È un fase di completamento a Ficarolo l’importante intervento di restauro della cinquecentesca Villa Giglioli, l’edificio che, più di ogni altro, ha caratterizzato nel corso dei secoli il paese, posto sulla riva sinistra del Po, nel punto esatto in cui, sulla dirimpettaia sponda destra, l’Emilia bacia la Lombardia.
Le notizie sul nobiliare edificio, in particolare sulle sue origini, sono piuttosto scar-se. Incerta è la data di costruzione, sconosciuto il nome dell’architetto come anche quello degli autori delle modifiche, in particolare della scalinata posta sulla facciata principale, effettuate nel corso dei secoli. Lo stesso nome con cui è conosciuta, Villa Giglioli, non è certo rappresentativo delle proprietà che si sono succedute dal XVI° secolo fino ai nostri giorni (vedi scheda).
Un altro fattore che ha determinato la sua limitata conoscenza è intrinseco alla struttura stessa dell’edificio che, non potendo essere considerato una “villa veneta” – architettonicamente molto diversa – non è stato oggetto di ricerca ed approfondimento da parte dei numerosi studiosi del genere; così come non può nemmeno essere definito un castello, alla maniera, ad esempio, di quello di Arquà Polesine, e quindi studiato come tale.
Questa è una delle molte anomalie tipiche di Ficarolo che nel passato, al contrario di gran parte del Polesine, è appartenuto alla Serenissima solo per due brevi periodi di tempo, a cavallo tra il XV° ed il XVI° secolo, passando, in pratica, dal dominio estense a quello dello Stato Pontificio. Fu solo dopo la parentesi napoleonica che si ebbe l’inserimento di Ficarolo nella regione del Veneto, allorché l’Austria, potenza egemone dopo la sconfitta di Napoleone, nel 1815 con il Congresso di Vienna estese a sud, fino al Po, i confini del Veneto passato con la Lombardia sotto il suo diretto dominio.
In virtù di queste vicende storiche, la cultura veneta trova pertanto scarsi riscontri in Ficarolo. Ciò è ben evidente sotto il profilo linguistico dato che il paese è tuttora legato al Ferrarese; altrettanto vale anche relativamente all’aspetto architettonico come si può appurare dai suoi monumenti, ispirati ai canoni emiliani.
Villa Giglioli è dunque una costruzione in cui si rispecchia il tipico gusto ferrarese, che si rifà ai castelli ed allo stile militaresco tipici dell’area estense. Ai lati del corpo centrale si ergono due torri sormontate da due pinnacoli, con banderuola, che fanno pendant con i due bei camini posti più in basso. Tutto è molto sobrio, in pietra faccia-a-vista, ingentilito solo dal cornicione dentellato che scorre nel sottotetto, sia delle torri che della facciata.
Le due rampe di scale simmetriche che si uniscono davanti al portale d’ingresso, architravato, hanno subìto vari cambiamenti nel corso degli anni. Al tempo dell’acquisto da parte dei Saracco (1685) vi erano due scalinate semicircolari che conducevano ad un portale arquato. Alla fine del XVII° secolo, però, la scala si presentava con un’unica rampa e tale rimase sicuramente fino al 1779, anno in cui vennero eseguiti degli estimi di cui vi è documentazione certa. Nel 1842, anno del catasto austriaco, viene descritto uno sdoppiamento della rampa unica in due rampe affrontate. Non è invece noto il periodo in cui venne costruita l’attuale scalinata con il relativo portale architravato anche se la sua forma, tipica del tardo ottocento, fa ipotizzare la sua edificazione intorno agli ultimi anni del XIX° secolo. Tutto il resto della facciata è rimasto inalterato per oltre quattro secoli.
Di tutto quanto circondava originariamente la villa, cioè la stalla, il fienile, le case dei contadini e quella del castaldo, la ghiacciaia, la colombaia, la rimessa delle carrozze, non rimane nulla se non parte del magnifico parco ancor oggi ricco di alberi centenari. Troviamo castagni dell’India, faggi, magnolie a grandi fiori, platani, pioppi piramidali, tigli argentati, frassini, gelsi piangenti e molte altre specie.
Di interesse sono le lapidi affisse sulla facciata della villa. Esse sono state poste a testimonianza del soggiorno di persone particolarmente importanti avvenuto nella seconda metà del seicento. Fra di loro spiccano Alfonso IV°, duca di Modena, nel 1661, i cardinali Ferdinando D’Adda e Francesco Barberini, legato di Romagna, nel 1693 ed il cardinale Fulvio Astalli, legato a latere di Ferrara, nel 1699. La presenza più importante è però quella di Cristina, regina di Svezia, la quale abbracciò la fede cristiana rinunciando al suo Regno. Abdicò in favore di Carlo Gustavo Palatino e raggiunse Roma per vivere a fianco del Papa Alessandro VII°. Durante il suo lungo viaggio, da nord a sud, fece tappa a Ficarolo nella notte tra il 21 ed il 22 novembre 1655, dormendo nella Villa superbamente addobbata per l’occasione.
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Come citare questo articolo
Alberto Melloncelli. “Torna a risplendere Villa Giglioli”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/torna-a-risplendere-villa-giglioli/