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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Il Delta e la caccia

di Enrico Mancin

Ventaglio Novanta n. 37 2008 pp. 164–165

Il Delta e la caccia, un binomio antico, legato alla storia stessa del particolare lembo orientale di territorio polesano, motivo di vari interessi e non esente da critiche accese mosse dal mondo ambientalista. Da qui una domanda: ha ancora senso nel terzo millennio l’attività della caccia? E più in generale: quali sono i problemi principali sul tappeto? E ancora: quale la situazione dell’avifauna nel Delta? Per cercare risposte adeguate ai vari quesiti, si è svolto a Porto Viro un partecipato convegno presso la sala dell’Eracle, sostenuto e patrocinato dalla Provincia di Rovigo, organizzato e coordinato da Lorenzo Carnacina, presidente dell’Ambito territoriale di caccia “RO3”, il quale comprende le zone lagunari e vallive del Delta polesano. I lavori, aperti dal saluto del rappresentante del Comune di Porto Viro, l’assessore delegato alla Caccia Virginio Mantovan, hanno visto gli interventi di Giovanni Chillemi nella veste di direttore della Sezione ricerca di Veneto Agricoltura, quindi dell’assessore regionale Renzo Marangon e del vicepresidente della Provincia di Rovigo ed assessore alla Caccia, Gino Sandro Spinello. Sono seguiti poi sei interessanti interventi scientifici, presieduti dal tecnico faunista Emiliano Verza, che hanno ben approfondito il tema in trattazione. Quello relativo a “La gestione della caccia agli acquatici nelle zone SIC e ZPS”, è stato effettuato da Alessandro Costato, capo ufficio Caccia della Provincia, il quale ha esaustivamente trattato della normativa di dettaglio, nonUn importante convegno a Porto Viro per mettere a fuoco le problematiche di un’attività che affonda le sue radici nella storia

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5-06-2008

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Pagina 165 ché delle regole che attengono all’attività venatoria presso le zone umide del Delta. E’ seguito l’intervento di Michele Sorrenti, biologo dell’Acma e di Emiliano Verza che ha riguardato oltre un decennio di studio sugli anatidi in quest’area del tutto peculiare, il Delta del Po. E’ stato un interessante raffronto tra i dati del censimento e di prelievo venatorio, che ha posto le basi per giungere ad un’utile collaborazione, tra il mondo della ricerca e quello della caccia e conseguire una proficua gestione del patrimonio faunistico. Dal canto suo, la ricercatrice dell’acclarato Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Roberta Nardi, ha trattato i temi dell’avvelenamento da piombo (vale a dire il saturnismo), e dell’influenza aviaria nelle zone umide. Temi indubbiamente di attualità, alla luce anche della moria di fenicotteri che ha purtroppo interessato le terre del Delta negli ultimi due anni. E’ seguito l’intervento di Massimiliano Costa della Provincia di Ravenna, ad illustrare l’attività di inanellamento scientifico, coordinata dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Ha sollecitato, chiunque avesse rinvenuto uccelli dotati di anello, a comunicare tale informazione all’Atc. La parola è poi passata a Stefano Volponi, esperto del cormorano, che ha fornito un aggiornamento della situazione in cui si trova tale specie in Europa e in Italia nello specifico.

Ha chiuso l’interessante convegno, l’ampio intervento di Giuseppe Penzo, vallicoltore nella zona di Porto Levante, il quale ha portato nell’assise la sua esperienza, sottolineando i problemi che nascono dalla massiccia presenza del cormorano per il mondo vallivo. Penzo ha inoltre illustrato che cosa sia la vallicoltura tradizionale e la sua situazione odierna, evidenziando la necessità di una gestione condivisa dell’ambiente vallivo. Sull’importanza del convegno, e l’interesse dei temi approfonditi si è soffermato a distanza di qualche tempo il presidente Carnacina affermando: “Per il mondo venatorio deltino, è stato estremamente positivo il convegno, con cui abbiamo intrapreso un cammino nuovo per una caccia sostenibile, alla luce del terzo millennio; caccia che deve partire da un coinvolgimento sempre più approfondito da parte dei cacciatori, nella conoscenza dell’ambiente e della sua fauna, partecipando inoltre in maniera attiva ai censimenti delle presenze degli acquatici, in particolar modo degli anatidi, sull’esempio di quanto avviene già in altri paesi dell’Europa, come per esempio la Francia”. “Il nostro motto – ha continuato Carnacina – è che l’evoluzione della caccia non può essere confusa con l’evoluzione degli strumenti tecnici per arrivare all’abbattimento degli acquatici, ma l’evoluzione delle abilità del cacciatore che sono intrise di tradizione, conoscenze e partecipazione. Questo è il messaggio lanciato dal nostro convegno, che mi sembra venga recepito da schiere sempre più vaste di cacciatori”.

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Come citare questo articolo

Enrico Mancin. “Il Delta e la caccia”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-delta-e-la-caccia/

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