Era il 9 novembre 1812 quando Girolamo Ballarin in società con Giovanni Maria Bertazzi acquistò il “Granarone”, ampio stabile degradato, a lungo utilizzato come deposito di granaglie, costruito vari secoli addietro, al tempo degli Estensi. Ad occuparsi dei lavoro di riadattamento dell’edificio fu l’architetto ferrarese Antonio Foschini, mentre a Giuseppe Tavolini furono affidate le decorazioni pittoriche.
Il 3 settembre 1814 si tenne l’inaugurazione del teatro, destinato ben presto a divenire, con i suoi cinquanta palchi, uno degli emblemi della cittadina.
Dal 1834 fu Girolamo Ballarin in prima persona ad occuparsi del teatro, ma, dopo la sua morte, il figlio Sante non intese continuare l’impegno paterno e cedette il teatro a Giorgio Voltolini, apprezzato intagliatore e decoratore, che ne promosse una prima ristrutturazione, abbellendolo anche di una classica facciata realizzata nel 1870 su progetto dell’architetto Carlo Invernici. Voltolini si dimostrò particolarmente attivo anche nella programmazione degli spettacoli, diurni e serali: dal melodramma alla prosa, fino ai burattini e alle marionette.
Agli inizi del Novecento il Ballarin fu rilevato dalla “Società dei Palchettisti” e, nel 1915, fu ampliato e trasformato su disegno dell’architetto Lorenzo Colliva. Nuove decorazioni in stile liberty-floreale furono eseguite dal pittore Carlo Baldi.
Dopo aver vissuto stagioni memorabili, a partire dagli anni Trenta il Ballarin vide progressivamente soppiantato lo spettacolo teatrale da quello cinematografico. E questa fu la principale causa di una radicale trasformazione, attuata nel 1948, che cancellò quasi del tutto la fisionomia originaria del teatro. Il Ballarin, divenuto di proprietà privata, fu adattato a sala cinematografica: furono soppressi i palchi; rifatti atrio, ingresso e scale; aumentata la capienza. Solo la facciata dell’Invernici rimase immutata.
Nel 1993 il teatro diventò proprietà della Società “Teatro Ballarin S.r.l.” di cui il Comune di Lendinara divenne socio per il 99%.
Dichiarato dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali “di interesse particolarmente importante”, nel 2001 cominciarono le opere di ripristino e adeguamento funzionale del teatro, sotto la guida dell’architetto Filippo Vigato. Nel 2002 furono ultimati i lavori di restauro della facciata. L’anno seguente venne liquidata la Società “Teatro Ballarin S.r.l.” e il teatro venne ceduto al Comune. Nel 2005 cominciarono i lavori di ristrutturazione interna.
Dopo vent’anni dalla chiusura, il Ballarin ha finalmente riaperto al pubblico lo scorso 2 settembre 2007, al termine di un ciclo di restauri reso possibile dal contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e della Regione Veneto. Hanno sensibilmente sostenuto l’impegno anche la ditta Softel Engineering e lo Studio Prando.
Con i suoi 440 posti di dotazione complessiva, con l’aggiunta del golfo mistico in grado di ospitare fino a 25 elementi, il Ballarin di Lendinara riprende così la vita iniziata quasi due secoli fa, riproponendosi come luogo quanto mai idoneo per rappresentazioni teatrali e concerti musicali, ma anche per proiezioni multimediali, convegni e manifestazioni sociali.
L’inaugurazione
Come anticipato da tempo, la riapertura del “nuovo” teatro è stata solennizzata con un’importante cerimonia, a cui hanno preso parte autorità e rappresentanti enti culturali. Un pubblico delle grandi occasioni, quindi, costituito da cittadini lendinaresi e non, emozionati di poter partecipare all’atteso evento.
L’inaugurazione si è aperta con la benedizione, all’ombra del gonfalone del Comune di Lendinara, da parte di don Vittorio De Stefani e don Vincenzo Polo. La serata, magistralmente condotta da Marina Ferlini, ha visto diversi interventi. Dapprima è stato il sindaco di Lendinara Alessandro Ferlin a prendere la parola. “Dopo due anni e mezzo, abbiamo raggiunto un obiettivo importante non solo per Lendinara, ma per tutto il territorio polesano”. “Siamo felici e orgogliosi – ha aggiunto – ma ci sentiamo anche carichi di responsabilità per la prossima gestione del teatro che dovrà essere la migliore possibile”.
A definire il Ballarin “un monumento che rappresenta l’identità dei lendinaresi” è stato Antonio Finotti, presidente della Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha inoltre ricordato la convinzione dell’ente nel progetto di recupero del teatro. Ed al presidente Finotti, il sindaco Ferlin ha espresso la gratitudine della città per l’insostituibile intervento di sostegno, donando alla Fondazione un’opera dell’artista lendinarese Carlo Tintore, rappresentante il riscatto del Polesine.
Gli assessori regionali Maria Luisa Coppola e Renzo Marangon hanno avuto parole di elogio per la realizzazione del progetto di recupero, sottolineando l’importanza che esso riveste per tutto il territorio.
Il giornalista Gian Antonio Cibotto ha, da suo pari, emozionato il pubblico presente con le sue parole. “È tornato un teatro dove spesso ho sognato in passato e dove spero di tornare a sognare come allora”.
Anche Federico Saccardin, presidente della Provincia di Rovigo, rappresentata in sala anche dagli assessori Laura Negri e Giancarlo Chinaglia, ha auspicato che “il Ballarin possa collegarsi agli altri teatri presenti sul territorio, affinché si crei un’importante e grande rete culturale”.
A concludere l’importante evento uno spumeggiante concerto dell’Orchestra Filarmonia Veneta, diretta dal Romolo Gessi, con il flautista Mario Carbotta, che in onore dell’ottocentesco teatro e delle memorie legate al mito di Garibaldi nel 200° anniversario della nascita dell’eroe dei due mondi, hanno eseguito una applaudita selezione di musiche garibaldine. Il primo riuscito appuntamento, dopo oltre vent’anni di silenzio.
Il Concerto
È stato un concerto di musiche scritte per Garibaldi, a riempire, dopo vent’anni di silenzio, il Teatro Comunale Ballarin. Il concerto, che si è ricollegato alle celebrazioni organizzate per il bicentenario dalla nascita di Giuseppe Garibaldi, ha visto esibirsi l’Orchestra Filarmonia Veneta con il flautista Mario Carbotta, diretti da Romolo Gessi.
Garibaldi e la musica: un abbinamento non strano, come si potrebbe pensare. Infatti lo stesso Generale era dotato di bella voce ed inoltre l’amicizia e la collaborazione con diversi musicisti suoi contemporanei si concretizzò spesso in gradite occasioni musicali.
L’esibizione lendinarese si è aperta con un pezzo che ha fatto apprezzare l’estro compositivo di Giulio Briccialdi, considerato il più grande flautista del suo tempo tanto da meritarsi l’appellativo di “Paganini del flauto”. Di Briccialdi è stata proposta la Fantasia per flauto e orchestra op. 103 “Le attuali emozioni d’Italia”, una sorta di variazioni di bravura sull’Inno di Garibaldi, intercalate al tema dell’Inno Austriaco, a un canto monastico e a citazioni di canti popolari napoletani, romani e veneziani dell’Ottocento. Una simbologia che ha rievocato l’inquietudine risorgimentale, la contrapposizione dei blocchi politici e militari, i diversi caratteri regionali del nuovo stato che si stava formando e lo slancio travolgente su tutti del Generale Garibaldi.
È toccato quindi al Pizzicato Polka di Johann e Josef Strauss, seguito dalla marcia Wien bleibt Wien (Vienna resta Vienna) di Johann Schrammel.
Di Donato Lovreglio è stata, invece, suonata la Fantasia militare per flauto e orchestra op. 30 “Il bouquet di Garibaldi”, che ha raccolto i temi dei principali canti risorgimentali delle truppe garibaldine.
In questo panorama musicale non poteva mancare Giuseppe Verdi, di cui è stato suonato un Andantino dal Quartetto per archi.
A concludere l’applaudito concerto le Danze per il film “Il Gattopardo” (Valzer Brillante, Mazurca, Contraddanza, Polka, Quadriglia, Valzer del commiato e Galopp), nate dalla bravura di Nino Rota.
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Come citare questo articolo
Samantha Martello. “Il Ballarin di Lendinara”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-ballarin-di-lendinara/