Non è vero che il Bassopolesine è una terra gravemente carente di vestigia storiche: è vero invece che le testimonianze architettoniche del passato – siano esse più o meno prestigiose (risalenti addirittura al 500-600 e quindi con un’antichità del tutto considerevole) – pian piano vanno perdute per carenza di fondi, indispensabili per un loro restauro conservativo.
L’ultimo caso si è verificato a Porto Viro con la demolizione (pur se avvenuta nel rispetto della normativa vigente), del “Palazzo Negrelli-Perazzolo” di Cao Marina, che sorgeva nella parte nord di Porto Viro e nelle immediate vicinanze dell’attuale corso del Po di Levante. Tutto legalmente valido, però purtroppo rimane il vulnus per la perdita di una struttura ricca di storia (la stampa, parlandone già negli anni ‘90, aveva titolato “Palazzo Negrelli-Perazzolo – Una storia abbandonata”). D’altro canto, è stato anche autorevolmente fatto osservare, il palazzo era ormai fatiscente appariva difficilmente recuperabile, una struttura pericolosa per l’incolumità di chi vi si fosse avvicinato.
Dunque non resta che prendere atto, malinconicamente, che si tratta di un altro tassello importante della storia locale, che se ne va.
Molte le denominazioni, in tempi più o meno remoti, che aveva conosciuto il palazzo, o meglio il complesso della corte, una specie di “fattoria fortificata”, di cui si ritrova già traccia nell’antica mappa del 1587 (Asv – Seapo 7), riportata nel testo del celebre geografo e studioso Marcello Zunica. Qui appare la denominazione di “Cha’ di Marina”.
Ma il complesso, in altra documentazione, appare già esistente nel 1563, dunque circa 20 anni prima della costruzione della “delizia” estense della Mesola, fatta edificare da Alfonso II° d’Este. Si tratta quindi di un bene perduto nonostante vantasse un’antichità del tutto apprezzabile.
Il rinascimentale complesso “Negrelli-Perazzolo”, o anche “Palazzo Malipiero”, come è stato pure indicato, era cinto da un alto muro di mattoni che racchiudeva l’ampia corte il grande palazzo di pianta quadrata, a tre piani, che nella facciata presentava una piacevole euritmia di pieni e vuoti, e l’oratorio già dedicato a San Gaetano da Thiene (come ricordato anche da Mario Naia, geniale autodidatta studioso di storia locale).
Quest’ultimo edificio è tuttora esistente, pur se assai deteriorato: si impone pertanto un intervento di salvaguardia prima che anche questo bene storico vada perduto. Quasi contiguo, permane un “mozzicone” dell’antico campanile, già costruzione abbastanza decorosa.
Il complesso Negrelli-Perazzolo comprendeva anche la casa colonica, le scuderie, un brolo (orto-giardino), ecc, era legato con chiarezza agli splendori della Serenissima, che ha lasciato vestigia e toponimi un po’ in tutto il Bassopolesine.
Infatti il Cattasticum della comunità di Loreo (tomo di inestimabile valore storico, purtroppo perduto), indicava che già il 20 ottobre 1761, esso era possessione del Nobil Homo Girolamo Corner.
Un complesso “blasonato”, dunque, costituito dal palazzo e dalle sue pertinenze, un bene che però nel corso del Novecento aveva conosciuto una progressiva decadenza ambientale e strutturale, che alla fine è risultata purtroppo irreversibile.
La sua demolizione non è però stata indolore ed ha colpito in modo quasi traumatico coloro che, a causa del luogo isolato dove sorgeva il palazzo, sono venuti a conoscenza dell’evento solo qualche tempo dopo.
Da notizie degli Uffici competenti, è risultato che la demolizione di “Palazzo Negrelli – Perazzolo”, è avvenuta, come detto, nel rispetto della normativa vigente, trattandosi di edificio pericolante che avrebbe potuto produrre danni alle persone, che si fossero incautamente avvicinate. A tale demolizione non ostava-
no poi divieti, giacché l’edificio non era tra quelli catalogati di pregio e di rilevanza architettonica, per i quali erano state a suo tempo predisposte apposite schede.
La conclusione? Che la salvezza di queste vestigia del passato deve partire da una forte consapevolezza del valore non solo architettonico ma anche storico dei beni presenti sul territorio. Ed è inoltre indubbio che l’azione di salvaguardia può essere agevolata da una riconversione, ristrutturazione e riqualificazione, magari con apposite convenzioni, come si sta facendo in modo encomiabile a Loreo, mediante convenzione stipulata tra Comune e privati, relativa a Villa Papadopoli o Corte Retinella, posta in quel Comune.
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Come citare questo articolo
Enrico Mancin. “Il Palazzo di Cao Marina”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-palazzo-di-cao-marina/