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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Polesella enclave veneta

Le importanti ville del centro rivierasco sottolineano l’eccezionalità di un territorio incuneato nella Transpadana Ferrarese

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 38 2009 pp. 26–31

Eccezionale, per la sua rilevanza architettonica, unica per la posizione a ridosso della sponda sinistra del Po, splendida dopo il recente restauro, si presenta a Polesella Villa Morosini. Orgogliosa nella consapevolezza della sua caratteristica di rappresentare “la villa veneta” del Po.

Sulle rive del grande fiume si affacciano infatti anche altre dimore di rilievo, tra cui, restando in area polesana, spiccano, a monte di Polesella, Villa Roveri-Fioravanti a Calto, Villa Manfredini-Stampanoni a Gaiba, Villa Bertelè a Stienta, e poi, più a valle, Villa dei Principi Pio Falcò a Crespino, e altre ancora meno rilevanti. Tutte queste però sono basate sui canoni dell’architettura ferrarese, eccetto Villa Morosini, unica che può fregiarsi del titolo di villa veneta.

E, in virtù di questo aspetto esclusivo, tra tutti i paesi rivieraschi del grande fiume, solo Polesella può esibire il prezioso gioiello architettonico voluto dal doge Francesco Morosini (1619-1694). Una costruzione tanto singolare da far a lungo pensare per la sua progettazione all’intervento di un architetto di grido quale fu lo Scamozzi, l’allievo preferito del Palladio, e solo in tempi recenti attribuita ad Antonio Gaspari, architetto non di secondo piano che per i Morosini seguì vari lavori a Venezia.

Ma perché una costruzione tanto importante, di impronta tipicamente veneta proprio a Polesella? Perché questa marcata differenza rispetto a tutti gli altri paesi a ridosso del Po, caratterizzati da stilemi che si rifanno all’architettura ferrarese?

La risposta non va tanto ricercata nella geografia, quanto nella storia. Fu in particolare un importante evento politico-militare, la guerra del Sale (1482-84), a cambiare i destini di Polesella insieme ad un’ampia porzione del Polesine settentrionale, legandoli a Venezia, mentre tutto il resto del territorio lungo il Po, restò sotto il controllo estense sostituito poi da quello pontificio. Un’area, questa, che tuttora risente in modo determinante delle tradizioni emiliane, e che è passata alla storia col nome di Transpadana Ferrarese.

Nella fascia a ridosso del Po fa dunque eccezione Polesella con l’attigua Guarda Veneta, che Venezia volle fortissimamente entro i confini del suo dominio, tanto da vincolare la firma del trattato di pace, a conclusione della citata guerra, al possesso di questo lembo di territorio incuneato nel Ducato Ferrarese.

Dal punto di vista politico ed amministrativo il territorio di Polesella assieme a quello adiacente di Guarda veneta, dalla fine del XV secolo, si venne pertanto a configurare come una sorta di enclave inserita all’interno dei confini estensi. Un’area però non completamente circondata dal dominio dei duchi di Ferrara, giacché una sorta di cordone ombelicale la teneva saldamente legata allo stato veneziano. Un “cordone” più d’acqua che di terra rappresentato dalla Fossa Polesella, un canale (oggi interrato) che metteva in comunicazione il Po col Canalbianco.

E fu proprio la presenza di questa storica via d’acqua a richiamare l’attenzione della Serenissima verso il territorio di Polesella, e a pretenderlo a conclusione del conflitto che aveva visto all’offensiva le armate veneziane.

Veniva infatti garantita la possibilità, partendo da Venezia per via mare, di risalire il Po fino a Polesella, quindi di imboccare la Fossa e, grazie a questa, raggiungere il Canalbianco per percorrerlo controcorrente fino a Canda, oppure dal Canalbianco imboccare lo Scortico e raggiungere Fratta Polesine e poi l’Adigetto. Un reticolo di arterie d’acqua, importantissimo per le comunicazioni all’interno dell’area polesana allora poco praticabile per le vie di terra, spesso allagate o addirittura inesistenti.

Erano proprio i fiumi le autostrade e le tangenziali dell’epoca, in grado di garantire le comunicazioni e assicurare la fortuna di un centro storico. E non a caso i tre paesi, interessati dai citati snodi fluviali – Polesella, Fratta e Canda – videro ergersi, presso i rispettivi corsi d’acqua tra loro collegati, bellissime dimore, tuttora vanto dell’architettura veneta all’interno del territorio polesano. In primis tre eccezionali ville venete: la Nani Mocenigo a Canda, la Badoera a Fratta e la citata Morosini a Polesella. E, accanto a queste, altre costruzioni di rilievo, anche se meno magniloquenti.

Per restare a Polesella, oltre all’importante residenza dogale, sono presenti altre nobiliari dimore di impronta tipicamente veneta, un tempo affacciate sullo scomparso corso d’acqua denominato Fossa Polesella: ecco Villa Rosetta, la cui realizzazione è tradizionalmente attribuita a Baldassarre Longhena (l’architetto che a Venezia ha legato il suo nome alla splendida chiesa della Madonna della Salute); quasi di fronte si erge poi Villa Armellini, detta delle sette teste per i mascheroni in chiave d’arco sul portale d’ingresso e sulle porte-finestre del primo e secondo piano; più discosta Villa Selmi-Serafini, e poi ancora altre costruzioni storiche di minor pregio.

Molto forte dunque nei secoli il legame di Polesella con Venezia, e pertanto non sorprende di trovare qui il Leone di San Marco, simbolo per antonomasia della Serenissima, che corona il frontone del palazzo comunale.

Ma il punto strategico fondamentale di Polesella era costituito dal “Sostegno”, solida opera in muratura, progettata dall’architetto ferrarese Biagio Rossetti quando ancora la località faceva parte dei territori estensi e poi realizzata dai veneziani nel 1492. Il Sostegno era dotato di una paratia che veniva chiusa quando il Po era in piena, evitando così che le sue acque si riversassero turbinose nella Fossa allagando il paese. L’importante struttura permetteva in pratica di regolare il flusso delle acque dal o verso il grande fiume, a seconda delle esigenze di navigazione ed irrigazione dell’area idrografica compresa tra Canalbianco e Po.

Proprio dalla navigabilità del sistema Po – Fossa, il centro di Polesella assunse un’importanza rilevante, non solo di tipo strategico ma anche commerciale. Oltre sessanta botteghe nel ‘700 si aprivano sulla vasta piazza, raggiunte, grazie alle vie d’acqua, da acquirenti provenienti non solo da vari paesi polesani, ma anche dal Ferrarese.

L’importanza del paese cominciò pertanto a scemare con lo sviluppo delle comunicazioni stradali e ferroviarie. Ed in seguito all’alluvione del 1951 fu deciso l’interramento della Fossa attuato nel 1957, cui fece seguito lo smantellamento del Sostegno divenuto ormai inutile. Una iniziativa questa che, eliminando l’antico corso d’acqua, per secoli primaria fonte di vita per Polesella, segnava anche simbolicamente la definitiva fine di un’epoca.

Il paese ha trovato frattanto il suo sviluppo industriale e commerciale per lo più lungo la statale 16 che congiunge Rovigo a Ferrara, e da qualche tempo sta guardando con interesse al recupero della sua storia, con importanti interventi di restauro delle sue ville venete, perle architettoniche erette dal XVI al XVIII secolo, testimonianze di un passato illustre ed oggi ambasciatrici primarie dell’interesse che sta sempre più affermandosi in Polesine verso una valorizzazione turistica del proprio territorio.

Le battaglie di Polesella

L’importanza strategica di Polesella lungo il Po, primaria via di comunicazione del passato, ha avuto ripercussioni anche sul piano militare cosicché, nei vari conflitti che hanno visto scontrarsi Veneziani ed Estensi, Polesella è stata teatro di varie vicende belliche. Memorabili sono state in particolare due battaglie che hanno visto trionfare alternativamente le forze dei due Stati.

Il primo episodio durante la Guerra del Sale (1482-84)

Venezia aveva concepito una manovra a tenaglia per giungere ad impegnare definitivamente le truppe ferraresi a Ficarolo, baluardo importantissimo che, con la dirimpettaia rocca di Stellata, costituiva il perno difensivo del ducato estense.

Da ovest la fanteria veneziana, guidata dal Sanseverino, non trovò difficoltà eccessive a debellare le resistenze di Melara, Bergantino, Castenovo Bariano, per puntare decisamente su Ficarolo.

Da est la manovra era affidata ad una agguerrita flottiglia che dall’Adriatico aveva risalito il Po, incontrando poche resistenze fino a Polesella dove gli Estensi avevano armato alcuni pontoni galleggianti che, ancorati alla riva, sbarravano il passaggio alle imbarcazioni veneziane.

La battaglia sulle acque del grande fiume divenne ben presto rovente. Le sorti delle imbarcazioni veneziane apparivano tutt’altro che favorite, fino a quando un marinaio di origine dalmata, nuotando sotto la superficie delle acque senza essere scorto dai nemici, riuscì a raggiungere e tagliare le funi che tenevano ancorati i pontoni alla riva. Gli zatteroni, in balia delle acque, si allontanarono ben presto dalla posizione strategica ove erano stati posizionati, permettendo così alle imbarcazioni venete di raggiungere Ficarolo e portare un valido sostegno alle truppe di Sanseverino impegnate in un aspro confronto. Un’azione che risultò poi fondamentale per decidere le sorti della guerra a favore delle armi veneziane.

La seconda battaglia si combattè nel 1509

Attaccata da più parti in seguito alla vasta alleanza militare della Lega di Cambrai, la Serenissima si trovava a reggere l’impari confronto contro le milizie del papa Giulio II della Rovere, della Francia, dell’Impero Austriaco e naturalmente del Ducato Estense desideroso di rifarsi.

Venezia stava soccombendo, quando si verificarono due eventi imprevisti: il ritiro delle truppe dell’imperatore d’Austria, spostate nella penisola balcanica per timore di un attacco dei Turchi e il nuovo orientamento del papa che stipulò proprio con Venezia un’alleanza, denominata “Lega Santa”, in funzione antifrancese.

Alfonso I, duca d’Este, che nella prima fase del conflitto aveva riconquistato i territori perduti con la guerra del Sale, non volle allinearsi col papa e decise di sostenere, accanto alle truppe francesi, l’urto dell’esercito pontificio e veneziano.

A questo punto Venezia volle punire severamente il ribelle duca estense, mettendo in acqua una sorta di invincibile armata che senza difficoltà risalì il Po, acquartierandosi a Polesella. E proprio qui si verificò l’imprevisto.

Nella notte del 22 dicembre 1509, essendosi le acque del Po notevolmente alzate per copiose piogge cadute a monte, avvenne che le imbarcazioni veneziane, prima occultate dagli argini, divenissero ben visibili agli occhi dei nemici che, approntate le artiglierie presso la riva destra, cominciarono a bombardare il naviglio veneziano provocandone la pressoché totale distruzione. L’esito della battaglia produsse una grande gioia a Ferrara che celebrò con solenni cerimonie l’evento, mentre Venezia, incassava amaramente la sconfitta provvedendo a degradare l’ammiraglio Angelo Trevisan.

Una battaglia questa che però non mutò le sorti finali del conflitto, tanto che, al momento della sottoscrizione della pace, Venezia non solo vide riconfermati i suoi possedimenti polesani, ma addirittura aumentati con l’aggiunta del territorio di Adria prima in mani estensi.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Polesella enclave veneta”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/polesella-enclave-veneta/

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