Rovigo c’è. Anche nella San Pietroburgo degli zar, nella città della rivoluzione d’ottobre, nella più occidentale delle metropoli del gigante eurasiatico, che sta rifiorendo all’antico splendore con l’espansione economica della Russia uscita vent’anni fa dal comunismo.
Un nome su tutti, Francesco Xanto Avelli, ceramista e poeta, nato nel capoluogo polesano probabilmente nel 1486, formatosi da ragazzo nelle botteghe cittadine, poi dal 1510 a Ferrara quindi a Faenza, fino a raggiungere nel 1529 l’Urbino dei Della Rovere ricca di fermenti urbanistici, dove l’artista rimase fino alla morte (1545?) producendo molti pezzi artistici di grande valore che si lasciano ammirare nei maggiori musei del mondo¹.
I saloni imponenti dell’Hermitage costituiscono però una vetrina di altissimo prestigio per quel “figlio di Rovigo” che tanto amava la sua città, da firmare le sue opere aggiungendo al nome completo “da Rovigo”, o siglandole con FXAR. Il segno nostalgico e orgoglioso di un’appartenenza che tuttora lo contraddistingue.
Arrivare a San Pietroburgo, significa puntare prima di tutto sull’antico palazzo d’Inverno degli zar, progettato dal Rastrelli, affacciato per 230 metri sulla riva sinistra della Neva, 1057 stanze, 117 scaloni, duemila finestre molte delle quali sulla piazza del Palazzo, un ferro di cavallo delimitato dal palazzo dell’ex Stato Maggiore su due ali di 530 metri interrotto da un arco di trionfo.
Caterina II acquisì 226 quadri nel 1764, nucleo dell’attuale, sterminata, collezione.
Ora, infatti, Hermitage, divenuto museo statale dopo la rivoluzione di ottobre, vanta quasi tre milioni di pezzi. Saloni imponenti, che ricordano i fasti di una capitale, ricchi di storia, arte e cultura, in cui un rodigino ha un posto di grande rilievo e prestigio accanto a Leonardo, Raffaello, Rembrandt, Rubens, Matisse, Picasso.
Una compagnia di grandi geni dell’espressione artistica nella quale ben s’inseriscono le ceramiche decorate da Francesco Xanto Avelli. E, quasi a confermare la volontà dell’autore, la postilla “da Rovigo” è riportata anche sui cartellini esplicativi, in caratteri cirillici e latini.
All’Hermitage l’ampia vetrina nella sala sulla ceramica del Cinquecento è quasi interamente occupata dalle opere di Xanto Avelli o attribuite alla sua scuola.
Ecco apparire agli occhi del visitatore il piatto con tre Parche (1530-1540), l’autoimmolazione di Kallanes (1532), la morte di Cleopatra (1534), il dramma di Astige, Anfreo e sua moglie del 1531, Polifemo e Galatea (1535), l’allegoria di Carlo V che conquista Firenze, Sansone manda in rovina il tempio dei Filistei (1533), Apollo e le muse (1537), il Sacrificio di Abramo, le fiasche decorate (1520-30) e via dicendo.
Tutti lavori che evidenziano l’amore del colore tipico dell’artista rodigino, la vividezza del contrasto, il segno sicuro; decorazioni che richiamano la scuola Raffaellesca, con le figure ben modellate su temi sacri e profani. La tavolozza dei colori è molto ricca ed è usata sull’intera superficie del piatto. Il verismo plastico dei nudi femminili, le capigliature sono spesso abbondanti e ricciute, vesti e armature ricche e particolareggiate.
Qualche critico ha notato in alcune opere di Avelli un certo senso di rapidità nell’esecuzione che mostra molto mestiere a scapito dell’introspezione psicologica, specie nelle composizioni della maturità. E c’è stato chi, come G.B. Siviero, l’ha spiegato con “l’atavica istintiva paura della distruzione e dell’oblìo, incombente sulle genti polesane, il cui destino era legato alla sorti del grande fiume”. Ciò nulla toglie al favore con cui all’epoca furono accolti i lavori dell’illustre rodigino, finiti nelle collezioni più ricche e conservate nei secoli con immutato interesse.
All’Hermitage le ceramiche di Xanto Avelli provengono da tre grandi collezioni. La collezione Basilevsky giunta nel 1885, la Batkin con le pubblicizzazioni del 1920 e il museo Stieglos del 1925.
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Come citare questo articolo
Maurizio Romanato. “Un rodigino all’Hermitage”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-rodigino-allhermitage/