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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La Madonnina del Salice Piangente

A Runzi, una devozione spontanea e sincera per l’immagine mariana davanti al cimitero

di Michelangelo Caberletti

Ventaglio Novanta n. 40 2010 pp. 34–35

Gli alberi hanno sempre avuto una grande importanza simbolica in tutte le religioni, legando ad essi le più antiche forme della spiritualità umana. Ritenuti il tramite che unisce, con le radici e con la chioma, la terra con il cielo, essi furono considerati anche immagine dell’uomo stesso, con piedi (radici), corpo (fusto) e testa (chioma). L’”amico” albero, un essere vivente senza parola, un “fratello” come avrebbe detto San Francesco che, come l’uomo, nasce, cresce e muore.

Presso i celti, i druidi (sacerdoti), traevano energia per i loro riti sciamanici dai boschi di querce ed anche il paganesimo greco-romano si avvaleva di alberi e selve dedicati alle proprie divinità mitologiche.

Con l’affermarsi del cristianesimo, l’albero continua ad essere protagonista nella nuova simbologia sacra; tutti abbiamo presente la vite, immagine della Chiesa di Cristo, l’agrifoglio simbolo del Natale, ma è specialmente il culto della Vergine Maria che si lega in modo preferenziale alla presenza di alberi. Il nome di molti santuari mariani ce lo testimonia: Madonna della Pioppa, Madonna del Frassino, Madonna dell’Olmo, della Quercia, ecc. Anche il culto della vicina Madonna di San Genesio (Stienta), sembra sia nato da un’immagine miracolosa della Vergine, in origine collocata sopra un albero. E che dire della sacra casa di Nazareth trasportata dagli angeli in un bosco di lauri? (santuario di Loreto).

Ma veniamo alla storia della Madonnina del Salice Piangente di Runzi, ultimo esempio di devozione popolare in questo piccolo angolo del Polesine dove le icone mariane sugli alberi hanno una tradizione antica (anche Gisa Calzaverini se n’era interessata nel suo celebre scritto “L’Albero Sacro” di Runzi). Nel nostro caso, non ci sono di mezzo miracoli o eventi straordinari, tutto è avvenuto per opera di gesti umani consapevoli; ugualmente in questa storia c’è una profonda spiritualità che emerge da ogni atto dei protagonisti.

La vicenda inizia circa tre anni fa, quando l’addetto alla raccolta dei rifiuti si accorge che nel cassonnetto delle immondizie posto vicino al cimitero di Runzi, è stata buttata un’immagine della Madonna, uno di quei bassorilievi che si usava appendere sopra il letto o il comodino. Il brav’uomo non se la sente di schiacciarla nel camion compattatore, perciò la ripone appoggiata al muro del cimitero, vicino ai gradini della porta d’accesso. Rino e il povero Norge, due runzesi che quasi ogni giorno si recano a far visita ai loro defunti, se ne accorgono per primi e sono entrambi dell’avviso che l’immagine sacra non può rimanere in quella indecorosa posizione. Che fare?

Norge ha un’idea: appenderla ad uno dei salici piangenti che stanno davanti al cimitero. Rino è d’accordo, ma ci vorrebbe un chiodo che in quel momento entrambi non hanno e non saprebbero dove trovarlo. E, mentre sconsolati guardano l’immagine di Maria, ecco che lì vicino vedono per terra un chiodo, uno di quei chiodi lunghi che usano i muratori per fare i casseri. Casualità? Pura coincidenza? Forse. Usando un mattone per martello, i nostri due appendono la Madonnina al salice piangente alla sinistra dell’ingresso.

Qualche tempo dopo, passa di lì la Maura, si ferma davanti alla Madonnina per una preghiera o forse solo per curiosità, ma sente che quell’immagine sacra non può rimanere esposta alle intemperie, ha bisogno di protezione. Perciò si reca da Vinicio, che è un fac-totum di abilità manuale e lo convince a costruire una nicchia in legno, mentre lei provvederà ai merletti di contorno. Vinicio è uno che per queste cose non si fa pregare due volte e in poco tempo la Madonnina viene collocata all’interno di un piccolo e grazioso capitello in legno, bordato dei candidi pizzi della Maura.

Da allora è diventata la Madonnina del Salice Piangente: la moglie di Rino l’ha adornata con finti fiori di campo, altre donne con corone del rosario e simboli devozionali. Quasi tutti prima d’entrare nel cimitero si fermano per un’Ave Maria e ogni tanto qualche ignota mano lascia un’offerta, che viene raccolta e consegnata alla locale parrocchia.

Come mai tanta devozione? La visita ai defunti si sa, evoca sempre ricordi dolorosi e a volte le proprie forze non bastano per superare momenti di sconforto. E allora si ricorre a Lei, consolatrix afflictorum, che col suo sguardo sereno e materno infonde coraggio per la vita terrena e certezze per quella futura.

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Come citare questo articolo

Michelangelo Caberletti. “La Madonnina del Salice Piangente”. Ventaglio Novanta, n. 40, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-madonnina-del-salice-piangente/

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