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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

San Gaetano di Polesella

Al via l’intervento di restauro dell’oratorio che sorge lungo la Fossa

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 37 2008 pp. 36–39

La comunità di Polesella ricorda con nostalgia la sagra di un tempo, quando tutti avevano bisogno della Provvidenza, di cui oggi sembra si possa fare a meno. Un appuntamento tra i più attesi era quello in cui si festeggiava San Gaetano, presso l’oratorio non molto discosto dal centro del paese.

Gli anziani narrano come, sul suo piccolo e polveroso sagrato, si svolgesse una grande festa e la gente raggiungesse Polesella anche provenendo da molto lontano, per le funzioni religiose, spesso attraversando in barca la Fossa.

Il borgo di San Gaetano, che si animava nel giorno della sagra, divenendo occasione d’incontro per ragazzi e ragazze, oggi non esiste più, ma resta il suo simbolo: l’omonimo oratorio sorto a 500 metri dalla chiesa parrocchiale, ad ovest della Fossa, sulla vecchia strada delle Salvadeghe. Un bene degradato dall’incuria e dal tempo che oggi fortunatamente si intende salvare.

Il progetto di restauro conservativo dell’Oratorio interessa sia la chiesetta che la torre campanaria. Si pone l’obiettivo di mettere in sicurezza la chiesetta al fine di predisporla ad un suo riutilizzo funzionale, integrato con il Progetto di Percorso cicloturistico dal Po al Canalbianco.

I primi lavori di sistemazione, hanno portato alla luce uno dei tesori della piccola chiesa, da anni abbandonata al degrado: due campane, ritrovate alla base del campanile, gioielli che hanno segnato un’epoca e, in passato, avevano funzioni diverse, ragione per cui anche le loro dimensioni non sono identiche.

La prima campana, più grande, è intatta e non presenta particolarmente impressi i segni del tempo. L’altra, di dimensioni più contenute, è senza batocchio. “La datazione delle campane non è definibile – spiega l’architetto Daniele Milan, cui è stata affidata la direzione dei lavori di restauro -. Osservandole se ne desume che potrebbero essere figlie di fine Settecento, visto che il campanile che le ospitava è stato costruito nella prima metà dello stesso secolo”.

La storia

“Quello di San Gaetano da Thiene, è un oratorio di ben calibrate proporzioni, – osserva l’arch. Milan -, con prospetto a capanna, coperto da tegole ed un piccolo campanile incorporato sulla sinistra chiuso a bulbo”.

“Nel 1700 gli oratori erano prerogativa di tutte le ville venete; la completezza delle funzioni liturgiche era data dall’aula con un altare e tabernacolo, una sacrestia con fonte battesimale, il lavamani ed un angolo confessionale, con l’aggiunta tardo seicentesca dello spazio privato per l’orazione della famiglia proprietaria”.

“Quello di San Gaetano – continua il direttore dei lavori – è un oratorio di tipo “pubblico”, tra i tanti esistenti anche privati e semipubblici. Infatti, è stato costruito per dare la possibilità agli abitanti del luogo di poterne usufruirne tramite un ingresso sulla strada, che veniva aperto quotidianamente. Nel giorno del santo patrono (il 7 agosto) l’oratorio diventava meta di preghiera per tutta la comunità locale”.

L’oratorio di San Gaetano era annesso alla casa Minio, residenza agreste della prima metà del Settecento, appartenuta alla nobile famiglia Veneziana. Il tempietto ha un solo altare in legno che si stava ormai sfasciando. Fino a un paio d’anni fa, sul prospetto dell’altare c’era una pala ed ora è rimasta la cornice con i resti della tela tagliata. “Un furto di amatori di cose sacre”, si dice, “compiuto da un viaggiatore, in un minuto di sosta, sceso da una macchina azzurra, targata Ferrara”.

È sempre stato officiato fino ad una trentina d’anni fa. Appartenente ai Minio fino al 1810, nel 1862 passò alla famiglia Vallini di Bosaro e poi alla vedova Anna Vallini per oltre 50 anni. Quindi dal 1911 seguì il dottor Giuseppe Osti.

Attigua alla chiesetta abita la famiglia dei Malagugini che fa da custode, senza mai aver ricevuto un preciso incarico in proposito.

L’oratorio fu costruito lungo la strada arginale della Fossa di Polesella. “Un corso d’acqua, questo, che ha avuto una grande importanza nella storia di Polesella: servì a bonificare le campagne circostanti e venne utilizzata dai Veneziani per scendere in barca fino a Polesella, loro avamposto e sede di numerose ville nobiliari – sottolinea Daniele Milan. Nel 1882 le acque dell’alluvione dell’Adige si ‘accollarono’ agli argini della Fossa: il ritardato taglio degli stessi, per resistenze di vario ordine, impedì il deflusso delle acque verso il mare provocando enormi allagamenti a monte. La lezione non bastò, perché il fatto si ripeté uguale durante la storica alluvione del novembre del 1951”.

Oggi la Fossa, interrata al centro del paese dove prendeva vita dal Po, è ridotta un piccolo canale ricco di pesci e dalle rive rigogliose di cannucce palustri in mezzo alle quali vivono fringuelli, usignoli di fiume, scriccioli, cannaiole e cannareccioni.

“Argini, golene, scarpate, banche, sotto banche, insediamenti di campagna, moli e porticcioli ma anche Ville Venete, manufatti di archeologia industriale o idraulica, corti rurali e architettura sacra costituiscono l’ossatura dell’itinerario turistico denominato Fossa di Polesella – conclude Milan. Un percorso alla riscoperta della nostra storia di cui anche l’oratorio di San Gaetano tornerà a far parte recuperando tutto il proprio splendore”.

I lavori di restauro

Il Comune di Pincara è capofila nell’intervento di restauro dell’oratorio di San Gaetano di Polesella, nell’ambito del “Progetto integrato per la valorizzazione del sistema fluviale Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di levante”. Il recupero rientra nella valorizzazione del percorso turistico “Fossa di Polesella – Canalbianco”, che, oltre al restauro della chiesetta, prevede anche tre aree di sosta e l’asfaltatura della strada.

La spesa per la ristrutturazione dello stabile è di 60.000,00 euro, rientranti nel finanziamento dei Patti territoriali del dicembre 2004. Ovvero, il comune di Polesella contribuisce al 25% della spesa, l’altro 25% è a carico della Fondazione Cariparo e l’importo rimanente è finanziato dalla Regione Veneto.

Il progetto è dell’ing. Carlo Romanato; la direzione dei lavori è di Daniele Milan. Il tutto è gestito dal comune capofila: Pincara.

La chiesetta, alta circa 6 metri, si sviluppa su un sedime di circa 5.40 per 9.40 m, con una superficie calpestabile di circa 42 metri quadrati. Un piccolo gioiello, nel cuore della campagna, che attende di risplendere. Il campanile è alto 10 metri.

Il restauro consiste sostanzialmente nel consolidamento e nella conservazione del manufatto. Si tratta di un intervento molto accurato, finalizzato a risanare completamente l’immobile per garantirne l’agibilità e preservarlo nel tempo. Il tocco finale sarà rappresentato dalla tinteggiatura con colori tenui, a base di calce, sia internamente che esternamente, in modo da assicurare anche sotto il profilo estetico il piacere di soffermarsi presso la sacra costruzione.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “San Gaetano di Polesella”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/san-gaetano-di-polesella/

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