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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

“Zente refada”

Un successo per “I Lusiani” la riproposta del noto testo teatrale di Giacinto Gallina

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 39 2009 pp. 148–149

Cosa succede quando un’inattesa quanto cospicua eredità cambia improvvisamente le prospettive economiche di vita di una famiglia abituata ad una vita parca e morigerata?

E’ il tema affrontato, con una sottile vis comica non disgiunta da una implicita critica sociale, da Giacinto Gallina, apprezzato autore di molti testi teatrali vissuto nell’Ottocento. Un’epoca di consistenti cambiamenti, in cui una borghesia, intraprendente quanto arrivista, giungeva a conquistare le leve del potere economico, cercando una visibilità sociale fino ad allora del tutto inedita. Un periodo caratterizzato dalla voglia di partecipare a veglioni e spettacoli teatrali, di farsi notare nella “società che conta”. Un’epoca turbinosa, in cui anche la donna diviene protagonista, se non icona stessa, esibendo vestiti appariscenti nelle fogge e nei colori, come si è potuto ammirare lo scorso anno nella mostra dedicata appunto alla “Belle epoque” allestita al Roverella di Rovigo.

Ebbene, uno spaccato di questa realtà sociale, trasferita in una cittadina del veneto, è il tema di un noto testo teatrale di Giacinto Gallina intitolato “Zente refada”. Commedia riproposta ai nostri giorni dalla compagnia “I Lusiani di Lusia”, una compagine che ha debuttato nell’ambito del teatro dialettale veneto nel 2001, impegnandosi in questa manciata di anni a mettere in scena per lo più commedie del Goldoni, ma non solo. Una compagnia che ha anche dato vita ad una apprezzabile iniziativa di divulgazione del teatro amatoriale, ospitando a Lusia varie filodrammatiche del panorama veneto.

In “Zente refada”, pretesto e molla dell’azione scenica è – come detto – una improvvisa eredità, con inattesi risvolti per una famiglia dai costumi tipicamente popolari. Dalla raggiunta disponibilità economica deriva l’esigenza di fare un “salto sociale”, con un cambiamento repentino del modo di vivere, per approdare a modelli sociali più elevati. Dunque gente interessata a rifarsi il proprio look: “Zente refada” appunto, come recita il titolo della commedia dialettale. Ma non è facile adeguarsi al nuovo stato senza commettere gaffes; e soprattutto la vita di nuovi ricchi non è indenne da inattese tensioni.

Non pochi gli attori sulla scena in un andirivieni di interpreti mossi dall’obbiettivo di organizzare o partecipare ad una festa, che diviene anche l’emblema del raggiunto stato sociale. Ma attorno ai nuovi ricchi non mancano di muoversi altri personaggi, tra cui pseudo-nobili interessati a sfruttare a loro vantaggio sostanze e dabbenaggine della neoarricchita famiglia.

Nella parodia di una società priva di ideali, ritratta con senso di humor da Giacinto Gallina e riproposta con brio dai Lusiani, si infittiscono i contrasti. Sulla scena si alternano situazioni comiche, delusioni e ripicche, mentre un solo personaggio sembra mantenere il senso della realtà: Gigi, l’impiegatuccio che ha sposato Emilia, una delle due figlie del neo-arricchito Momolo. E se quest’ultimo si manifesta ben disponibile a farsi abbindolare, folgorato dall’idea di divenire sindaco, Nina, la figlia nubile, rifiuta la corte del giovane Tonin, da sempre suo spasimante, per guardare all’’altolocato’ Carlo.

Dunque Gigi, emarginato per il suo basso stato sociale, e denigrato anche dalla moglie Emilia, viene relegato al ruolo esecutivo di porta messaggi; ma proprio per questo, venendo a contatto con tutti i protagonisti, egli diviene in qualche modo confidente delle loro aspettative e delle loro reciproche critiche, finendo per presentarsi come una sorta di cartina di tornasole di una famiglia in crisi, sull’orlo del disfacimento.

Ma sulla scena non si consumerà alcun dramma, perché alla fine Giacinto Gallina fa prevalere il buon senso, grazie in particolare a Zanze, la moglie del neoarricchito Momolo, che riprende le redini della situazione e, senza difficoltà, riesce a farsi seguire dagli altri familiari nel provvidenziale ritorno ai valori basilari, tralasciando tutti gli inutili quanto deleteri sogni di gloria.

Un successo per “I Lusiani” la proposta di “Zente refada”, testo teatrale che vede impegnati ben undici interpreti, con continue entrate ed uscite sulla scena. Movimenti e situazioni che hanno richiesto un’attenta regia, per la quale Delfina Sgobbi, animatrice e coordinatrice del gruppo, si è dimostrata pienamente all’altezza della situazione.

Applausi fragorosi alla prima tenutasi presso il teatro parrocchiale di Lusia, che ha visto muoversi disinvolti sulle scene i lusiani: Michele Bassani (Momolo), Stefania Zampollo (Zanze), Stefano Zampollo (Gigi), Elettra Maggiolo (Emilia), Elena Rezzadore (Nina), Silvia Rossi (Orsola), Alberto Pomaro (Tonin), Daniele Mistrin (Carlo), Christa Pomaro (Betina), Enrico Maggiolo (Il Baron Fragoletta), Silvia Fracassetto (Eva).

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. ““Zente refada””. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/zente-refada/

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