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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Un giorno

di Franco Scappini

Ventaglio Novanta n. 36 2008 pp. 135–137

RITORNA

Ritorna da me questa sera. E’ scesa la nebbia c’è buio.

Ma forse sei troppo lontana.

E solo il pensiero è vicino. E’ solo il ricordo che resta.

INVERNO

Cedono le foglie ultime ai rami saccheggiati.

Nei prati l’erba aggruma al grigio di brinate.

Tarda affoga la rosa nella cortina di nebbia.

Sospinge il vento stormi vaganti oltre montagne.

DISTACCO

Io non so quale mia parola possa a me condurti e quale eco portarti della voce che teme ora di non giungere più a raccontarti i miei sogni.

UN GIORNO

Un giorno… del giorno la luce versava il suo chiaro colore su un mondo bagnato dai raggi lucenti del sole.

Un giorno… del giorno il clamore riempiva le scale di gente che sale, che scende che arriva, che corre per niente.

Un giorno… del giorno è già giunta la sera. Diceva: – Fa buio ma bastano quelle -. Segnava più in alto nel cielo. Segnava le stelle.

L’ISOLA

Clamore di luce e sole su sbocci gialli di ginestra.

Sul monte schiocchi di zigoli dalla balza rapida d’ali.

Lenti spegni in notturni i tuoi caldi meriggi.

Torna per sciare l’alitare dolce dei cedri alla marina,

e stanca sussurra l’onda il canto quieto della sera.

TUTHANKAMEN

Per te fu notte e l’ombra tua segreta. Per secoli fu oblio del nome per le genti.

Sull’arca si posò solo il deserto e sopra ci passò soltanto il vento.

Veglia il tuo sonno un dio e t’accompagna nel viaggio lungo che tu fai nel tempo.

Dolce la morte pare bello il morire come chi stanco posa sembri dormire.

NOVEMBRE

Abbracci di pioggia che spiccia tardo il piede nel lento fruscio della sera.

Respiro le fiabe che il vento mi porta narrate sulle fradice foglie.

Lo schiocco di bruciata ha lepido suono di lucerna che schiara refoli di nebbia.

Stillano pietre l’umido al fuoco di stinto sole che imbruna la quercia.

Memoro solare il brolo florido d’uve e il frinire folle di cicale

all’arso dei crinali or che la bruma grava e i campi e il cielo ammuta e discolora.

IL MARE

Il mare si tace se quieto il mattino distende le magiche luci dorate d’oriente,

se l’ala si culla per gioco nell’aria che fende con volo che sale, che scende.

Il mare si scuote, rimbomba se il vento lo investe feroce, se sbalza la schiuma

mugghiando lo slancio dell’onda che gonfia, sobbalza, si alza, si frange, in turbini

volge il suo schianto, spumeggia, frenetico ballo, in vortice folle di franto cristallo.

E il mare s’addorme se posa serena nel placido arco del cielo la sera.

Si ode soltanto un sussurro nel buio che copre le cose, sommesso, profondo, nel lungo respiro pulsante del mondo.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Franco Scappini. “Un giorno”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-giorno/

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