Un corridoio, accompagnato sulla parete di sinistra da una libreria colma di volumi, ci introduce nel salotto di casa dove decine di quadri, di stampe e di testimonianze provenienti da paesi ed epoche diverse ci collocano, inaspettatamente, al centro di un accogliente museo.
A Rovigo, dove vive Mirna Girardi, in questi giorni di primavera si respira un’aria particolare, un’atmosfera lontana anni luce dalla fitta coltre di nebbia che caratterizza l’autunno bassopolesano. Una nebbia che, ritratta in tutte le possibili tonalità di grigio, ha fatto da scenario alle riprese, pressoché per tutta la durata del film, de “Il grido” di Michelangelo Antonioni.
Quando fu girato, Mirna aveva solo otto anni e aveva ricevuto poco tempo prima il telegramma che la informava di essere stata selezionata per ricoprire un ruolo nella storia che Antonioni aveva in mente di ambientare in Polesine, nelle zone di Porto Tolle: Cà Tiepolo, Pila, Cà Venier.
Antonioni e il suo staff si erano rivolti al Prof. Guarnieri, direttore della scuola locale, in cerca di aiuto per trovare una bimba bionda con gli occhi chiari che potesse interpretare la figlia di Alida Valli, all’epoca attrice di primissimo piano nel panorama cinematografico italiano e protagonista del film insieme all’attore americano Steve Cochrain.
Da lì è iniziata l’indimenticabile esperienza della bimba polesana, improvvisamente catapultata in mezzo a macchine da presa e a contatto con un mondo sconosciuto e affascinante come quello del cinema. Un periodo, quello a cavallo fra la fine del ‘56 e l’inizio del ‘57, vissuto accanto ad attrici del calibro di Betsy Blair e Dorian Gray, oltre ai due protagonisti già citati in precedenza, e sotto la diretta e sapiente supervisione di un regista come Michelangelo Antonioni.
“Un’esperienza meravigliosa – ricorda Mirna – con Antonioni sempre attento e premuroso nei miei confronti”, anche se non sono mancati, durante le riprese, alcuni momenti di difficoltà che ora vengono ricordati con il sorriso sulle labbra e con una vena di malcelata nostalgia.
“Nella scena girata con i vecchietti dell’ospizio, che incontrammo per caso, avrei dovuto piangere, ma nemmeno l’uso della glicerina ottenne l’effetto desiderato; mia madre, stanca dei mugugni della troupe, mi raggiunse e mi diede due ceffoni: l’obiettivo fu subito, mio malgrado, raggiunto”.
Mirna ricorda ora divertita anche quelli che ricevette qualche mese più tardi, da Antonioni in persona, a Roma, negli studi della Titanus, durante la fase del doppiaggio; anche in quell’occasione un gesto inaspettato e a tradimento la costrinse a un pianto reale: “Poi Antonioni cercò di riparare dimostrandosi molto affettuoso e facendosi perdonare con una scatola di cioccolatini”.
Le lavorazioni del film crearono inoltre le condizioni favorevoli per un incontro importante: “La fase del doppiaggio vedeva impegnata una giovane Monica Vitti a prestare la propria voce a Dorian Gray; in una di quelle occasioni vi fu l’incontro con Antonioni poi sfociato in una lunga relazione fra i due”.
Il capitolo schiaffi non può dirsi concluso senza ricordare quelli di Cochrain ad Alida Valli, durante le riprese della scena in cui Aldo, protagonista della storia che si dipana nel film, abbandonato dalla compagna, la ritrova nel centro del paese. “Gli schiaffi ad Alida furono di un realismo totale – racconta Mirna Girardi – la scena fu inoltre ripetuta più volte e la Valli, quel giorno, la ricordo decisamente contrariata”.
Mirna ci informa inoltre delle litigate di Antonioni con Cancellieri, produttore del film, che premeva continuamente per accorciare i tempi delle riprese e anche degli scontri del regista con Cochrain, la cui formazione tipicamente di scuola americana lo rendeva poco incline, talvolta, ad osservare le sue direttive.
Ci strappa il sorriso, infine, il racconto della delusione più grande subita durante le riprese: ad arrecargliela fu, niente meno, Betsy Blair: l’attrice americana, in un scena del film, chiede alla bimba di scegliere fra una caramella e un cioccolatino: “Nonostante avessi chiesto di poterli avere entrambi – ricorda divertita Mirna – nessuno mi accontentò e vane furono le proteste che rivolsi con insistenza a mia madre”.
Ancora oggi succede che qualche protagonista del mondo che da bambina ebbe modo di conoscere così da vicino, si faccia vivo. Racconta Mirna Girardi, che nella vita ha poi fatto l’insegnante e ha coltivato una personale passione per l’arte alimentandola di pari passo con quella per il cinema: “Recentemente mi ha contattato Giuseppe Bertolucci che sta lavorando, per Rai 2, ad un progetto consistente in una sorta di viaggio a puntate lungo il Po, chiedendomi di partecipare ad uno degli appuntamenti previsti”.
Mirna Girardi ha vissuto a Porto Tolle fino all’alluvione del 1966, quella che provocò l’allagamento di gran parte dell’Isola della Donzella e del centro abitato di Cà Tiepolo: le vettovaglie portate in fretta all’esterno delle case e gli animali stipati in massa sugli argini sono immagini ancora nitide, le apprensioni di familiari e compaesani sono voci lontane nel tempo.
L’infanzia rimane, in ogni caso, un periodo da ripercorrere con dolcezza; il ricordo, affettuoso, di Antonioni e delle magie del cinema osservate con gli occhi di bambina, si mescola invece con quello dei sapori delle masserie romagnole, quando, durante le riprese nei pressi delle saline di Cervia, tutta la troupe si fermava ad assaggiarne i salumi e gli altri prodotti delle abilità locali.
Oggi Mirna Girardi vive in un quartiere di Rovigo e non ha fatto l’attrice. Lei, la bambina con le trecce bionde che luccicavano nella nebbia, di bambini si è poi occupata tutta la vita; le corse nel fango dell’inverno polesano le ha ripetute più tardi per raggiungere le scuole della bassa, le caramelle che non aveva ricevuto sul set le ha poi distribuite, senza risparmio, ai suoi alunni.
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Come citare questo articolo
Vainer Tugnolo. “Mirna Girardi ricorda Antonioni”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/mirna-girardi-ricorda-antonioni/