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STORIA - TRADIZIONI

La Casa di Riposo di Adria

La storia della benefica istituzione e della annessa chiesetta di Sant’Andrea

di Aldo Rondina

Ventaglio Novanta n. 42 2011 pp. 50–53

Martedì 3 agosto 2010, ore 19,30, un fulmine colpisce in pieno lo storico campanile della chiesa adriese dedicata a Sant’Andrea Apostolo annessa al Centro Servizi Anziani, lesionandolo irrimediabilmente.

Analoga situazione, per fortuna senza gravi conseguenze, si verificò sempre ad Adria nel 2008, quando un fulmine si abbattè sulla cuspide del campanile della Tomba (vedi Ventaglio n. 36 pag. 50). Mentre per quest’ultimo fu possibile intervenire per salvare la struttura, per il piccolo campanile di Sant’Andrea si è reso necessario l’abbattimento. Questo fatto ha portato alla ribalta l’intera struttura del Centro Servizi Anziani di cui proponiamo la storia.

La Casa di Riposo di Adria, oggi denominata Centro Servizi Anziani, è infatti una tra le più importanti Istituzioni benefiche cittadine. La sua storia, fatta di generose donazioni e di volontariato, merita di essere conosciuta.

Le origini

Ultima erede di una ricca e nobile famiglia che aveva dato alla Comunità personaggi illustri ed amministratori insigni, Laura Renovati (1788-1847), molto legata alla sua Città e fervente cristiana, aveva coltivato fin dagli anni giovanili il progetto di dedicare le sue sostanze alla realizzazione di un’opera pia a favore degli anziani. Su questo progetto trovò l’incoraggiamento del Vescovo Bernardo Antonio Squarcina (1842-1851) che, fin dal suo ingresso in diocesi, si adoperò affinché, nelle città episcopale, fosse realizzata una Casa di Ricovero per Anziani.

La Renovati agli inizi del 1847 fu colpita da una malattia, apparentemente di lieve entità, ma che ben presto le sarebbe stata fatale. Consapevole dell’aggravarsi del suo stato di salute, volle aggiornare le disposizioni testamentarie precedenti inserendo alcuni piccoli legati e la destinazione di una somma di Lire Austriache 5800 per la costruzione del pulpito in marmo della nuova chiesa Cattedrale. Con tale atto, che porta la data del 6 Maggio 1847, giorno del decesso, la generosa Testatrice stabiliva che tutto il patrimonio rimanente, valutato in circa 120 mila Lire Austriache, fosse devoluto alla istituzione di “una Casa di Ricovero da erigersi in Adria a beneficio di queste misere popolazioni”. In tal modo veniva colmata la grave lacuna dell’assistenza agli Anziani poveri, come era nei desideri del Vescovo.

Le cronache informano che ai funerali della nobildonna parteciparono le Autorità Amministrative e la Commissione di pubblica beneficenza al completo ed un gran numero di cittadini desiderosi di esprimere la loro riconoscenza.

Alcune difficoltà burocratiche ritardarono l’apertura della Casa di Riposo avvenuta il 25 Luglio 1852 con una solenne funzione religiosa tenutasi in Cattedrale. In quella occasione, l’Accademico prof. Francesco Antonio Bocchi, Amministratore onorario della nuova Istituzione, pronunciò un vibrante discorso inaugurale.

Varie vicissitudini, tra cui incendi, alluvioni e guerre, hanno completamente distrutto l’Archivio con le memorie più antiche. Particolarmente dannosa si è rivelata l’occupazione Tedesca durante l’ultima guerra.

Per un accordo intervenuto tra le forze belligeranti e la Croce Rossa Internazionale, nella prima decade di Novembre 1944, Adria e Cortina d’Ampezzo furono dichiarate Città Ospedaliere. In seguito a ciò i Tedeschi occuparono Scuole e Istituzioni, trasformandole in Ospedali militari. Anche la Casa di Riposo subì analoga sorte dalla metà di Novembre 1944 a tutto il mese di Febbraio 1945. In quel periodo i faldoni contenenti i documenti dell’Archivio subirono una sorte davvero indegna: furono infatti utilizzati per il funzionamento delle caldaie del riscaldamento e della lavanderia. Analoga sorte subirono i documenti contabili ed il primo Statuto.

Di tutto ciò, grazie ad Antonio Cappellini (“Adria Antica e Moderna”- Tip. Zanibelli, Adria 1936, pagg. 96,98) è stato possibile recuperare qualche brandello, sufficiente per conoscere più da vicino la benefica Istituzione: “La Casa di Riposo accoglie e mantiene, fino a concorrenza delle sue rendite, poveri d’ambo i sessi, appartenenti per domicilio di soccorso al Comune di Adria, i quali, per età e per disposizioni fisiche, siano inabili al lavoro. Ricovera inoltre, a spese del Comune di Adria e di altri Enti, persone povere che si trovino nelle condizioni suesposte”.

Fin dall’inizio l’Opera pia svolse la sua attività in riviera S. Andrea, presso la casa dei nobili Renovati, già sede del Convento dei monaci di S. Gerolamo da Fiesole, soppresso dalla Repubblica Veneta verso la metà del sec. XVII. Al momento della donazione il complesso edilizio risultava ben conservato per cui, all’inizio, non furono necessari che piccoli lavori di adattamento degli immobili alle nuove funzioni.

Le entrate provenivano principalmente dalle rendite dei beni del “lascito Renovati” a cui si aggiunsero, nel tempo, altri lasciti e donazioni. In particolare, dev’essere ricordato l’apporto dell’ingegnere Carlo Ramello, deceduto nel 1936, che ha lasciato circa 800mila lire (corrispondenti a quasi 1 miliardo di vecchie lire) da suddividere equamente tra l’Ospedale e la Casa di Ricovero.

La gestione della Casa di Riposo

Fin dall’inizio, la gestione della Casa di Riposo fu affidata ad una Commissione di beneficenza pubblica composta da ventidue membri. La Presidenza spettava di diritto al Vescovo, mentre la carica di Vice Presidente era destinata al Podestà. Tra i membri di diritto figuravano l’Arciprete della Cattedrale ed il Parroco della Tomba.

Dopo l’entrata in vigore della legge 17 Luglio 1890, che inquadrava gli Enti assistenziali nelle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) assoggettandoli al controllo del Governo per il tramite del Mistero dell’Interno e del Prefetto, l’Amministrazione passò ad un organismo più snello, costituito da un Presidente e quattro Consiglieri di nomina podestarile, assistiti da un Segretario, scelto tra i quattro. Per tutti gli Amministratori fu sempre motivo di orgoglio prestare la loro opera gratuitamente.

Per gli alti meriti conseguiti nel campo dell’assistenza agli Anziani, la Casa di Riposo di Adria, primo Istituto di beneficenza cittadino, ebbe come Presidente onorario il Principe Emanuele Filiberto di Savoia, duca d’Aosta. Tale prestigioso incarico venne assegnato al cugino del Re con decreto dell’allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi, il 15 Aprile 1893.

Fin dal 1864 un manipolo di Suore della Carità dell’Ordine di S. Giovanna Antida Thouret (le medesime che fino a qualche anno fa svolsero il servizio di assistenza agli infermi presso l’Ospedale Civile), affiancò con grande disponibilità e dedizione il personale nello svolgimento dei servizi interni. Per carenza di vocazioni le suore dovettero abbandonare questo servizio negli anni ‘90 de secolo scorso.

La Chiesa di S. Andrea

Nel 1892 il nob. Girolamo Bocchi donò alla Casa di Riposo la piccola chiesa dedicata a S. Andrea, nelle proprietà della sua Famiglia 1661 quando venne chiuso il Convento dei padri di San Girolamo. Proprio in quell’anno infatti Giobbe Bocchi perfezionò l’acquisto della chiesetta con atto notarile in data 8 Aprile, divenedone giuspatrono.

Secondo lo storico adriese Francesco A. Bocchi (“Della Sede episcopale di Adria Veneta”, Adria, 1858) la chiesetta risale al 1563, anno in cui fu eretto un Convento di frati appartenenti all’Ordine di San Girolamo da Fiesole.

Mons. Peroto, visitatore apostolico nel 1603 per conto del Vescovo Porcìa, annota invece che la piccola chiesa, edificata da don Francesco Moschenio detto degli Scutelli il 23 maggio 1583, fu consacrata dal Vescovo Laureti il 17 novembre 1591. Il Visitatore annota inoltre che l’Oratorio era rivolto ad ovest e all’interno conteneva un solo altare, due sepolcri ed una campana su supporto nel tetto.

Nel corso dei secoli la chiesa venne usata dai Bocchi come cappella di famiglia nella quale venivano sepolti i vari discendenti. Oltre all’acquirente Giobbe Bocchi infatti, vennero sepolti i congiunti Moscheni-Scutella ed anche mons. Stefano Penolazzi (1557-1641), figlio di Verona Bocchi, che fu Vescovo a Retimno nell’isola di Candia.

In una annotazione dell’arciprete della Cattedrale mons. Carlo Bucca scritta nel 1656, la chiesa risultava possedere “un altare di legno dorato con la statua del Salvatore” (probabilmente l’Ecce Homo posto sulla facciata esterna) ed una pala. Si tratta della grande pala d’altare di scuola ferrarese raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Girolamo, Sebastiano e Andrea. (m.3×2) conservata all’interno, nella controfacciata. L’opera, restaurata dai Fratelli Volpin di Arre nel 1990 a spese della Banca di Credito Cooperativo “Santa Maria Assunta” di Adria, venne eseguita nel XVI secolo e, secondo il dott. Enrico Noè, è attribuibile a Nicolò Rosselli.

Con la donazione di Girolamo Bocchi nel 1892, la chiesetta divenne Oratorio pubblico, e il giuspatronato venne pertanto esercitato dalla Curia diocesana.

Nel corso del ‘900

Fino al 1932 all’interno della Casa non furono eseguiti che piccoli lavori di ordinaria manutenzione. In quell’anno, a spese del Comune, venne costruita l’ala ovest per poter accogliere un numero più consistente di ospiti.

Nel 1936, l’intera facciata del complesso edilizio che si affaccia su Riviera S. Andrea, inclusa la chiesetta, fu ridisegnata ad opera dall’Arch. G. B. Scarpari in stile tipico dell’epoca, a scapito dell’impronta secentesca.

Per la verità l’Oratorio, oggi irriconoscibile, aveva già subìto lievi modifiche sul finire dell’800 conservando tuttavia nella facciata la pregevole scultura del “Cristo in pietà” risalente alla seconda metà del secolo XV.

Con decreto vescovile del 1939 richiesto dal canonico mons. Edoardo Rigoni, Assistente ecclesiastico, la Chiesa divenne “Tempio dell’adorazione perpetua del SS.mo Sacramento”.

Fin dal suo primo insediamento l’attuale Rettore mons. Francesco Dal Passo si è preoccupato di rendere più accogliente la Casa del Signore eseguendo importanti lavori di abbellimento e di manutenzione. Tra le opere più importanti spiccano il maestoso Portale in bronzo fuso, opera del sacerdote trentino don Luciano Carnessali prematuramente deceduto nel 2003. Le sculture in bronzo, fuse con la tecnica detta ‘a cera persa’, raffigurano episodi della vita di S. Andrea, patrono dell’Oratorio. Particolarmente interessante è lo stemma del vescovo diocesano mons. Mazzoccato posto sulla maniglia del battente di destra dell’artistica porta.

Sempre a cura del Rettore mons. Dal Passo, la Chiesa dell’Adorazione Perpetua è stata recentemente abbellita all’interno con un’artistica vetrata.

Per quanto riguarda la casa di riposo, on la grande la ristrutturazione del corpo centrale del fabbricato eseguita nel 1937, il Centro Servizi Anziani ha assunto l’aspetto attuale. Vari altri interventi autofinanziati dall’Ente furono eseguiti nel dopoguerra.

Nel 1962, per essere in grado di rispondere alle sempre più crescenti esigenze ed alle richieste di nuovi servizi da offrire agli Anziani, fu avviato il progetto Casa Serena, una sorta di Albergo per Anziani con camere riservate ad uno o due letti. L’iniziativa, autofinanziata dall’Ente con la vendita dei beni derivanti dai numerosi lasciti con rendimenti ormai di poco valore, fu inaugurata nel 1965 ed ebbe un grande successo, tanto che ne fu subito deciso l’ampliamento.

Sempre con mezzi propri l’Ente ha poi fatto fronte alla ristrutturazione del reparto uomini ed alla realizzazione del grazioso auditorium dedicato al Presidente Pertini. Il progetto “Bucintoro” invece, che avrebbe consentito una maggiore autonomìa agli anziani all’interno della struttura del Centro Servizi, non decollò per carenza di mezzi finanziari.

In relazione al crescente numero degli ospiti (è interessante considerare come dai primi 6 del 1852, si sia passati ai 150 del 1936 ed ai circa 220 attuali) nel corso degli anni molti cittadini hanno dato il loro apporto disinteressato all’Istituzione, a partire dagli Amministratori che fino al 1990 hanno svolto gratuitamente, con passione ed orgoglio, il loro mandato. A questi cittadini esemplari deve andare il ringraziamento unanime della Città per aver contribuito a rendere più serena la tappa finale della vita di tante persone che nella struttura della Casa di Riposo hanno trovato calore, tranquillità e conforto.

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Come citare questo articolo

Aldo Rondina. “La Casa di Riposo di Adria”. Ventaglio Novanta, n. 42, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-casa-di-riposo-di-adria/

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