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POESIA

Farfalle bianche

Poesie di Maria Pieroni Felcaro

di Maria Pieroni Felcaro

Ventaglio Novanta n. 36 2008 pp. 131–134

NOI SCONOSCIUTI

Noi sconosciuti, sempre stretti a brandelli di sogni, solitudini amare se appena ci disfiorano; noi, che viviamo l’attimo fuggente senza fine, abbracciati alle ombre: radici affondiamo nella sabbia, e ferme le crediamo nella pietra. Noi, a ritroso del tempo, fanciulli siamo che giocano agli incontri, una piccola cosa che il pensiero di morte sbatte e travolge.

Viviamo una favola dove l’amore si smarrisce, dove forse un canto sospeso alle bacche di rugiada allontana e cancella la nebbia del dolore.

Dove piansero gli occhi della notte al morir dell’ultima estate.

FARFALLE BIANCHE

Sui prati di farfalle bianche si posa il tuo passo leggero: lungo è il cammino amara l’onda del ricordo.

Non fermarti. Non cercare i sentimenti del tempo, l’attesa li ha coperti di nebbia l’amore li ha smarriti.

Si scioglie la vita nel vento.

Tacciono le rondini a sera quando il rumore degli angeli invade i cieli ancora spalancati sulla nostra breve eternità.

NEL CIELO GLI ANGELI

Volto di penombra tu madre qui accanto riposi. Sulla scogliera della morte l’alba è sospesa.

Vi fu un tempo felice di immagini, sorrisi e tanta dolcezza nel cuore. Quietavano i nidi al tuo passaggio azzurravano i cieli nei begli occhi dolenti.

Piano incurvava la figura assorta sul mistero della culla e lunghe si facevano le braccia a portare stelle per il mio incanto.

Con te avevo camminato sui prati di neve, nelle fragili maree della vita, in un mondo senza tempo.

Quanta luce nel tuo pallore, e come erano calde le tue mani gonfie di pena.

Passasti: appassionata, ignara, Ancora non sapevi che gli angeli respirano nei cieli.

COSÌ SIA

Quando attoniti abbandonati dal Tempo a bianche ali d’angelo sospese a cieli trafitti nel grembo della luna stupiremo, saranno le stelle occhi di luce per l’eterno andare.

Le palme volgeremo all’Eterno a specchiare il nuovo passo, misteriose visioni soffierà l’infinito sui volti stanchi.

Nella sua grazia estrema piano toccheremo questa verità del Nulla, come al divenire di un’alba rosata suadente e quieta.

Non avremo ricordi. Solo ombre

Senza disperazione con soffio d’amore potremo dire: “così sia”.

FORSE SONO

Forse sono immagine del tempo l’attimo sgomento il mistero che sempre seduce; o frammento di appuntito cristallo che la carne ferisce. Sono nella musica che viene dal silenzio e al silenzio ritorna, nell’incontro che breve si allontana nel profumo che muore, nel ricordo che specchia la mia pena. O la gattina bianca che discreta riposa accanto sognando la luna.

Sono nel tuo rimpianto nel momento che invano l’ora tocca; in questa partita a carte dove l’alba ci sorprende tremula in manichini senza faccia pronti per l’ultima parata.

PORTAMI A CASA

Portami a casa al grembo verde della mia vallata, al mirto, al gelsomino, alla vecchia quercia dorata; alle ombre in fuga verso il mare.

Ai rivoli bianchi delle nuvole ballerine, ai calici delle stelle ai sogni abbandonati sotto la pioggia sottile.

Alla mia terra che i morti sopisce, al vento quando regala manciate d’azzurro per la fantasia. Non lasciarmi alle illusioni: ora che mi hai trovato.

Portami a casa.

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Come citare questo articolo

Maria Pieroni Felcaro. “Farfalle bianche”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/farfalle-bianche/

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