epoca di grandi suggestioni e speranze che sembrava non più riattualizzabile. Un’epoca di cui comunque rimanevano, e tuttora rimangono, importanti testimonianze artistiche. E, grazie al concretizzarsi di una felice intuizione, un particolare nucleo “italiano” di queste opere è approdato a Palazzo Roverella in una mostra davvero apprezzata che resterà aperta fino al 13 luglio 2008.

Per informazioni e prenotazioni,
Call center lun-ven: 0425.27991
sab-dom: 0425.460093

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Lino Segantin. “La Belle Epoque a Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-belle-epoque-a-rovigo/

Pubblicità