Frassinelle Lipamana è il nome di una delle quattro contrade del Palio della Valle dei Frassini (che si disputa ogni anno nel mese di maggio). E’ un toponimo di origini veneziane molto diffuso in paese, che appare in un mappale conservato presso Fondazione Querini Stampalia a Venezia.
Da un’analisi effettuata su questo mappale antico è stato possibile estrapolare alcuni dati importanti sul territorio frassinellese e sulla presenza di nobili veneziani nell’entroterra polesano. Tra i mappali della Fondazione, un primo (n° 281 risalente al 1686) descrive proprietà della famiglia Priuli site in località Bina di Frassinelle, un secondo (n° 282 risalente al 1742), ad opera dell’agrimensore Domenico Rosati, descrive le proprietà di Sebastiano Lippomano site a Frassinelle (Catalogo del Fondo Cartografico queriniano a cura di Giuseppe Mazzariol).
L’attenzione si focalizza su questo secondo mappale che, nel 1742, attesta i possedimenti su territorio frassinellese da parte della famiglia veneziana dei Lippomano, casato originario di San Basegio, che, come molti altri, aveva delle proprietà sulla terraferma. Sul mappale si legge “Dissegno di una Possesione nominata la Lipõmana di ragne de N.H.C. Sebastiano Lippomano…”: è evidente come la denominazione “Lipomana”, diffusa ancora oggi, derivi proprio dal nome della famiglia veneziana, mutata in seguito in “Lipamana”.
Altre interessanti informazioni sono indicate sul mappale 282, soprattutto quando l’agrimensore ne indica i confini. “La Possesione, quale è posta nella Frassinella frà questi Confini, cioè da un cappo a Levante il N.H.C. Vincenzo Foscarini, a Ponte la Strada Pubca, a Mezzo Giorno il N.H.C. Lunardo Pesaro, a Tramontana la Strada Consorta: nominata la Viazza..”
La famiglia dei Lippomano, originaria dell’isola greca di Eubea (chiamata dai veneziani Negroponte) si trasferisce a Venezia nel 908. Ottiene il patriziato veneto nel 1381 per aver fornito uomini e denari alla Repubblica di Venezia, impegnata a combattere contro i genovesi nella guerra di Chioggia.
Oltre alle informazioni contenute sul mappale conservato in Fondazione Querini Stampalia, altre tracce dei Lippomano si trovano su una carta dell’estimo datata 1775 e conservata in Accademia dei Concordi. Dall’Estimo del 1775, Comuni di qua della Fossa (Frassinella – carta 34R), appare il nome del N.H.C. Gaspare Lippomano. I possedimenti comprendono ancora, come nel mappale del 1742, sia il caseggiato rurale, sia i terreni prativi ed arativi.
Gaspare Lippomano è figlio di Francesco che “possedeva terre in tutto il Veneto e principalmente nel Travisano” e fratello di Maria Teresa, che, nel 1790 va in sposa ad Alvise Querini Stampalia, (Paolo Gaspari, Terra patrizia – Aristocrazie terriere e società rurale in Veneto e Friuli, Istituto editoriale Veneto Friulano, 1993).
Alvise Querini, già ambasciatore di Venezia a Parigi alla caduta della Repubblica, fu il primo ad adottare la denominazione di Stampalia per distinguersi, alla corte napoleonica di Milano, da un omonimo. Da allora il doppio cognome è rimasto ad indicare la famiglia e la Fondazione, che sarà istituita dal figlio Giovanni.
È interessante sottolineare che Giovanni Querini Stampalia non eredita i possedimenti frassinellesi. La madre Maria Teresa, rimasta vedova di Alvise Querimi Stampalia, non lascia nulla in eredità al figlio. La motivazione è di carattere personale, e al contempo sociale (molto importante per l’epoca): la nobildonna avrebbe desiderato per il figlio un matrimonio decoroso ed una sicura discendenza. Le ultime disposizioni della nobildonna prevedevano almeno 1.000 messe ed altre regalie varie in oggetti e denaro a parenti e domestici.
Una clausola del testamento prevedeva poi che una parte dei suoi beni passassero ai futuri nipoti maschi, concedendo al figlio Giovanni soltanto l’usofrutto di tali beni: “La parte de’ miei beni (…) la lascio a mio figlio, ed avendo figli di legittimo matrimonio saranno loro (quando siano Maschi) gli eredi, egli sua vita durante l’usufruttuario, ed al caso non conoscendo la legge, non mi fossi bene spiegata dichiaro avendo figli maschi, egli sarà solo usufruttuario, ed altrimenti questa mia parte disponibile dovrà essere annualmente impiegata come segue…”. (dal Testamento di Maria Lippomano vedova di Alvise Querini, 22 febbraio 1847).
In realtà Giovanni Querini Stampalia non si sposò e non ebbe mai figli, né legittimi, né illegittimi. La madre lasciò parte dei suoi beni in eredità ad enti religiosi.
Giovanni Querini Stampalia, dal canto suo, aveva tutt’altri interessi e priorità differenti dalla volontà materna. Il conte era una persona molto generosa: “attraverso le disposizioni testamentarie, il Conte puntualizzò gli impegni da lui assunti in precedenza (…). Stabilì una serie di donazioni che possono essere interpretate come tributi ad amicizie, altre come desideri di render giustizia a destini avversi o di compensare servizi ricevuti (…). Principale protagonista del testamento è l’erigenda Fondazione Querini Stampalia” (Tesi di Laurea di Antonio Fancello – Per un profilo di Giovanni Querini Stampalia – ). Nonostante le disposizioni della madre è lo zio Gaspare Lippomano a nominare, nel 1854, Giovanni Querini Stampalia erede universale delle sue proprietà.
Una documentazione di qualche anno prima, ricavata dal Catasto austriaco (Archivio di Stato di Rovigo), in data 1846, risulta però che le proprietà (caseggiato rurale e terreni prativi ed arativi) non appartengono più ai Lippomano. La proprietà frassinellese, denominata la “Lipamana” è di Giordano Bombarda, del fu Giuseppe, ed amministrata da Giovanni Moroni. Sebbene i Lippomano non siano più presenti in loco la proprietà continua ad essere chiamata come la “possessione” indicata dall’agrimensore Domenico Rosati sul mappale del 1742.
Il toponimo Lipamana è dunque rimasto ad indicare una precisa zona del paese, visibile percorrendo via Romana dal centro verso la frazione Chiesa; sulla sinistra, dopo la strada bianca denominata la “Viazza” sorge il caseggiato rurale della “possessione” (foto 1).
Nel nome rimane la traccia di un passato segnato dalla presenza dei veneziani nell’entroterra del Polesine; nelle testimonianze testamentarie e storiche l’intreccio di due importanti famiglie della Serenissima Repubblica di Venezia.
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Come citare questo articolo
Valentina Merlini. “La “Lipamana””. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-lipamana/