Come nelle trame dei migliori film gialli, o più semplicemente iniziando a raccontare, a leggere una fiaba ad un bambino nella consapevolezza che l’ultima riga si concluderà con “e tutti vissero felici e contenti”, voglio introdurre alcune piccole note a tutto quello che si sa già sulla Villa Nani Mocenigo in Canda raccontando il primo “lieto fine” di una “disavventura” iniziata ben 61 anni or sono.
Dovendo pensare a un “evento” per pubblicizzare la fine del primo stralcio funzionale dei lavori, realizzati con il contributo dell’Unione Europea sulle coperture della villa, l’idea si è focalizzata nella proposta di aprire i saloni nobili al pubblico per presentare la realizzazione eseguita quando ancora si stavano completando le opere e sull’edificio erano ancora presenti gli impalcati del cantiere. La riflessione mi ha condotto ad ideare “una serata in cantiere – nel salotto buono della villa antica, come nei tempi in cui alla venustas del luogo era dato di raccontare dei sogni e delle glorie della nobiltà veneziana. Un incontro d’atmosfera per godere dei risultati della prima fase dell’intervento di restauro di Villa Nani Mocenigo – venerdì 15 febbraio 2008 alle ore 20,30”.
Ecco che un incontro puramente tecnico è vestito da sera divenendo un momento di condivisione e convivialità, raccogliendo numerosi ospiti attorno al “salotto buono” di rosso velluto, incorniciato dagli splendidi affreschi che adornano le sale addobbate da delicate composizioni floreali. Ed i convenuti hanno potuto gustare un buon caffè accompagnato da un sussurro di rosolio e ascoltare la musica dei maestri del Conservatorio “Venezze” di Rovigo, divenendo testimoni di un evento caratterizzato da un sottile filo conduttore: la rinascita e la rivincita del bello.
Il contesto storico e l’evoluzione architettonica
Edificata tra il 1580 e il 1584, sul sedime di un “palazzotto” preesistente di impronta e stile ferrarese – citato con il nome di “La Canda” nell’opera di Ludovico Ariosto “l’Orlando Furioso” – la villa assume le dimensioni e le geometrie tardo cinquecentesche su disegno dell’Architetto Vincenzo Scamozzi (Vicenza c. 1552 – Venezia 1616) allievo di Andrea Palladio.
L’originale sviluppo planimetrico di forma rettangolare, venne integrato nel corso del ‘700 ad opera di ignoto con il corpo di fabbrica prospettico prospiciente il Canal Bianco. Il ritrovamento degli intonaci originali negli interspazi tra le pareti delle due costruzioni ne convalida l’ipotesi.
Oltre alla Villa, fanno parte del complesso architettonico numerosi rustici ed edifici minori, tra i quali spiccano per bellezza e finiture la cappella di famiglia finemente adornata con un pregevole disegno di facciata e, per l’aspetto naturalistico, la ghiacciaia ancora ben conservata1.
La proprietà, opportunamente delimitata da un’alta mura di cinta in mattoni, trova il suo accesso principale dal fiume, accesso oggi perduto nella sua concezione progettuale dall’innalzamento degli argini per incolumità della popolazione e dall’inserimento di una gradinata per colmare il dislivello creato che fiacca l’impatto scenico della scalinata monumentale dalla quale si accede al loggiato di ingresso del piano nobile. L’ampio parco, disseminato di statue classicheggianti, completa e valorizza ulteriormente la nobiliare dimora estiva veneziana.
L’architettura e il disegno compositivo della facciata viene scandito e nobilitato da quattro importanti colonne corinzie che sorreggono la trabeazione culminata da un secondo ordine di basse paraste sormontate da imponenti pinnacoli lapidei, quasi ad elemento di arredo del tipo suppellettile. Le finestrature del piano nobile ricche di cornici e modanature, riprendono il motivo decorativo della balaustrata della scala di accesso. Tra le finestre superiori, realizzate forse più per un aspetto di disegno che per la fruizione di luce naturale di un possibile piano ammezzato, sono collocati i simboli araldici delle famiglie Nani – Mocenigo.
L’interno della Villa conserva l’impianto originale tripartito. Una scala elicoidale di rara bellezza collega i vari piani dell’edificio. Una scala che purtroppo fu investita da un grave evento distruttivo: il 17 gennaio 1946, mentre nella residenza veniva ospitato un collegio maschile sfollato da Rovigo, scoppiò un incendio. L’originale scala, parte delle decorazioni ad affresco cinquecentesche, i solai di interpiano e la parte della copertura andarono perduti. L’impegno e lo sforzo economico dei proprietari fu immane. Si fecero ricostruire la scala, realizzata con gradini in marmo a sbalzo sul nocciolo centrale della sua geometria compositiva, i solai di interpiano e di copertura e si diede il via a un lavoro decennale di restauro degli affreschi scampati al disastro.
Dal salone principale del piano nobile, dove sono ancora visibili parte degli affreschi cinquecenteschi, si accede all’ala settecentesca adorna nelle due sale laterali, fortunatamente illese dall’incendio ma non indenni dal degrado progressivo delle strutture di copertura. Pertanto l’infiltrazione delle acque meteoriche ha progressivamente rovinato parte del decorato pittorico, di un intenso percorso iconografico imperniato sul tema delle Virtù Cardinali (o meglio della interpretazione delle medesime con chiari riferimento al rapporto tra la nobile famiglia e la Serenissima) e da vedute paesaggistiche care al periodo storico.
I giorni del riscatto
Numerosi sono stati gli intenti e gli intrecci per dare seguito a una giusta e dignitosa destinazione d’uso alla “Bella Signora” di Canda che dai primi anni ‘60 – periodo in cui si sono svolti gli ultimi lavori per cercare di rendere meno visibili gli effetti del disastroso incendio del dopo guerra che spezzò la vita della nobile residenza estiva – ha intrapreso un inaspettato e malinconico declino materico e funzionale fino quasi ai giorni nostri.
E’ il giugno del 2006 quando la villa, di proprietà della San Egidio S.r.l. costituita qualche anno prima esclusivamente per dare corso ad un mai avviato impegno formale di salvaguardia del bene, viene acquisita da una Società finanziaria romana. Il nuovo amministratore, arrivato a Canda per vedere e rendersi conto di cosa era stato acquistato “sulla carta”, presentandosi al sindaco, meravigliato e stupefatto della bellezza del complesso architettonico, capì subito l’importanza di un suo possibile recupero e in breve si prese l’impegno personale di iniziare, per stralci funzionali, la progettazione al fine di arrivare ad una esecuzione repentina delle opere.
Presente già in paese, per il difficile intervento di consolidamento statico alla parrocchiale di San Michele Arcangelo, coinvolto dal Sig. Sindaco, vengo incaricato dalla nuova Proprietà a redigere la prima fase progettuale, compiendo i primi passi in Villa, per un approccio al rilievo dello stato di fatto dei luoghi, avviato già i primi del luglio successivo.
Si individua nel sistema di coperture l’intervento principale e indispensabile per la salvaguardia delle strutture e delle decorazioni ad affresco dei saloni settecenteschi. Si elabora con velocità lo stralcio funzionale di “restauro, ristrutturazione e consolidamento delle coperture”. Concordati gli interventi con il Funzionario della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Verona, il progetto viene approvato entro l’inverno del 2006 e ottiene, con notifica dei primi mesi del 2007, un contributo Europeo a fondo perduto tramite la Regione del Veneto pari al 50% del quadro economico preventivo complessivo delle opere da realizzare. Dopo avere adempiuto ai numerosi e gravosi impegni burocratici, i lavori hanno inizio i primi di novembre del 2007 con la realizzazione della immensa impalcatura che in breve ha inglobato, accolto e protetto l’edificio ovattandolo verso l’esterno durante i difficili giorni di “convalescenza” del delicato restauro. Ed infine, a lavori compiuti, ecco riapparire la villa, bella e raggiante come nessuno ormai se la ricordava.
Il progetto e l’intervento
Devoto-Oli, nel “Dizionario della Lingua Italiana”, con il termine copertura definisce “il complesso delle strutture portanti e degli altri elementi costruttivi che si richiedono per completare alla sommità un fabbricato”. Tale definizione succinta e molto chiara si scontra con la traduzione popolare di “superficie di coppi” trascurando tutti gli altri elementi costitutivi e di uguale importanza che servono alla protezione e all’allontanamento delle acque meteoriche dall’involucro costruttivo.
In Villa Nani Mocenigo le definizioni riportate risultano entrambe insufficienti. Al di sopra delle cornici di gronda, che delineano nettamente la conclusione delle verticalità prospettiche con l’inizio dei piani inclinati di copertura, anche il tradizionale camino non è concepito come puro elemento tecnico ma diviene un singolare esempio di decoro: con la sua snellezza artistico-costruttiva si staglia libero e deciso verso il cielo slanciando la robustezza del corpo di fabbrica. Il suo fusto cilindrico, e scanalato a fasi alterne da un bugnato regolare ad intonaco, all’improvviso si arricchisce di elementi quali mensole, dentelli, modanature, cornici in laterizio composti regolarmente e conclusi alla sommità da una copertura cilindrica intonacata coronata da una boccia sferica in marmo bianco. E parliamo solo di camini, nati ad esplicare la funzionalità di fare uscire il fumo dall’edificio!!
Le strutture murarie si spingono oltre la linea di gronda in corrispondenza del pianerottolo conclusivo della scala ellittica di distribuzione interna alla villa e nel frontone prospettico della facciata decorato da lastre, cornici e da sei splendidi pinnacoli in marmo bianco che rendono ineguagliabile la Villa veneta. Ecco che qui la copertura diviene il punto di incontro tra muratura, intonaco, marmorino, marmi decorati, finestre, grondaie e coppi in un susseguirsi di intrecci semplici, regolari ma nello stesso tempo in grado di imprimere alla residenza un movimento armonico che la spinge dalle forme rinascimentali verso quelle barocche.
Il progetto si riassume in tutte quelle fasi di intervento indispensabile principalmente a fermare le numerose infiltrazioni di acqua piovana e il consolidamento delle parti strutturali quali travi in legno di primo, secondo e terzo ordine, murature, cornici e decorazioni lapidee che adornano i prospetti.
Due sono gli ambiti nei quali si è dovuta soffermare a riflettere la progettazione caratterizzati da tipologie costruttive differenti tra loro per materiali, periodi storici e tecniche realizzative completamente estranee tra di loro. Il primo viene individuato nelle coperture e nei solai di interpiano della parte cinquecentesca e nel corpo centrale dell’ampliamento settecentesco della Villa che, dopo il già citato e gravoso incendio, sono stati completamente ricostruiti utilizzando tecniche di restauro consone all’epoca ma caratterizzate dall’uso a volte spropositato e ingiustificato del cemento armato. Il secondo nei miracolosamente illesi saloni a doppia altezza a lato del prospetto principale che hanno conservato in buono stato le strutture originarie e le decorazioni ad affresco che adornano le pareti e i soffitti.
Il primo sopralluogo si è tradotto in un bollettino di guerra. Lo stato del manto dei coppi era gravoso tanto da riuscire in seguito a recuperare appena il 30% del materiale successivamente riposato. Le lattonerie in “latta”, per lo più rimosse dalle intemperie, erano completamente arrugginite e pericolanti. Gli intonaci insufficienti alla loro funzione di protezione delle murature tanto che gli affreschi del corpo scale erano sottoposti ad un quasi irreversibile distacco della superficie pittorica dal fondo dovuto alla presenza di umidità capillare. Gli infissi, erosi dall’acqua e rovinati dal sole, deformati e inutilizzabili. I camini pericolanti. Le cornici di gronda in marmo ossidate dal rame. La decorazione del prospetto da consolidare e da ripulire dalle patine vegetative e biologiche che le ricoprivano.
Ma, come la fine delle migliori fiabe, dopo tante traversie… con l’ausilio di maestranze altamente specializzate e bravi artigiani… oggi possiamo dire… c’era una volta…! Grazie all’oculato intervento la copertura ha finalmente rivestito l’abito delle feste ed è splendente in contrapposizione ai prospetti ancora in balia di un degrado che li attacca nella speranza e con l’augurio di potere proseguire con il restauro e ridare, nel prossimo futuro, il lustro e l’importanza che la Villa Nani Mocenigo ha rappresentato e rappresenta ancora oggi per il territorio del Polesine e del Veneto.
NOTA
1 Pur essendo una costruzione prettamente realizzata in mattoni, viene considerata di aspetto naturalistico perché viene inserita all’interno del parco sormontata da un cumulo di terreno (da considerarsi come isolante termico) con ampia vegetazione che ne caratterizza l’aspetto esterno.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Canova Antonio, Ville del Polesine; Ferrara, Industrie Grafiche di Ferrara, 1972.
Semenzato Camillo, Le Ville del Polesine; Vicenza, Neri Pozzi Editore, 1975.
Pro Loco Canda; Villa Nani Mocenigo; opuscolo divulgativo dell’Associazione locale.
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Come citare questo articolo
Massimiliano Furini. “Villa Nani Mocenigo”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-nani-mocenigo/