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POESIA

Aspettando una stella

poesie di Rosetta Menarello

di Rosetta Menarello

Ventaglio Novanta n. 39 2009 pp. 135–138

AL FIGLIO

Bevo rugiada ai fiordalisi azzurri dei tuoi occhi… Vorrei essere Dio per tramutare questo tempo in ETERNITA’ e scaldare la tua mano-passero nel nido della mia.

Figlio, fragile dolcezza… ti narrerò del mondo, del vento pellegrino che ci ruba le anime, dell’aquila-uomo che strappa le ali delle farfalle variopinte d’innocenza e del cielo… che di notte dona manciate di stelle.

Al fuoco che si spegne m’incanto al tuo puro profilo d’angelo ed intreccio sogni col biondo esile dei tuoi capelli.

TEMPO

Afferi i giorni, li appallottoli facendone proiettili da lanciare contro il nostro domani

CASA IN GOLENA

Con gli occhi-finestra socchiusi sonnecchia una casa e bisbiglia coi sogni nel dormiveglia.

Ha imparato a memoria le parole del fiume che racconta con voce d’acqua e di vento. Colorati baci di farfalla consolano la solitudine umida e muschiosa che le imprigiona il cuore.

I pioppi, in abito elegante, scrivono pensieri al cielo e lanciano messaggi di foglie su questa terra dalle larghe gonne d’erba che si specchia maliziosa sullo scorrere fertile delle acque.

ANTICHE CHIESE

Nel rosso poroso della pietra, malgama di antiche chiese, sonnecchia il tempo aspettando segnali di vento o lame d’improvvisa luce per spalancare i suoi messali…

Codici inchiostrati di minuziose calligrafie, linguaggi modulati nella penombra bisbigliata della preghiera.

Al riparo del rosone ha il nido una rondine ignara sacerdotessa di traiettorie divine.

ILLUSIONE (A MIA MADRE)

Vorrei che la tua partenza fosse solo un’illusione, un sogno notturno che evapora col sole del mattino.

Vorrei vederti entrare dalla porta col grembiule pieno di uova, gusci misteriosi, ricordi del mio mondo bambino.

Avesti tra i capelli un filo di fieno e profumo di vento: sulle sue ali vorrei vederti tornare.

VETTE

Gridano le rocce…. Chiamano a squarciagola schiere di nuvole.

Si rivolta il vento nelle profondità dei canaloni.

Corre a perdifiato, spezza ninnoli di guglie, esili miniature nelle cattedrali della montagna.

CAMPO DI GRANO

Il tuo giallo entra negli occhi e porta ricordi di infanzie perdute… Con l’abbagliante luminescenza dei tuoi steli adorni le passioni del domani.

IL CAMMINO DEL PO

Gridi alla vita con la voce pietrosa della montagna che custodisce segreti primordiali… e poi saltelli con trasparenza d’uomo-bambino tra bisbigli di muschio e rotolio di sassi.

Stupore o magia ti sono compagni di giochi nei castelli di alghe che la corrente muta in carezze setose.

A braccia aperte ti doni al sole nella culla di pianure percorse da millenari passi d’uomini al ritmo lucente del bronzo e del ferro.

Srotoli per noi pergamene d’acqua affinché leggiamo storie d’armi e di sangue o c’incantiamo alle dicerie di amori pagani gocciolanti d’ambra sulla disubbidienza di Fetonte.

Al mutare cadenzato delle stagioni dilavi scorrendo colori e canti da regalare al mare tra sinfonie di canne e silenziosi voli d’aironi.

PARTENZA (A MIO PADRE)

Rivedo la carezza del tuo sguardo mai dimenticato… nella notte che precedeva la partenza.

Era forse il saluto, l’abbraccio, il nostro arrivederci.

In quale dimensione i nostri occhi si sarebbero ritrovati?

Il tempo ti aveva scritto parole sul viso: messaggi sussurrati sulle palpebre, più profondi solchi sulla fronte dove ti sfioravano con ali sottili raggiere di baci immortali e voli di ricordi sulle guance mentre la vita se ne andava altrove.

ASPETTANDO UNA STELLA

Frugo nella densità uniforme del cielo, scosto trasparenze di nuvole e percorro l’invisibile ampiezza dell’aria, fino a catturarti…. Stella! Ti leggo nel cuore e mi rassicuro al sereno del tuo sguardo puntato al centro della mia anima.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Rosetta Menarello. “Aspettando una stella”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/aspettando-una-stella/

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