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UN RICORDO

L’Abbazia degli Illusi

In un ricordo di Gigi Fossati, la genesi e l’epilogo della celebre rivista, fondata a Rovigo nel 1927

di Gigi Fossati

Ventaglio Novanta n. 36 2008 pp. 82–85

Nella seconda parte degli anni ‘20 del secolo scorso, Rovigo visse, sotto il profilo culturale, un momento storico davvero rilevante grazie ad un gruppo di personaggi di sicuro spessore, in grado di far sentire la voce del Polesine a livello nazionale, con echi anche oltre i patrii confini.

Il gruppo di uomini di cultura, personaggi caratterizzati da sicure doti di intraprendenza e in vari casi non alieni da lampi di goliardico entusiasmo, si coagulò attorno ad una rivista intitolata l’Abbazia degli Illusi, fondata giusto ottant’anni fa, nel 1927. Un periodico che toccò ben presto la celebrità ma che, per difficoltà finanziarie, ebbe anche una vita breve limitata ad un solo biennio. Fu comunque una parentesi intensa, in grado di richiamare l’attenzione del mondo della cultura del tempo, di ospitare autorevoli firme a livello nazionale e di lasciare a Rovigo una scia di interessi destinata a permanere negli anni.

Una vivace testimonianza di come nacque e come morì l’apprezzata rivista polesana è contenuta in un ricordo di Gigi Fossati (1900-1986) pubblicato una trentina d’anni fa nel volume di storie ed aneddoti rodigini intitolato “Una Regina a Rovigo”, strano titolo desunto dal primo frizzante racconto da cui prende il via il libro.

Gigi Fossati (giornalista e poeta, autore fra l’altro della famosa lirica “Polesine” che si apre con il noto verso “Tera e aqua, acqua e tera”) fu uno dei giovani della compagnia dei fondatori dell’Abbazia degli Illusi” che annoverò tra i suoi animatori i tre più illustri autori polesani del primo Novecento, ovvero Gino Piva, Livio Rizzi e Ferdinando Palmieri, quest’ultimo nominato direttore della rivista.

Un ruolo tutt’altro che marginale ebbe poi Pino Bellinetti pronto sempre a cimentarsi in iniziative innovative, per cui non stupisce che all’epoca sia stato tra i promotori della nascita del partito fascista in Polesine, seguito dalla nomina a direttore della “Voce del Mattino”, quotidiano politicamente schierato che però, come ricorda lo stesso Fossati, in virtù dell’anticonformismo del suo direttore, non mancò in più occasioni di dar voce anche al dissenso.

E si dovette proprio a Pino Bellinetti l’idea risolutiva di come far uscire l’“Abbazia degli Illusi”, o meglio il suo tesoriere, Gastone Martini (in grado di amministrare soltanto i debiti contratti) dalle pretese dell’editore. Quest’ultimo, che era anche proprietario della “Voce del mattino”, quotidiano presso cui Gastone Martini svolgeva la sua attività di giornalista, aveva infatti pensato di sospendere il pagamento dello stipendio del tesoriere dell’Abbazia fino al ripiano dei debiti. Idea inaccettabile per il direttore Bellinetti che ideò la soluzione della vertenza.

Come? Con la proposta, che l’editore non poté che accettare, di impegnare il Martini nella stesura gratuita di un romanzo a puntate da pubblicare proprio sul quotidiano. Una fatica letteraria del cui strano epilogo non manca di informarci lo stesso Gigi Fossati nel pezzo che qui di seguito pubblichiamo.

Bellinetti della Voce del Mattino aveva fatto una famiglia, e alla sera la redazione era trasformata in salotto politico-letterario, ove convenivano tutti gli amici e i professori delle varie scuole, i quali sul giornale potevano trattare ogni argomento. Fra di essi ricordo Ugo Zanoni, Filippo Piovan e Giuseppe Dente detto Pinolo. Quest’ultimo per un certo periodo tenne sulla Voce una vivacissima ed interessante rubrica settimanale con un titolo che era tutto un programma e cioè: «Manganellate alla grammatica». In quei suoi spassosi articoli Pinolo, che a scuola la grammatica la difendeva, ne metteva a nudo le anomalie e i difetti e suggeriva il sistema più drastico per eliminarli.

Quel prof. Dente, che non potendo talvolta trattare in profondità nella redazione i più vasti argomenti letterari, ci invitava alle riunioni al «Tè di domani». Questo «Tè di domani» era così chiamato perché veniva sempre tenuto dopo la mezzanotte, cioè domani, nella camera del prof. Dente, in riviera Sant’Agostino. E in quella camera, chi seduto sul letto e chi per terra (le sedie erano soltanto due) si riuniva tutto il parnaso rodigino: Gino Piva, Eugenio Ferdinando Palmieri, Livio Rizzi, Gastone Martini poi giornalista a Roma e Aldo Luzzatti poi del Corriere della Sera, nonché scrittori e artisti di passaggio.

E fra una tazza e l’altra di tè, sgranocchiando dei biscottini, si parlava di poesia, di letteratura e di musica. Fu a una riunione al «Tè di domani» che vennero gettate le basi della rivista L’Abbazia degli Illusi, diretta il primo anno da Palmieri ed il secondo ed ultimo da Martini. E fra i fondatori dell’Abbazia c’era naturalmente Pino Bellinetti che vi tenne una vivace rubrica il cui titolo era un programma: «La specola politica».

La rivista ebbe un successo letterario enorme, di risonanza internazionale, ma finanziariamente è stata un fiasco. Tant’è vero che alla fine del secondo anno di direzione anche economica di Martini, il debito con la tipografia per la stampa dell’Abbazia superava le dieci mila lire.

Benvenuto Suriani, amministratore della tipografia creditrice nonché stampatrice della Voce del Mattino, rifiuta di stampare altri numeri della rivista e anzi minaccia di trattenersi parte dello stipendio che Martini percepiva quale redattore della Voce fino al saldo del debito. Se la minaccia fosse stata attuata, Martini – che guadagnava come redattore 300 lire al mese – sarebbe morto d’inedia.

Quindi ecco intervenire il solito angelo custode Bellinetti. Il quale dice a Suriani: «Dell’Abbazia degli Illusi non se ne parli più; ma tu non ti tratterrai nulla dallo stipendio di Martini, il quale ti pagherà in natura. Cioè scriverà un romanzo del valore di diecimila lire, romanzo che pubblicheremo a puntate sulla Voce del Mattino. Naturalmente le dieci mila lire che la Voce dovrebbe pagare a Martini te le tieni in conto Abbazia».

L’affare venne concluso e Martini ogni sera consegnava in tipografia una nuova puntata del romanzo intitolato Abra Cadabra. Il quale Abra Cadabra era un enigmatico personaggio zingaresco attorno al quale si svolgeva tutta la vicenda, parte vissuta in Toscana e parte a Rovigo. Quel romanzo ha avuto una vita stentata ed è morto prima di giungere alla parola fine.

Certe sere, quando il giornale stava per essere chiuso, il proto correva alla ricerca di Martini e gli diceva: «Mi occorrono ancora almeno dieci-venti righe per completare la puntata del romanzo». E Martini le buttava immediatamente giù.

Un bel giorno un lettore ci manda una lettera con la quale ci avverte che un personaggio di Abra Cadabra, morto in Toscana in una delle prime puntate, era ricomparso vivo e sano a Rovigo. Martini mi incarica di preparargli l’anagrafe di tutti i personaggi del romanzo affinché errori del genere non abbiano più a verificarsi, e per il personaggio resuscitato spende una puntata per spiegare ai lettori che il decesso era stato soltanto apparente.

In quel tempo Martini si prese la malaria e rimase a letto un buon mese. E il romanzo glielo continuammo noi -Consigli -Rizzi -Sartori. Ma tornato in salute e, fatti i suoi conti, Martini sospese la continuazione del romanzo asserendo che secondo lui il debito per l’Abbazia era stato saldato. Bellinetti fu dello stesso parere, con grave disappunto dell’amministratore e – nessuno l’avrebbe pensato – anche dei lettori. E così il romanzo Abra Cadabra morì.

Otto giorni dopo arriva in redazione la lettera di un lettore, il quale riconosce – bontà sua – il diritto al giornale di sospendere il romanzo, ma prega di scriverne almeno un’altra puntata per seppellire quel disgraziato personaggio che si era suicidato in una camera dell’albergo Stella d’Italia, allora esistente sotto i portici di via Angeli. La puntata richiesta non è mai stata scritta, la Stella d’Italia non esiste più e il morto del romanzo è rimasto insepolto.

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Come citare questo articolo

Gigi Fossati. “L’Abbazia degli Illusi”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/labbazia-degli-illusi/

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