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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

“C’è qualcosa nell’aria”

Rovigo “Città d’Arte”, tra progetti e aspettative: una sfida raccolta dal CeDi

di Massimo Bergamini

Ventaglio Novanta n. 36 2008 pp. 138–141

“There’s something in the air” (C’è qualcosa nell’aria), cantava Andy Thunderclap Newman nel 1969, sbalzando in un baleno Elvis Presley dalla prima posizione nelle classifiche dei singoli più venduti in Inghilterra. Quasi quarant’anni dopo, il titolo di quella canzone torna buono per raccontare cosa si respiri a Rovigo. No, per una volta non stiamo parlando di polveri sottili, ma del frizzante tragitto in corso del capoluogo polesano da aspirante città d’arte a effettiva attrazione culturale per qualunque Grand Tour nel Belpaese che si rispetti.

Che il concetto di turismo e i modi della sua fruizione stiano radicalmente cambiando, da un decennio a questa parte, è dato acquisito: il turista del terzo millennio è organizzato e si procura in anticipo le informazioni sui luoghi che visiterà, cerca soluzioni ed itinerari su internet, spulcia Wikipedia per decidere cosa valga la pena visitare e approfondire, è mediamente ben istruito e confronta criticamente le nuove mete con le esperienze passate. Non spende più, piuttosto investe nella propria cultura e nel proprio tempo libero con oculatezza e selettività.

Ma, soprattutto, non vuole più solo vedere e ammirare, icone comportamentali del turismo di massa che fu, bensì capire e assimilare.

Questo nuovo scenario ha radicalmente mutato gli antichi equilibri e, essendo generato dalle leggi della domanda e dell’offerta, appare cogente. In una parola, alle domande dei visitatori e dei turisti italiani e stranieri, le nostre città hanno dovuto rispondere con offerte adeguate e coerenti. Ecco allora il grande proliferare negli ultimi anni di manifestazioni, eventi, ricostruzioni storiche e rievocazioni, notti bianche e concerti di ogni genere e per ogni palato, itinerari e percorsi interculturali, interdisciplinari e interconnessi, multimediali, multidirezionali e quant’altro.

A tutto questo Rovigo, chiusa fino a ieri nel suo torpore rotto solo dalla fastidiosa frenesia di pochi illuminati pubblici e privati, non ha potuto sottrarsi, e lentamente ma con moto inesorabile ha, come Cenerentola, dapprima iniziato a sognarsi e poi a vestirsi da città d’arte… scoprendo con stupore che l’abbigliamento aspettava nell’armadio e che il vestito da sera era già pronto e bastava solo indossarlo.

Il visitatore colto e consapevole che arriva non da una sperduta banlieue qualsiasi ma da Roma o Firenze trova a Rovigo e nel Polesine tesori artistici, culturali e ambientali impensati, sicuramente di fascino e spesso unici: dal Delta ricco di natura e paesaggi alla magnificenza palladiana di Fratta ai tesori della rinata Pinacoteca, all’eleganza del centro storico di Lendinara, allo stupore della Rotonda, alla genialità espositiva del Museo dei Grandi Fiumi…Per non parlare del patrimonio enogastronomico, folkloristico, archeologico, architettonico e delle diverse testimonianze della cultura popolare e rurale… Chi arriva in Polesine dalle capitali dell’arte e del turismo se ne innamora inesorabilmente, ma si stupisce con altrettanta ineluttabilità del proprio non aver immaginato di poter trovare qui tanta ricchezza.

Possiamo dire che sia colpa sua?

Ecco allora, per tornare alla metafora dell’abbigliamento di qualche riga sopra, che diventa possibile comprendere come non basti disporre di adeguati capi nel guardaroba per risultare attraenti, ma si debba indossarli e saperli portare. I principali attori dedicati alla promozione di Rovigo e del Polesine, le istituzioni pubbliche ed i privati, sono ormai consapevoli di questo, e i nutriti feedback provenienti dagli oltre 50.000 visitatori delle due grandi mostre di palazzo Roverella (“Le meraviglie della Pittura tra Venezia e Ferrara” del 2006 e “Mario Cavaglieri” del 2007) restituiscono l’immagine di un territorio che, tra errori e dimenticanze, sembra comunque aver compreso quale sia la via maestra per raggiungere la definitiva consacrazione.

Tra questi attori, Turismo & Cultura, Società Cooperativa che dal 1984 si occupa di promozione culturale e ambientale, è stata tra i primi a muoversi grazie al suo progetto CeDi, il Centro per la Didattica Beni Culturali e Ambientali attivo presso il Complesso del Monastero Olivetano – Museo dei Grandi Fiumi. Un attento studio dei mutati scenari promozionali e turistici, ma soprattutto la vivida esperienza sul territorio nel quotidiano, hanno permesso al CeDi di individuare alcuni fattori critici di successo. Innanzitutto, una nuova e adeguata formazione degli animatori culturali e ambientali, storica figura creata dal CTG Veneto (Centro Turistico Giovanile) quale tramite maggiormente qualificato tra territorio e visitatore. Poi la progettazione di forme efficaci e moderne di promozione e comunicazione, la pianificazione di strategie di informazione e visibilità, il riconoscimento della funzione basilare dell’accoglienza e, per finire, l’importanza dell’approccio multidisciplinare, l’unico in grado di portare il turista, il visitatore e il cittadino stesso dalla conoscenza del singolo evento alla comprensione dell’intero territorio.

Il Primo Corso di Alta Formazione in tecniche della Comunicazione nell’Accompagnamento Museale e di Beni Culturali, iniziato in giugno scorso, organizzato in collaborazione con l’Irecoop e cofinanziato dalla Regione Veneto, è lo strumento in grado di fornire agli operatori culturali professionalizzati del CeDi la specializzazione indispensabile oggi per accogliere e informare il turista ed il visitatore.

L’operatore moderno deve infatti padroneggiare i meccanismi della comunicazione e delle pubbliche relazioni, deve disporre di capacità progettuali in grado di permettergli in tempi rapidissimi di adeguare (quando non anticiparla o prevederla) l’offerta alla domanda; lungi dall’elencare date e nomi in arida sequenza, deve saper offrire nelle visite guidate e negli itinerari contenuti espositivi vivaci corredati da precisione scientifica e amalgamati da efficacia divulgativa.

I docenti sono stati scelti tra i migliori esponenti nelle varie discipline oggetto del Corso, e le lezioni si chiuderanno entro il 2007. Didatticamente, il Corso ha affiancato alla parte formativa teorica una corposa sezione dedicata alla progettazione ed all’ideazione, da parte dei corsisti, di nuove offerte e opportunità diversificate per tipologia di utente. Nuovi itinerari, laboratori e visite guidate sono stati attivati partendo dal vissuto professionale di chi nel quotidiano è a contatto con i desideri e le esigenze dei visitatori, gruppi o singoli che siano.

I Corsisti hanno anche elaborato nuovi depliant e materiale illustrativo (ora in distribuzione presso la Pinacoteca, il Museo dei Grandi Fiumi e tutti i principali siti di interesse turistico della Provincia) che, alla noiosa completezza della sinossi, sostituiscono l’attraente bellezza del Polesine e l’originalità vivace dei percorsi sensoriali e conoscitivi.

Scorrendo ad esempio le visite tematiche, i laboratori e gli itinerari in Mostra, in città e nel territorio approntati dal CeDi per la Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi o per il Museo dei Grandi Fiumi, balza all’occhio l’intenzione di offrire esperienze multiculturali alla ricerca delle armonie e delle contraddizioni che effettivamente caratterizzano la terra tra i grandi fiumi.

La qualità dei contenuti può essere però annullata dall’inadeguatezza dei mezzi di diffusione: ecco allora lo sforzo del CeDi di far conoscere iniziative, opportunità e progetti in modo capillare ed efficace attraverso tutti i canali oggi a disposizione, dalla grande informazione ai network locali al web al satellite alle strategie di mailing mirato.

Esistono del resto numerosi esempi di città di irrilevante interesse artistico o storico assunte al rango di mete turistiche di successo grazie a indovinate campagne di promozione e visibilità: perché Rovigo e la sua provincia, che tanto hanno da offrire e piacciono all’ignaro ma smaliziato visitatore non dovrebbero farsi conoscere?

Ancora una volta, Andy Thunderclap Newman e la sua celebre canzone ci vengono in aiuto: “We have got to get it together, we have to get it together now”, canta nel primo refrain: se vogliamo farcela, dobbiamo provarci assieme, dobbiamo farlo adesso. Tutti insieme, enti pubblici e privati, amministrazioni, fondazioni e commercianti e imprenditori, testimoni del territorio e personalità della cultura.

Tanta gente in giro per Rovigo con il naso all’insù e la cartina nella mano non si era mai vista. Tanta altra ne verrà, tanti ritorneranno. Per togliere la fastidiosa postilla “si spera” a queste frasi, basterà tuffarsi tutti insieme nella nuova Rovigo città d’arte, nel nuovo Polesine “terra da scoprire” senza la paura di bagnarsi.

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Come citare questo articolo

Massimo Bergamini. ““C’è qualcosa nell’aria””. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/ce-qualcosa-nellaria/

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