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STORIA - TRADIZIONI

L’aia

di Ildo Testoni

Ventaglio Novanta n. 37 2008 pp. 86–87

Il tempo cancella molte cose, ma i ricordi non è facile dimenticarli, soprattutto quelli legati agli anni della giovinezza. Protagonista, di quegli anni ormai lontani, un ambiente oggi giorno pressoché desueto: l’aia. Il grande rettangolo in mattoni, posto a mezzogiorno davanti alle case di campagna, serviva innanzitutto per l’essicazione dei cereali. Si trattava di un selciato (proprio per questo in dialetto veneto era detto sèlese) ben livellato, realizzato con pietre particolari in grado di assorbire l’umidità dei prodotti distesi per essere essiccati. Non c’era azienda agricola, grande o piccola, che non ne avesse una. La posizione delle aie, davanti alle abitazioni si spiega con la opportunità di un controllo immediato per scoraggiare eventuali furti e con la necessità di un rapido intervento di ammasso e copertura dei cereali in caso di mal tempo. Erano poi utili come marciapiedi, specie nella stagione delle piogge, quando il fango paralizzava le corti. A quei tempi la ghiaia era un’utopia, mancava anche lungo le strade comunali, difficilmente praticabili. L’aia è sempre stata l’orgoglio degli agricoltori che la tenevano pulita, ben curata e protetta d’inverno, quando veniva coperta di paglia e foglie secche per evitare i danni del gelo. Verso il periodo pasquale veniva tolto lo strato di protezione, e questo era il segnale del ritorno della bella stagione. Erano soprattutto i bambini a fare festa sull’aia ritornata pulita con giochi e tanta allegria. Con l’estate giungeva il tempo della mietitura, ed era allora che le aie assumevano la loro funzione primaria. Dai campi i covoni di frumento venivano portati sulle aie, ammucchiati in “biche”, costruite con tanta attenzione perché l’eventuale pioggia non doveva bagnare il grano che maturava in attesa della trebbiatura. Erano queste giornate molto intense, dopo di che il biondo

Area indispensabile per l’essicazione dei prodotti agricoli, era anche importante luogo di aggregazione

Ventaglio 37:170×240 V37

5-06-2008

16:07

Pagina 87 frumento veniva steso sull’aia e alla sera ammassato per preservarlo dall’umidità ed era allora, dopo cena, che veniva attorniato dalla famiglia coltivatrice, orgogliosa del raccolto, ormai salvo dal pericolo della grandine, compensata da tante fatiche e sudori. Per gli agricoltori era questa l’occasione, con il frumento sull’aia, di discutere del raccolto dell’annata, più o meno favorevole e delle rese in quintali dei propri campi. C’era sempre chi voleva essere superiore agli altri, denunciando quantità che poi in realtà non c’erano. Rivalità e furbizia hanno sempre caratterizzato la vita dei coltivatori diretti. Allora le aie erano anche luogo di aggregazione ed allegria giovanile, con momenti dedicati al ballo (i famosi quattro salti sull’aia) che si organizzavano soprattutto in agosto e settembre, quando si scartocciavano le pannocchie del mais. Non pochi amori sono nati in quelle serate! Di sera, attorno ai grandi cumuli si sedeva tanta gente: gli anziani in conversazione, i giovani dediti al canto corale. Nel silenzio della notte i canti si sentivano in lontananza e servivano spesso da richiamo per altri giovani che raggiungevano l’aia animata trovando modo di sedersi vicino alle signorine per corteggiarle. A conclusione del lavoro spesso il canto veniva sostituito dalla musica del giradischi e si improvvisavano alcuni balli che a volte si protraevano fino a notte inoltrata. Tutto era semplice e spontaneo, c’era tanta allegria e spensieratezza, che non veniva turbata più di tanto dalle osservazioni delle nonne che, alla vista delle stelle cadenti (allora molto più frequenti) asserivano che erano anime del purgatorio che avevano bisogno di preghiere. Oggi le cose sono cambiate, le aie superstiti sono per lo più deserte e quelle delle grandi aziende, ormai del tutto abbandonate, si sono ricoperte d’erba. Oggigiorno il frumento si lascia essiccare sulla pianta, mentre per il mais ci sono grandi essiccatoi. Nelle campagne si è ridotta molto la presenza dei residenti e i quattro salti sull’aia sono rimasti un bel ricordo, un suggestivo affresco di quel mondo contadino che per secoli è stato il perno attorno a cui ruotava una vita intensa e certamente più serena di quanto non sia quella odierna.

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Come citare questo articolo

Ildo Testoni. “L’aia”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/laia/

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