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STORIA - TRADIZIONI

La Rovigo di Théophile Gautier

“In attesa dell’ora di cena, abbiamo girovagato per le vie della città, illuminate da un argenteo chiaro di luna…”

di Sergio Garbato

Ventaglio Novanta n. 41 2010 pp. 44–45

Non era certo un erede dei viaggiatori del Grand Tour, Théophile Gautier. Sì il poeta di «Smalti e cammei» che Baudelaire avrebbe riconosciuto come un maestro e l’autore di un perfetto romanzo teatrale-picaresco come «Capitan Fracassa» (opere entrambe ancora di là da venire), che, poco dopo la metà di settembre del 1850, capitò a Rovigo, tappa obbligata del percorso che da Padova portava a Ferrara.

A Padova, Théophile Gautier era giunto in compagnia dell’amico Louis de Cormenin, qualche giorno prima, addirittura in treno; ma per portarsi a Ferrara, ormai fuori dai confini del Lombardo-Veneto austriaco, aveva dovuto ricorrere all’omnibus, assai più accessibile di una vettura privata, in quanto la linea ferroviaria che si raccordava a Rovigo sarebbe arrivata circa quattordici anni dopo.

A indurre il quarantenne e autorevole scrittore a intraprendere un suo viaggio in Italia era stato il direttore della «Presse», il giornale cui malvolentieri collaborava come critico artistico e teatrale per avere un sicuro sostentamento economico. Un viaggio in Italia da raccontare a puntate sulle pagine del giornale, ma anche un modo per incontrare, a Venezia e a Firenze, l’amata contessa Maria Mattei. Per il resto, ben poco romanticismo e rare rapinose sorprese, impressioni frettolose, luoghi comuni e fantasie svogliate.

Proprio per questo, Rovigo, dove lo scrittore era arrivato verso sera e dove avrebbe trascorso la notte, costituisce una felice eccezione, in un viaggio che sarebbe filato via liscio fino a Firenze e Roma e poi ancora Napoli, per essere poi espulso dalla polizia per reati d’opinione e costretto ad imbarcarsi per Marsiglia.

Rovigo gli sarebbe apparsa come una romantica quinta d’opera.

Ma lasciamo parlare lo scrittore: «in attesa dell’ora di cena, abbiamo girovagato per le vie della città, illuminate da un argenteo chiaro di luna che lasciava scorgere i profili dei monumenti; portici bassi e con quell’alternanza di chiaroscuri che formano lunghi chiostri, pronti a richiamare, nella sera, l’effetto scenografico dell’atto delle monache di Roberto e il diavolo di Meyerbeer».

Quando Gautier e Cormenin avevano lasciato la piazza principale della città, «i rari passanti scivolavano via, silenziosi come ombre; qualche cane abbaiava in tono lamentoso alla luna. Tutte le finestre erano spente, ad eccezione di qualche caffè ancora illuminato, dove gli abituali avventori, dall’aria infastidita e assonnata, consumavano un gelato, una tazzina di caffè o un bicchier d’acqua a piccole cucchiaiate, a lenti sorsi, tranquillamente, metodicamente, riprendendo, di tanto in tanto, la lettura di un insignificante articolo».

Non è diversa questa città spettrale e semideserta dalle notissime immagini a china che ci ha lasciato Eugenio Piva agli sgoccioli dell’Ottocento. Una città che scompare dietro gli edifici insignificanti o di antica dignità, non raramente lasciati alla devastazione del tempo e degli uomini, sullo sfondo dei resti di improbabili mura e porte medievali, dietro cui affiorano erbacce e si affacciano alberi frondosi. Città affollata di chiese, percorsa da strade anguste, con sporadici e bassi portici e chiusi cortili, tagliata da un esiguo fiume dalle acque immote, attraversate da ponti a due e tre arcate.

La campagna è appena fuori mura, con qualche edificio e qualche oratorio isolato e addirittura povere case con i tetti di canna e i pavimenti di terra. Una città silenziosa e immobile, con viandanti solitari vestiti di nero, una carrozza modesta trainata da un solo cavallo. Ma è proprio questa la Rovigo che farà presa per tanto tempo sull’immaginario di artisti, poeti e sparsi intellettuali che hanno saputo amarla e cantarla.

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Come citare questo articolo

Sergio Garbato. “La Rovigo di Théophile Gautier”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-rovigo-di-theophile-gautier/

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