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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Un itinerario risorgimentale a Fiesso

Molteplici nel paese le iscrizioni e i riferimenti che rimandano al periodo storico in cui prese vita e poi si realizzò il sogno dell’unità d’Italia

di Marco Chinaglia

Ventaglio Novanta n. 39 2009 pp. 24–27

Con questo articolo, proseguendo una pista di ricerca già iniziata dall’amico Lino Segantin in alcuni numeri precedenti di questa rivista (n. 28, gennaio 2004; n. 32, gennaio 2006), dedicata alla memoria storica del Risorgimento attraverso la toponomastica rodigina, cercherò di offrire alcuni spunti relativi a Fiesso Umbertiano, cui è stata recentemente dedicata una ricca monografia, alla quale si rinvia per ulteriori e più precisi approfondimenti¹. Ecco dunque un possibile itinerario in 9 tappe.

1. Un ideale percorso risorgimentale nel paese può partire dalla tardo – settecentesca villa Migliorini, situata lungo via Trieste, appena fuori dal centro abitato, gradevole dimora di una tra le più facoltose ed importanti famiglie fiessesi: durante il Regno Lombardo – Veneto (1815 – 1866), fu temuta sede della Gendarmeria austriaca.

2. Raggiungiamo quindi il centro del paese, dove prospetta, della stessa famiglia, l’ottocentesca Casa Migliorini con oratorio: abitata tra gli altri, da Giuseppe Migliorini, membro della Municipalità democratica napoleonica (proclamata il 19 maggio 1797) e dall’orefice Antonio. Il 3 giugno 1849, fu oggetto di uno tra i più «spettacolari» assalti del brigantaggio locale, ad opera del capobanda occhiobellese Carlo Cavriani.

3. Ci spostiamo presso la Chiesa arcipretale della Natività della B.V. Maria e di S. Carlo Borromeo, completata nel 1691: all’interno della sacrestia, si conserva murata una lapide che ricorda don Giovanni Battista Delaiti (1810 – 1871), parroco di Fiesso dal 1850 all’anno della sua morte, il quale si oppose agli obblighi di delazione imposti ai parroci dal governo austriaco nei confronti dei sovversivi. Pertanto – come si legge nella lapide – quale «sacerdote del Cristo/ sotto la verga straniera/ la stola non insozzò con la denuncia/ Il palpito della patria redenzione/ coi figli divise».

4. E la figura di don Delaiti è legata anche ad un altro episodio risorgimentale: egli infatti il 22 settembre 1866, celebrò le esequie del ventiseienne garibaldino Baldassare Faccioli, originario di Casale di Scodosia, tra i protagonisti della spedizione dei Mille, deceduto casualmente a Fiesso dopo un’agonia durata 71 giorni, colpito da un’insolazione mentre era accampato sulla riva destra del Po con le truppe del generale Cialdini l’8 luglio, durante la fase finale della terza guerra d’indipendenza, che porterà all’annessione di tutto il Veneto, compreso il Polesine, al Regno d’Italia. La sua morte, avvenuta il 17 settembre presso l’abitazione della liberale famiglia Franzoia, titolare della farmacia del paese, è ancor oggi ricordata da un’opportuna lapide posta all’epoca da «alcuni patriotti di Fiesso» sulla facciata dell’edificio, antistante la chiesa stessa.

5. Spostandoci di pochi metri, memorie patriottiche riecheggiano nello spazio, oggi adibito a parcheggio, di piazza ex municipio: l’area, dominata dal facciata classicheggiante del palazzo Delaiti, sede fino al 1966 del Comune di Fiesso, un tempo era dedicata al XX settembre, anniversario della Breccia di Porta Pia (1870). Sul prospetto del palazzo, oggi sede della Biblioteca Comunale e della Sala Civica dedicata a Ferruccio Parri, una lapide, murata il 6 marzo 1902 a nome degli «onesti di tutti i partiti», ricorda il politico e scrittore garibaldino Felice Cavallotti (1842 – 1898); la stessa sovrasta un’interessante e rara buca postale d’impostazione a piastra tardo – ottocentesca, recante lo stemma sabaudo e la dicitura «Regie Poste».

6. Giunti alla piazza dedicata allo statista democristiano Aldo Moro, imbocchiamo a destra via Dante Alighieri per arrivare, dopo circa 300 metri, in via Luigi Antonio Viviani, «carbonaro della Fratta», come ci ricorda l’insegna stradale. Di antica famiglia locale, Viviani intraprese la carriera legale divenendo Patrocinatore giuridico e pretore a Malcesine, sul lago di Garda. Frequentatore del circolo filofrancese occhiobellese di casa Cavriani, venne probabilmente in contatto con il conte Antonio Fortunato Oroboni, che per motivi patrimoniali frequentava Fiesso, dove aveva diverse proprietà terriere. Avvicinatosi alla Carboneria grazie alla sua amicizia con l’impiegato municipale di Rovigo Ferdinando Landi, nell’ottobre 1817 Viviani si ritrovò, dimostrandosi tra i più attivi, con altri 22 carbonari veneti e emiliani alla locanda Due Torri di Rovigo durante la fiera. Tradotto nel carcere veneziano dell’isola di S. Michele a Murano dopo la retata del 12 aprile 1819, Viviani fu sottoposto ad estenuanti interrogatori condotti da Antonio Salvotti, presidente del Tribunale, continuati fino alla fine di agosto 1820. Viviani, dopo la sospensione del processo per difetto di prove legali, fu condannato a sei mesi di arresto rigoroso con «la reità di grave trasgressione di Polizia contro la sicurezza dello Stato».

7. Poco più avanti, un’altra strada ricorda il «martire del Risorgimento» Luigi Fernaroli (13 maggio 1802 – 15 luglio 1849). Di professione fittavolo, partecipò, insieme ad altri compaesani, alla Prima Guerra d’Indipendenza. Durante il tragico epilogo della Repubblica Veneziana guidata da Daniele Manin, Fernaroli tentò di caricare due barche di bestiame e viveri (due vitelli, undici pecore, quaranta polli, cinque cassette di limoni e quattro di uova) da destinare al territorio degli insorti di Chioggia, stremati dall’assedio austriaco, dalla fame e dalle pestilenze, che sarebbero dovute arrivare a destinazione attraverso il Canale di Brenta. Fermato a Piove di Sacco insieme ad altri quattro patrioti (i pescatori chioggiotti Giuseppe Bullo e Vincenzo Signoretto, il muratore Angelo Monticello da Pozzonuovo, e il falegname Antonio Marcolin da Pordenone), dopo un sommario processo, Fernaroli fu fucilato presso il locale Comando Austriaco il 15 luglio 1849.

8. Raggiungiamo quindi il palazzo Morosini – Vendramin Calergi, attuale sede municipale dove è conservato lo stemma del comune, per ricordare l’origine dell’appellativo «Umbertiano». La seconda parte del nome del paese fu aggiunta, su proposta del primo sindaco di Fiesso, l’avv. Giovanni Battista Bononi (1866 – 1875), con delibera unanime del Consiglio Comunale del 30 marzo 1867, resa esecutiva con atto n. 3807 del 7 luglio dello stesso anno firmato, a Firenze capitale, dal Presidente del Consiglio dei Ministri Urbano Rattazzi, in onore dell’allora Principe Umberto I di Savoia (re alla morte del padre Vittorio Emanuele II nel 1878) distintosi al comando del 49° reggimento di fanteria nel Quadrilatero di Villafranca. Ancor oggi lo stemma civico, elaborato nel 1970 dallo storico locale Dino Scaranari e dall’allora segretario comunale geom. Decimo Zemella, riporta nel campo inferiore di destra la croce bianca in campo rosso, stemma dei Savoia, famiglia reale che, tra alti e bassi, governò l’Italia fino al 1946.

9. Per completare il discorso relativo alle memorie risorgimentali legate alla toponomastica stradale fiessese, occorre infine raggiungere la frazione di Capitello, ove troviamo una strada dedicata a Giuseppe Garibaldi, l’eroe per eccellenza del Risorgimento Italiano.

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Come citare questo articolo

Marco Chinaglia. “Un itinerario risorgimentale a Fiesso”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-itinerario-risorgimentale-a-fiesso/

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