Già da alcuni giorni la dolce stagione ha inviato in avanscoperta una staffetta, con l’incarico di coprire di verdi fronde alcune piante disseminate lungo i campi, ma solo ieri, la Primavera ha preso possesso dell’intera natura.
Irresistibile nasce la voglia di uscire all’aria aperta e di percorrere le tranquille strade di campagna che serpeggiano nei dintorni della mia casa. In breve tempo, cavalcando la bici, mi trovo a pedalare tra ombre e bagliori di luce prodotti dal baluginare del sole tra alti cirri di candide nubi, quando, ad un incrocio, decido di svoltare per una strada che si incunea tra campi di terre sabbiose rese ad orto e che termina nell’abitato di Mezzavia di Lusia. Lì incontro Claudio che tranquillamente in sosta davanti a casa sua.
Gentilmente mi invita ad entrare e, nel cortile della sua abitazione, vengo accolto da un grido poderoso emesso da un merlo indiano. Ho l’impressione che il simpatico uccello sia lì a far da guardia al laboratorio del mio amico e presto ne capisco il motivo. Quando sono all’interno della stanza noto centinaia di tele, dipinte ad olio, accatastate le une sopra le altre o appese alle pareti in attesa che il colore asciughi. E che dire dell’infinita varietà di pennelli e tubetti di colore sparsi ovunque nell’atelier, impregnato d’acre odore di solventi e vernici? Un piccolo tesoro d’arte che scopro a poco a poco, soffermandomi davanti ad ogni opera.
Realismo, espressionismo, astrattismo e pittura informale, sono i vari stili percorsi da Claudio Bombonato, il quale mi informa che sono frutto di svariati anni di applicazione e sperimentazione. Il risultato è un misto di creatività, dolcezza e forza espressiva che meglio si materializzano nella forma astratta: accordi cromatici che si stampano indelebili negli occhi di chi li osserva.
E’ così che scopro in Claudio Bombonato una nuova personalità, che va oltre la gentile, bonaria, persona che traspare a prima vista e, incuriosito, gli chiedo di raccontarsi.
“Nella pittura mi considero un uccello libero che si lascia cullare dall’azzurro del cielo, come l’azzurro che nei miei quadri sempre compare. E sono libero come le mie pennellate che oggi esprimo nell’arte informale, cercando quella luce che il buio della vita così frenetica non sempre ci dà”.
Il cielo motivo di ispirazione dunque.
“Non solo – aggiunge Claudio -, attraverso l’ombra di un albero o lo scintillio dell’acqua del fiume che spesso vado a trovare, mi ispiro osservando i rilessi che faccio miei. Mi sento attratto dalla natura che coi suoi silenzi e colori mi parla e a volte grida sotto il sole che tutto illumina. Svariate tonalità cromatiche mi avvolgono e mi sollecitano a trasferire quelle sensazioni su una superficie solida, sprigionando in me una gioia irresistibile. Mi piace accarezzare la tela prima di dipingerla e ne cerco il dialogo, la concentrazione, per avere sicurezza nella stesura dei colori. Le grandi campiture mi emozionano di più perché mi sembra diano più respiro all’opera, in special modo nell’arte astratta”.
Ma come si origina il desiderio di dipingere?
“E’ questa una domanda che spesso le persone mi pongono – chiarisce Bombonato – e molti inoltre mi chiedono il significato dei miei quadri astratti. Io rispondo che voglio esprimere soltanto un’emozione, che è solo mia e vive solo nella mia testa. Pertanto, citando Giorgio de Chirico, osservo: bisogna tacere quando si penetra in tutta la profondità di un quadro… Non esiste altro che quello che i miei occhi vedono aperti. E ancor di più chiusi.
Per Claudio l’interesse per la pittura non è una passione passeggera: prima di lui anche il padre Ugo usava esprimere le sue emozioni dipingendo ed ottenendo risultati lusinghieri a livello locale. Il testimone è dunque passato da padre in figlio, e quest’ultimo ovviamente manifesta nei suoi quadri la sua sensibilità e i fermenti culturali tipici del nostro tempo. Aspetti che suscitano apprezzamenti che esprimo con convinzione, spostando poi il mio sguardo verso il sole che lentamente scivola oltre gli alberi taciti all’orizzonte.
Mi accomiato dall’amico mentre le ombre, allungandosi, coprono i colori dei prati e tra i rami degli alberi si animano gli uccelli alla ricerca del loro nido. Si spegne il giorno portando con sé una leggera brezza di vento freddo, che cerco di neutralizzare sollevando il bavero della giacca verso la faccia. Il sole tramonta, ma il caldo tepore, trasmessomi dalla visione dei potenti colori dei quadri di Claudio, permane dentro il mio cuore e nei miei occhi, dando luce e calore a quanto mi circonda.
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Come citare questo articolo
Renato Scarpi. “Bombonato e l’arte astratta”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/bombonato-e-larte-astratta/