Nuove e vecchie povertà: come contrastarle? Chi si assume il compito di coordinare iniziative ed azioni a favore delle fasce più deboli della società? Fondamentale punto di riferimento, di informazione e di coordinamento in città è il Centro d’Ascolto del Comune di Rovigo, luogo anche di analisi, osservazione del territorio, riflessione ed elaborazione dati per promuovere politiche di contrasto alla povertà e alla disuguaglianza tra le persone. A chi è nel bisogno, la mappa dei servizi indica con chiarezza dove ottenere ascolto e orientamento: servizio docce, mensa, distribuzione alimentari e generi di prima necessità, vestiario, mobili, asilo notturno, accoglienza residenziale. La Croce Rossa Italiana tiene aperto un ambulatorio infermieristico, mentre l’associazione “Emmaus incontra” offre un servizio di camper mobile presso la stazione ferroviaria di Rovigo. A queste si affiancano anche altre organizzazioni: la Caritas, la San Vincenzo De Paoli, I Frati Cappuccini, il Centro Francescano d’Ascolto, l’Asilo Notturno “Arcobaleno”, la Piccola Casa di Padre Leopoldo e “Portaverta”. Un riconoscimento particolare va a quest’ultima associazione, “Portaverta”, che nel nome dichiara chiaramente la sua origine tutta polesana. Nacque nel 1981 dalla sensibilità cristiana di un gruppo di persone desiderose di rispondere situazioni di povertà nelle espressioni più varie del bisogno, animata dal Maestro Giovanni Pavarin, che ne fu a lungo il presidente, e Don Vanni Cezza, oggi anche Direttore dell’Ufficio Diocesano della Famiglia. Il M° Pavarin svolgeva servizio volontario in carcere e si era posto il problema degli ex carcerati che, all’uscita dal carcere, si trovavano spesso sulla strada senza sapere dove andare. Come membro dell’Associazione Cattolica, era riuscito a sensibilizzare un gruppo di una ventina di giovani dell’Associazione Cattolica a dedicarsi alle persone in difficoltà. Era allora Assistente spirituale e responsabile del settore giovanile dell’Azione Cattolica Don Vanni Cezza, in quel tempo Parroco di Granzette, il quale, cogliendo le sollecitazioni del M° Pavarin, non esitò ad aprire a persone nel bisogno una abitazione data in uso al parroco dall’ing. Tenani. Nacque così l’associazione “Portaverta” che ben presto valutò la canonica non più sufficiente ad accogliere le numerose persone che bussavano a quella porta. Quando quella
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Pagina 173 casa fu riconsegnata al sig. Tenani, fu provvidenziale la sensibilità del Vescovo di Rovigo, (in quegli anni Mons. Giovanni Sartori), il quale intervenne con contributi per l’acquisto di una casa più ampia con scoperto annesso, situata in via Forlanini, 62, la cui porta dall’inizio del 1988 ha continuato naturalmente ad essere sempre aperta. L’art. 1 dello Statuto dell’Associazione recita: “Ispirandosi ai principi cristiani di solidarietà e fraternità, (l’Associazione “Portaverta”) intende porsi al servizio dell’uomo che è in difficoltà per esperienza di droga, carcere e prostituzione, per condividere un cammino di liberazione”. Ed è proprio questa la finalità fondamentale: aiutare tutti quelli che bussano a quella porta ad uscire da situazioni di disagio perché riacquistino la dignità di persone. “Portaverta è composta attualmente da un gruppo di volontari più ristretto che nel passato ma, sia per motivazione che per maturità, sono qualitativamente più preparati. L’unica difficoltà consiste nella precarietà della loro presenza. I giovani oggi sono cambiati e sembrano meno sensibili al servizio volontario. L’età media dei volontari pertanto si è elevata. Essi sono coordinati da Suor Concetta delle Serve di Maria Riparatrici, che da circa 15 anni è attiva nella gestione della casa e della cucina. Don
Vanni, invece, riveste il ruolo di responsabile dell’accoglienza di chiunque arriva. La casa può ospitare contemporaneamente fino a cinque persone, le quali possono rimanere mediamente fino al raggiungimento delle finalità programmate per ciascuna di esse. Le mansioni dei volontari consistono nell’accompagnare gli ospiti nello stile di famiglia allargata, lavorando insieme nelle varie attività che si svolgono nella casa: coltivazione di ortaggi, giardinaggio e allevamento di pollame per il fabbisogno alimentare, sia pur parziale. E’ attivo anche un laboratorio di restauro di mobili, specialmente nel periodo invernale. Il lavoro svolto insieme ai volontari è assai utile per le persone ospitate che presentano problemi di droga, alcolismo, disagio psichico, familiare, handicap fisico, senza dimora e disagi legati al fenomeno dell’immigrazione. Il contatto con i volontari è sicuramente educativo per le persone che rafforzano così rapporti di aggregazione, di conoscenza e di amicizia. Non esiste nulla di più rassicurante dell’amore e del contatto umano per aiutare a liberarsi da tante problematiche. Dall’incontro col presidente attuale di “Portaverta”, il signor Emanuele Grigolato di Rovigo, ho appreso che l’Associazione è Onlus, ha ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica, stipula protocolli d’intesa con le USSL polesane ed è iscritta al Registro regionale delle istituzioni private con l’autorizzazione al funzionamento di struttura educativo assistenziale. Dal 1994 è inserita nel Registro regionale delle organizzazioni di volontariato. I volontari per i problemi di una certa specificità, fanno riferimento alla professioVentaglio 37:170×240 V37
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Pagina 174 nalità medica dei Servizi Pubblici del Comune e alle USSL. Mensilmente si riuniscono per la formazione su temi attinenti le attività che si svolgono nella casa, mentre ogni settimana gli incontri hanno carattere tecnico organizzativo. Tra i volontari si alternano ex insegnanti disponibili ad insegnare la lingua italiana agli stranieri, attività molto richiesta e svolta anche presso la Caritas e i Centri di Formazione Permanente. Un servizio importantissimo, di cui si sente la carenza istituzionale pubblica, è quello delle docce. Qui a Portaverta le persone possono avvantaggiarsi due volte la settimana di questo essenziale servizio che comprende anche il lavaggio della biancheria. A concorrere al ripiano delle spese sono i soci stessi dell’associazione, i volontari e le offerte dei privati, per i cui aiuti in denaro possono fruire della detrazione fiscale. I volontari si turnano nel servizio per garantire la propria presenza umanitaria di solidarietà al fine di consentire che la porta della casa sia sempre aperta. Tra di essi c’è chi fa volontariato carcerario nella Casa Circondariale di Rovigo; del resto a questo settore di bisogno Portaverta, fin dalla fondazione, ha sempre riservato un’attenzione privilegiata. I carcerati hanno bisogno di essere assistiti non solo all’interno, ma soprattutto fuori dal carcere, quando escono. Su questo fronte Portaverta è in collegamento con altre agenzie che si occupano delle medesime emergenze: il Centro Francescano d’Ascolto, la San Vincenzo, la Caritas. In carcere finiscono soprattutto extracomunitari e il problema degli immigrati è tra i maggiori perché essi non hanno alternative; una volta scontata la pena e tornano liberi, spesso si ritrovano sulla strada a delinquere. Qui Portaverta spende le sue migliori energie per incontrare queste persone e, oltre a ospitarle, le aiuta a trovare un lavoro al fine di liberarle – è proprio il caso di dirlo – da situazioni di emarginazione, proponendo un percorso di inserimento per vivere da cittadini autonomi ed integrati. Osservando le statistiche analitiche raccolte diligentemente dagli operatori di Portaverta dal 1981 al 2006, in base alle problematiche presentate da chi si è avvicinato all’associazione, emerge che, dopo un picco dal 1987 al 2000, i consumatori di droga sono diminuiti. Un tempo esistevano meno possibilità di risposta, e Portaverta accoglieva chiunque; oggi le USSL hanno chiuso le strutture gestite direttamente, però il problema sussiste e Portaverta conVentaglio 37:170×240 V37
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Pagina 175 tinua ad accogliere concordando di volta in volta con la persona interessata le modalità del percorso e il punto di arrivo: ingresso in comunità terapeutica, reinserimento familiare e altro. Ci sono persone, afferma il signor Grigolato, che per problemi vari trovano nella casa un punto di riferimento, non essendo ancora in grado spesso di gestirsi da sole Altre ritornano a Portaverta per amicizia o perché hanno bisogno di vivere momenti conviviali in una situazione protetta. Una cosa è certa: l’assistenza viene offerta a tutti indistintamente. Portaverta è aperta non solo per accogliere le multi problematicità ma anche chiunque voglia conoscere il funzionamento della struttura. Per esempio, sono stati condotti gruppi di ragazzi a visitare la casa, o per fare uno stage nell’abito del progetto di alternanza “Scuola-lavoro”, o per far fare esperienza di vita della casa. Nell’anno del 25° di vita, le manifestazioni di riconoscimento sia sul piano religioso che civile per la vasta opera caritativoassistenziale svolta, sono state numerose, fra cui i mercatini di oggetti, opera dei volontari e degli ospiti di Portaverta. Il 22 ottobre 2007 all’Associazione è stato conferito l’ambito premio “S. Francesco Città di Rovigo”. Estesi sono pure gli incontri di coordinamento con Enti e altre Associazioni. Infatti Portaverta è in contatto con il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza e con il Comune di Rovigo – area servizi alla personaper interventi per persone in stato di povertà estrema o senza fissa dimora e per attuare il progetto contro lo sfruttamento sessuale. E’ in collegamento anche con il Centro di Servizio per il Volontariato “Polesine solidale” e con il S.E.A.C. (Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario); aderisce al progetto FIDES (Accoglienza, formazione e inserimento lavorativo per donne a rischio di marginalità) e alla Banca Etica. La vita nell’Associazione è molto intensa. Solo nel 2007 sono state accolte in forma residenziale 20 persone con un’età media di 45 anni e una permanenza media di 44 giorni. Le persone che nell’arco del 2007 si sono rivolte all’associazione sono state oltre 178 per colloqui, richieste di aiuto in generi di prima necessità, ospitalità diurne. Tra queste ultime sono da segnalare le presenze in permesso giudiziario di persone provenienti dalla Casa Circondariale di Rovigo. Concludendo, si può affermare che una società che insegue il proprio benessere senza farsi carico dell’universo di sofferenze che la circonda, non può sentirsi giusta. E’ doveroso, pertanto, ringraziare l’esercito di volontari che nelle varie realtà assistenziali scelgono di dar senso alla propria esistenza ponendosi a fianco dei poveri e derelitti. Con l’impegno per condividere con loro la propria storia, nella convinzione che liberare l’emarginato dal suo disagio significa restituirgli la dignità di persona, che non viene da alcuno, ma va solo rispettata perché è propria di ogni essere umano.
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Come citare questo articolo
Francesca Magon. ““Portaverta””. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/portaverta/