La tradizione ufficiale del calcio in Italia prende avvio dal Genoa Cricket and football Club del 1893, per saltare subito agli eventi registrati dalla Federazione italiana gioco calcio, fondata a Torino il 15 marzo 1898.
C'è una sorta di "buco" nella storiografia calcistica nazionale di cui non ha tratto certo beneficio la memoria di Francesco Gabrielli, uno dei pionieri del calcio in Italia. Il 19 marzo prossimo si compirà un secolo dalla sua morte, dato che nacque a Bologna l’1/8/1857 e si spense a Rovigo il 19/3/1899. E per Rovigo, città in cui visse ed operò con passione, è doveroso un ricordo dell'instancabile promotore di iniziative sportive e del gioco del calcio in Italia.
Francesco Gabrielli si trasferì a Rovigo all'età di 19 anni, appena completati gli studi, essendo giunto come insegnante di educazione fisica nelle scuole secondarie superiori della città. Visse perciò a Rovigo 23 anni e fu considerato unanimemente cittadino di Rovigo.
Ma, al di là degli onori, che gli vennero tributati dal punto di vista professionale, la sua fu una vita avara di soddisfazioni, soprattutto sul piano familiare. La moglie, insegnante di lettere alle scuole rodigine, si ammalò gravemente nel 1897 e, a novembre dello stesso anno, morì lasciando i tre figlioletti Augusto, Metlide e Regina. Lui stesso si spense a soli 42 anni.
Persona dalle qualità eminenti "di cuore e di merito, stimata, uomo coltissimo, tecnico informato" (così lo definiscono i giornali del tempo, le attestazioni di membri della giunta e del consiglio comunale dell'epoca), Francesco
Gabrielli fu maestro di ginnastica tra i primi in Italia e per primo diede all'Italia un libro che rivoluzionò la ginnastica moderna.
Fu dunque "propagatore" dei giochi ginnici ed in particolare del calcio, rendendo popolare questo sport, prima nè conosciuto nè praticato in Italia, se non sporadicamente su influenza straniera (inglese in particolare).
Scrisse il primo manuale italiano "Il gioco del calcio o Football Association", edito nel 1896 dalla tipolitografia Minelli di Rovigo, importando le regole della Football Association nel nostro Paese; pubblicò due edizioni di "giochi ginnastici" (1895 e 1914, postuma) in cui si sottolineò l'importanza formativa ed educativa del calcio. Istituì squadre di propaganda del nuovo sport a Rovigo (sperimentato in città fin dal 1893), nei medesimi anni in cui il movimento si diffondeva a Genova e in altre città.
Fu organizzatore del primo campionato italiano di calcio (1896) disputato sotto l'egida della Federazione Ginnastica, inserito nel Concorso nazionale di Treviso (dei cui giochi era direttore), due anni prima della nascita della federazione Italiana Football. Personalità insigne, conosciuta in Italia ed all’estero (specie in Austria, Germania, Svizzera). Fu onorato a più riprese dalla Giunta municipale di Rovigo.
La sua opera merita di essere ricordata e portata nella giusta luce, perché, grazie a Francesco Gabrielli, Rovigo fu antesignana della pratica del calcio, alla pari di Genova.
Francesco Gabrielli giunse nel capoluogo polesano per insegnare la disciplina dei movimenti del corpo agli studenti delle superiori cittadine. Diventò presidente della locale società di ginnastica, continuando nel contempo la sua opera di studioso attento ai nuovi giochi che si stavano diffondendo in Europa, grazie ai contatti con le scuole tedesche, svizzere, austriache e inglesi.
«Quando vide la luce l’opuscolo Un riformatore della ginnastica in Germania – scrisse di lui Antonio Favero a nome del sindaco – capii che il Gabrielli era uno dei pochi ad avere intuito quale dovesse essere l’indirizzo da dare all’educazione fisica nel nostro Paese». Infatti il suo lavoro di cultore dello sport spaziò tra discipline differenti e previde anche esercizi fisici che nell'ultimo decennio del secolo XIX destarono ampio interesse.
L'intuizione e la competenza lo portarono inoltre a studiare con passione e adottare il gioco del football, già in auge al di là della Manica.
«Per mio conto – scrisse – dopo aver procurato come concetti principali che la scienza suggeriva in favore d'un indirizzo razionale della ginnastica, stimolato dal buon esempio di altre nazioni e specialmente della Germania, la quale in poco tempo ha ordinato i giuochi delle scuole e fra il popolo in modo ammirabile, tentai di seguire praticamente questo nuovo indirizzo nell'educazione fisica e, sin dal 1893, mi proposi di introdurre i giochi nella mia palestra e di diffonderli tra noi.
Per prima cosa domandai quali fossero i più adatti a conseguire l'effetto maggiore. Nessuno seppe rispondermi in modo soddisfacente. Fui perciò costretto a rintracciare i giouchi più importanti che nel secolo scorso erano praticati in Italia, e a studiare quelli che si fanno attualmente all'estero, allo scopo di scegliere i migliori. Il compito non fu nè facile nè breve, specialmente per potermi fare un'idea chiara di quelli contenuti nei manuali esteri, descritti in una forma troppo concisa e insufficiente per impararli senza vederli eseguire: ad ogni modo vi riuscii alla meglio.
Dopo avere provati ripetutamente i giuochi scelti e modificati in ciò che credei necessario, ritenni quelli che igienicamente mi parvero più utili, poi cominciai a diffonderli. I vantaggi che ottenni dall'introduzione di questi giuochi a Rovigo e in altre città furono gradita ricompensa della fatica durata; dimostrarono che il mio lavoro non era stato del tutto inutile e mi indussero a scrivere un manuale … come contributo all'opera di propaganda per la diffusione dei giuochi in Italia».
Rovigo, città quasi sempre marginale nel panorama nazionale, ha dunque diritto ad un posto di rilievo nella storia del calcio. Da un suo cittadino venne una spinta notevole alla divulgazione del football in Italia. Di lui, pioniere dell'alba del nuovo sport, i rodigini, che pure a quel tempo ne avevano in onore la personalità e il lavoro, con il trascorrere degli anni, quasi per un senso di incomprensibile pudore, non hanno saputo prendere consapevolezza del suo ruolo. E solo 95 anni dopo la morte, gli hanno intitolato lo stadio comunale per il calcio, che nome mai aveva avuto, confuso tra il vecchio ippodromo e i Tre Martiri, cui la via su cui s'affaccia è dedicata.
Nella sua trattazione, riportata nei Giochi Ginnastici edita da Hoepli nel 1895 e ripubblicata postuma, nel 1914, Gabrielli spiegò le ragioni secondo cui il calcio è lo sport che appaga le sue esigenze di specialista e perché incontrerà il favore della gente:
«Il Foot-ball rugby ha più somiglianza con il calcio antico; il Football Association è molto diverso; nel primo si manda avanti la palla (ovale) coi piedi e si può portare anche con le mani dentro la porta nemica; nel secondo la palla (rotonda) non viene mai toccata con le mani. In quello, l'azione del portare la palla è impedita dagli avversari ed è cagione di mischie e di zuffe spesso funeste ai giocatori; in questo è proibito toccare gli avversari. Perciò il rugby non viene compreso in questa raccolta: si accoglie invece il calcio secondo i metodi della Association, dandogli il posto d'onore tra i giochi scolastici, perché con i suoi effetti igienici e per il grande numero dei giocatori che vi possono partecipare, è senza dubbio il più importante di tutti e merita davvero le migliori cure da parte dei preposti all'educazione fisica della gioventù».
Calcio moderno, dunque, oltre un secolo fa a Rovigo: studiato, divulgato e sperimentato da squadre di studenti. Una pratica che piace e trova sempre maggiori adepti in città e altrove.
Nel 1896, su sostegno del prof. Arturo Cavaglieri, Gabrielli pubblicò, presso lo stabilimento tipografico Minelli di Rovigo, il primo manuale italiano del gioco del calcio "Il gioco del calcio o Football Association", un opuscolo la cui edizione costò 160 lire. E presso la tipolitografia Minelli arrivavano, sgonfi, anche i primi palloni di cuoio, dalla ditta Deffs et Helle di Braunschweig. Da Rovigo, gonfiati e sistemati, prendevano le vie di Milano, Bologna, Roma.
Gabrielli fu un personaggio di rilievo nella federazione italiana ginnastica, che sostenne la diffusione del nuovo gioco. Fu uno degli organizzatori dei grandi concorsi nazionali ginnici. Nel settembre 1896 fu direttore del torneo interprovinciale ginnastico di Treviso, dove si disputò
per la prima volta in Italia un campionato di football, con assegnazione di un titolo di campione nazionale alla Società Udinese di ginnastica e scherma vincitrice in finale della Società ginnastica di Ferrara. È lo stesso concorso nel quale il ginnasta rodigino Arturo Favero si classificò sesto. Grazie a Favero e a Gabrielli, Rovigo, che contava allora diecimila abitanti, salì agli onori della cronaca.
La storia di Francesco Gabrielli non fu lunga. Quattro mesi dopo aver perso l'amata moglie, venne colpito da un ictus cerebrale: si spense dodici giorni più tardi a 42 anni.
I rodigini testimoniarono l'affetto verso il loro concittadino d'adozione dedicando lapidi e dettando epigrafi. Il dramma umano della sua famiglia colpì il cuore dei polesani dai sentimenti generosi. Il "professore" lasciò orfani tre figli piccoli. Si aprì una sottoscrizione e Antonio Minelli, amico di famiglia, decise di abbonare loro il debito contratto dal padre per la pubblicazione del volumetto, fondamento della storia del calcio in Italia.
Ma il suo patrimonio culturale non venne capitalizzato adeguatamente in città. La sua opera lasciò un'impronta più nei fatti che nel ricordo. La spinta impressa alla diffusione del nuovo verbo calcistico in Italia fu comunque fortissima, avendo Gabrielli, uomo di fama nazionale ed europea, conciliato teoria e sperimentazione.
Nella sua terra d'adozione, invece, si comincia a vivere di riflesso. Tanto che, dieci anni dopo, quella pratica del football che Rovigo contribuì a divulgare, e che sin dal 1893 si sperimentava tra gli studenti delle Reali scuole superiori, non era ancora entrata nel giro ufficiale delle manifestazioni cittadine. Lo farà soltanto a partire dal 1909 e, stabilmente, dagli anni Venti.
In tempi recenti, il 17 febbraio 1994, l'Amministrazione comunale di Rovigo, su proposta della Giunta e con voto unanime del Consiglio, ha deciso di intitolargli lo stadio comunale di viale Tre Martiri. La targa in marmo che ricorda la figura e l'opera di Gabrielli, apposta sul lato ovest della tribuna coperta, porta il seguente testo:
A FRANCESCO GABRIELLI (1/VIII/1857 – 19/III/1899) MAESTRO DI CALCIO A ROVIGO PER L'ITALIA
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Come citare questo articolo
Maurizio Romanato. “Francesco Gabrielli (1857-1899)”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/francesco-gabrielli-1857-1899/