INTREPIDA VIOLA
Sperduta nella mente dell’inverno, sepolta sotto la neve, quando ancora i passi non conoscono l’onda verde dell’erba e le ventate non falciano gli aquiloni, scossa nelle tue corde segrete dalla pioggia e da lievi spruzzate di sole, di nascosto, sei sfuggita al tombolo della Primavera che ti aveva ricamata
e hai sparso nell’aria gelata un profumo che non c’è nell’inverno che ha stuzzicato l’olfatto e ha indirizzato la mia attenzione verso foglie accartocciate e infeltrite protettive come ali di chiocce.
Nel gelido rovaio, a metà gennaio, ha dell’incredibile la scoperta di te intrepida viola, tenera, sola.
S’APRE IL MATTINO
Quando dalle acque fumose del delta il sole si leva come ostensorio, da un’ara incendiata s’apre il mattino e nell’aria di miele tra il verde lucente di tappeti di centonchi e mosaici di fiori nani in perenne mutazione troneggia l’airone. L’acqua lo specchia. Rilucenti penombre alle caviglie di canne arpeggianti al dolce alito della brezza lo invitano.
Con l’occhio di perla vigila, coi piedi affondati negli umori di spettinati marosi indugia con la grazia lenta di una divinità dalle onde germogliata. Lì tutto amplessa la natura e lascia sul labbro sillabe di sogno orme d’anima.
VISITA ALLA ROTONDA
Si blocca il piede sulla soglia.
Un silenzio sacro mi gela.
S’allertano i sensi, comodo scorre lo sguardo sulle maestose tele, trame di vita in altro ritmo da prodigi di luce segnate e potenza cromatica, dai miracoli della Vergine dominate.
La meraviglia mi mozza il respiro. Sensazioni, emozioni svegliate da una attenta e compiaciuta curiosità si sovrappongono. Trasalisco. Le scene di vita di un passato che non trapassa si animano nella mente.
E nel vuoto semibuio è un fluire di volti ignoti di nobiluomini vissuti con intensità di fede e amore tra popolani dai volti gualciti nell’urto contro gli scogli del mondo che fanno da cornice alla dimensione sacro-profana nei colori locali in cui mi sento presenza casuale, lì a captare un’energia invisibile tutt’intorno librata, a succhiare inquietudini, sofferenze, speranze, il pulsare della vita diversa e pur la stessa in ogni epoca.
A lungo indugio, incantata da quel parlare da tempo a tempo dell’arte persa nell’alchimia del passato tra vite in salita, o in discesa, in un tempo che si allunga e si fa eternità.
UN VIOLINO ED E’ FANTASIA
Il capriccio di un violino squassa il silenzio. Una cascata di note mi balza addosso come strale, mi penetra, mi rimbalza sull’anima. Nell’abbraccio, il pathos non ha dimensioni. La melodia mi rapisce, mi trascina, mi appaga, mi fa sua. Ogni altro suono o rumore intorno muore nel suo grembo e mi pare che anche il cielo esulti a quei passaggi in crescendo che poi sfumano in un picchettato.
La vertigine che mi orna le labbra di un sorriso poi si stempera in una fuggevole ghirlanda di sensazioni che evocano i trilli delle rondini che si rincorrono nel volo, gli scampanii festosi, fissi nel cuore come il richiamo di una voce amica, la tremula carezza di un’ala di farfalla, un angelo che dissolve all’orizzonte mostri di vapore che si ricompongono in piacevoli immagini di lembi rosati in una sonorità che scorre come limpida sorgente in un mattino rilucente.
ASPETTAMI
Aspettami all’uscita del tunnel che conduce all’Oltre e quando arriverò estenuata e abbagliata da quella luce che attrae più dell’arcana forza di gravità e rivedrò il tuo volto mi sentirò sicura come quando a te mi stringesti dopo il parto
e io ancorai la manina al tuo dito.
Spiriti impalpabili come fiocchi di neve in eterno insieme scivoleremo su rotte celestiali.
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Come citare questo articolo
Teresina Giuliana Pavan. “S’apre il mattino”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/sapre-il-mattino/