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INCONTRI

La riscoperta di Gabrielli

A colloquio con Maurizio Romanato, autore del volume che ricorda l’appassionato cultore dello sport vissuto a Rovigo alla fine dell’Ottocento

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 40 2010 pp. 104–105

Il carattere, le attitudini, l’impegno, la passione per il calcio, la modestia e la volontà di divulgare gli sport d’ascendenza inglese nella riforma della ginnastica europea. Questi gli aspetti significativi che connotano il profilo di Francesco Gabrielli, bolognese di nascita trapiantato in Polesine nel 1876, dov’è rimasto fino alla morte a soli 41 anni. Un profilo a tutto tondo che si delinea man mano che si scorrono le oltre 400 pagine del volume di Maurizio Romanato, edito da Antilia di Treviso.

Emerge la biografia di un ‘polesano’ illustre, insegnante di ginnastica nelle scuole rodigine, studioso di fama internazionale e pioniere del calcio in Italia. Pagine dense di notizie ma anche di fascino, perché toccano su più piani la vita della città a fine Ottocento, la scuola, il valore pedagogico dello sport, l’inizio del calcio in Italia prima ancora della nascita della Federcalcio.

Gabrielli, un tempo notissimo in campo nazionale e internazionale (a livello dei De Coubertin, Mosso, Koch, Schmidt) era entrato nel cono d’ombra del passato da cui non sembrava potesse riemergere. Ma Romanato riesce nelle pagine del libro dal titolo “Francesco Gabrielli (1857 – 1899), le origini del calcio in Italia: dalla ginnastica allo sport”, a fornire l’immagine completa di un uomo di talento e del mondo che lo circondava, spiegando i valori che lo spingevano a divulgare il calcio come primo degli sport per i giovani.

Ma chi era davvero Gabrielli, cui è intitolato lo stadio rodigino?

“Un uomo modesto, benvoluto, schivo ma deciso nelle sue convinzioni di studioso: una delle figure di riferimento del calcio europeo – spiega Romanato -. Fu uno degli importatori del gioco in auge Oltremanica, ne favorì la conoscenza con i propri contatti all’estero soprattutto con i Paesi di lingua tedesca, ma soprattutto con l’opera svolta nelle scuole e all’interno del movimento ginnastico nazionale”.

In Italia, all’epoca, esisteva confusione tra le varie versioni del gioco del calcio. Gabrielli che ruolo ebbe?

“Fu il principale esponente del football di provenienza ginnastica, il canale di introduzione in Italia che si affiancò a quello tradizionalmente noto di matrice inglese genoa-no-torinese garantendo solidità e diffusione all’interno del movimento nazionale. Promosse il metodo della Football Association in contrapposizione con il Football Rugby, dopo aver sperimentato la disciplina sportiva nelle scuole cittadine sin dal 1893, anno in cui si inserì ufficialmente il calcio nelle attività della Società rodigina di ginnastica, prima in Italia”.

Gabrielli fu il primo in molte cose…

“Scrisse il primo regolamento completo del football nel 1895, stampato da Hoepli di Milano, e il primo manuale di divulgazione dedicato al calcio per uso delle scuole e delle società, nel 1896, tipografia Minelli di Rovigo. Fu il primo autentico tecnico del Soccer in Italia, organizzando uno stage per insegnanti volto alla spiegazione e alla diffusione del football, che fece di Rovigo 1894 una piccola Coverciano. Organizzò la partita Rovigo-Udinese del 1895 a Roma al velodromo, davanti al Re a Umberto I e a 20mila spettatori, nonché il primo campionato italiano di football a Treviso vinto dall’Udinese, settembre 1896. A Rovigo nel 1894 giunsero i primi palloni d’importazione da Braunschweig in Germania dove operava Konrad Koch, collega e amico di Gabrielli”.

Il volume sottolinea aspetti di fair play, in campo, nei confronti dell’arbitro ed episodi impensabili ai giorni nostri, in cui tutto ruota attorno al business e alla spettacolarizzazione a tutti i costi…

“L’importanza del fair play tra i giocatori è sottolineata non soltanto dalla possibilità data ai capipartita di interrompere il gioco, di valutare insieme l’arbitro il fallo o l’episodio contestato, di punite addirittura il proprio giocatore, già inserita nelle regole di provenienza inglese, ma anche con la proposta fatta direttamente da Gabrielli di riconoscere nell’arbitro la possibilità di assegnare la vittoria a una squadra in caso di pareggio sul campo, tenendo conto della maggior correttezza durante lo svolgimento della partita. Altro aspetto fondamentale il riconoscimento che, fin dal 1895, la divulgazione del calcio poteva portare introiti alle società considerato il crescente successo”.

Il volume di Romanato è uno scrigno prezioso sull’ultimo quarto del XIX secolo. Il tutto mediante una ricca documentazione composta di numerosi inediti.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “La riscoperta di Gabrielli”. Ventaglio Novanta, n. 40, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-riscoperta-di-gabrielli/

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