Sono “camminate” davvero particolari quelle del GAV (Gruppo Archeologico di Villadose) che, nell’ottobre avanzato, dopo le arature dei campi del Polesine, chiama a raccolta soci ed amatori per insolite “escursioni” sul territorio.
Si tratta di avanzare in file orizzontali, sui disagiati terreni da poco mossi dall’aratro che ha portato in superficie il terreno fertile, pronto per le semine. Ma non è l’interesse per l’agricoltura che spinge i soci del GAV a perlustrare la campagna, quanto piuttosto l’obiettivo di individuare, sulla superficie dei campi privi di vegetazione, interessanti frammenti del passato appena portati alla luce dalla lama dell’aratro scesa in profondità.
In queste particolari camminate si concretizza dunque la “ricerca di superficie”, avviata dal GAV fin dal 1988, che, con indagini annuali, ha riguardato una vasta striscia di territorio polesano dall’Adige fino al Po. Impressionante in questo arco di tempo il numero di siti archeologici individuati: sui circa 20.000 ettari di terreno battuto dai ricercatori del GAV, sono stati riportati in mappa più di 750 siti archeologici, la maggior parte dei quali di età romana. Risultati eccezionali che testimoniano una forte presenza della civiltà romana sul nostro territorio in particolare nel periodo che va dal I secolo a.C. al I e II dopo.
I siti archeologici individuati in superficie non sono altro che affioramenti di materiale archeologico sopra la superficie dei campi arati. Si tratta per lo più di contenitori in ceramica, di anfore, monete e altri manufatti metallici. La loro individuazione viene facilitata dal fatto che i Romani costruivano le loro abitazioni con mattoni, tegoloni e coppi che avevano misure e spessori diverse rispetto a quelli moderni.
Alcuni di questi siti sono stati interpretati come “ville” per il tipo particolare di materiale raccolto sul campo. Infatti, quando troviamo tessere di mosaico, frammenti di intonaci dipinti, mattoni a semicerchio usati per costruire colonne, lastre di marmo pregiato per rivestimenti e pavimenti, sospettiamo di trovarci nel sito di una antica villa rustica. Se inoltre troviamo anche i frammenti di un particolare laterizio tubulare usato per convogliare l’aria negli impianti di riscaldamento di cui le ville erano dotate, possiamo averne la certezza.
Nei comuni indagati dai soci del GAV la presenza dei siti romani è omogeneamente distribuita e circa il 5% di questi è costituita da “ville”. Quindi nel territorio studiato – che ha riguardato i comuni di Villadose, Ceregnano, Rovigo, Crespino, Pontecchio, Bosaro, Guarda, Polesella, San Martino, Gavello – si può ipotizzare la presenza dalle 20 alle 30 ville romane. Tra queste, due in particolare sono oggetto di approfondimenti di tipo archeologico.
La villa romana di Villadose
Uno dei primi complessi romani individuati a Villadose è stato denominato Villa di Cà Motte. Si è partiti da interessanti ritrovamenti di superficie: circa 70 monete e numerosi manufatti come pesi da bilancia, bronzetti, ecc. Questo sito si trova nella campagna a nord del paese e prende il nome da una vecchia corte agricola, abbattuta negli anni ‘60. Siamo in piena centuriazione romana e l’esecuzione di alcune ricognizioni aeree in deltaplano ci ha permesso di vedere che la villa si trovava proprio sulla strada principale: il decumano massimo.
A questo punto diventava importante scavare il sito per scoprire la parte sepolta della villa, cosa che si è realizzata grazie all’interessamento della professoressa Giuliana Facchini dell’Università di Verona. Lo scavo è iniziato nel 2002 e viene ripreso ogni anno nel mese di settembre con gli studenti di archeologia di Verona, estendendo l’indagine e ricostruendo la planimetria della villa anno dopo anno.
Purtroppo i pavimenti erano quasi completamente distrutti ma è stato possibile ricostruire la pianta dell’edificio mettendo in luce le fondazioni, ovviamente con una certa difficoltà perché nel corso dei secoli la villa aveva subito dei rimaneggiamenti. Alcuni laterizi riportavano il bollo della fornace di produzione, risalente alla prima età imperiale. Solo in una zona erano evidenti resti di pavimento in cocciopesto con tessere di mosaico bianche e nere. Sono stati anche raccolti numerosi reperti: ceramica, monete, fibule, ecc. che hanno permesso di riscrivere la storia di questa villa, costruita alla fine del I secolo a.C. e frequentata fino al III d.C.
Lo scavo è ancora in corso e anche nel prossimo settembre aspettiamo gli studenti per il suo completamento.
La villa romana di Polesella
Ad alcuni appassionati locali era ben noto che, a circa un chilometro dal centro abitato di Polesella, affioravano frammenti di tegoloni romani e di anfore. Ma è stato intorno al 2000 che, dopo uno spianamento eseguito dai nuovi proprietari del fondo, sono venuti in superficie i ruderi della villa: in mezzo a mattoni e tegoloni, tante tessere di mosaico, intonaci dipinti e soprattutto frammenti di marmi pregiati provenienti anche dalla Grecia e dal Nordafrica a testimonianza della ricchezza di questa villa subito battezzata “Villa dei Marmi”.
L’esatta individuazione si è avuta però soltanto nel 2008 quando un socio del Gruppo Archeologico di Villadose, percorrendo una scolina che tagliava in due il sito, notava l’affioramento, a circa un metro di profondità, di un pavimento in mosaico. Avvisata la Soprintendenza Archeologica del Veneto, veniva organizzato un saggio di scavo in accordo col proprietario del fondo, saggio che confermava la presenza di mosaici policromi e di pavimenti in opus signinum, tipici delle ville romane.
Prontamente, grazie all’interessamento del sindaco di Polesella, sono stati trovati i finanziamenti per eseguire lo scavo in programma nell’estate 2010. Nel frattempo il geofisico, dr. Sandro Veronese è stato incaricato di eseguire la prospezione geomagnetica sul sito. L’impiego del magnetometro a protoni che non è altro che un rivelatore del campo magnetico terrestre, permette di individuare con una buona precisione le strutture sepolte. Lo studio fatto nel febbraio del 2010 ha rilevato una grande villa sepolta, estesa su due fabbricati vicini per una estensione di circa 1500 mq.
Ora aspettiamo con ansia lo scavo archeologico, sperando di trovare reperti e strutture che possano essere fruite anche per il turismo che ogni anno sta crescendo in Polesine. Insomma, tra le altre attrattive turistiche che possono fungere da richiamo nel territorio di Villadose e Polesella, va evidenziata la possibilità vedere gli importanti resti delle rispettive ville romane.
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Come citare questo articolo
Enrico Maragno. “Le “camminate” del GAV”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-camminate-del-gav/