E’ un autoritratto del Maestro ad accogliere i visitatori della Pinacoteca “Favaro” allestita in un’ampia sala del Museum in piazza Pighin a Stanghella. Il dipinto ritrae l’artista con l’eccellente realismo che ne caratterizza le opere conferendo a ciascuna uno speciale soffio di vita.
In questo piccolo quadro vi è tutta la personalità di Pietro Favaro racchiusa nello spazio della cornice. Il volto ha un’espressione decisa nella quale gli occhi seri ed attenti esprimono una innata e profonda tensione verso il mondo con la sua miriade di aspetti. Tra le mani l’immancabile pennello: strumento che il Maestro ha saputo usare con raffinata abilità.
Nato a Stanghella il 29 settembre 1912, è il primogenito di Giovanni ed Amelia Miatton e fin da bambino evidenzia una grande attitudine per il disegno e la raffigurazione. L’ambiente, umile ma estremamente attivo e creativo della bottega artigiana condotta dal padre, è sicuramente per il piccolo Pietro un input iniziale e prezioso per l’acquisizione dell’abilità formale richiesta dalla pittura.
Allo scopo di garantire un più solido futuro ai figli, Giovanni ed Amelia si trasferiscono a Milano dove il lavoro è garantito, e per Pietro inizia la partecipazione ai corsi di pittura con l’aiuto dello zio Fruttuoso.
La passione per la pittura si fa sempre più consistente, tanto che Pietro Favaro decide di frequentare la Scuola d’arte sacra “E. Reffo” a Torino e ben presto si qualifica come uno dei migliori allievi del Prof. Luigi Guglielmino del quale diverrà in breve un prezioso collaboratore. Fioriscono in questo periodo giovanile tutte le potenzialità custodite nell’artista che diventano realtà nelle opere eseguite.
Una brusca frenata alla sua attività artistica è rappresentata dallo scoppio della 2a guerra mondiale, quando Pietro Favaro è arruolato. Tra congedi e richiami più volte riesce a rifugiarsi a Stanghella tra il ‘43 ed il ‘45. Rafforza in questa dolorosa occasione il legame mai interrotto col paese natale del quale conserva ricordi mai cancellati, che saranno presenti in situazioni e personaggi dei suoi dipinti.
I soggetti rappresentati nei suoi quadri spaziano dal paesaggio alla natura morta, dal nudo accademico al ritratto. E’ tuttavia l’arte sacra il suo “fiore all’occhiello” poiché, attraverso di essa, realizza una vera catechesi: la stessa compiuta dagli Autori classici sulle pareti delle antiche chiese.
E’ nel 1988 che Pietro Favaro inizia un autentico atto d’amore verso il paese natale perché esegue gli imponenti cicli pittorici che si possono ammirare nella chiesa parrocchiale di Stanghella dedicata a Santa Caterina d’Alessandria.
Il pittore lavora sulle pareti durante l’estate fino al 1991. E’ un periodo d’impegno intenso, passionale nel quale emergono e si materializzano tutte le sue capacità artistico-espressive.
E’ una concreta e commovente eredità che egli lascia al paese ed a quanti desiderano ammirare le gigantesche raffigurazioni realizzate sulle pareti della chiesa.
Le composizioni iniziano con una stupenda natività nella quale scaturisce una luce viva e nel contempo soffusa. E’ quella emanata dal soggetto centrale: Gesù, intorno al quale ruotano tutti i personaggi del presepe animati da un delicato dinamismo che induce all’adorazione.
Particolarmente coinvolgente si rivela la morte sul Calvario e la Resurrezione di Cristo. E’ un dipinto meraviglioso nel quale viene realizzata la struttura triangolare della pittura classica che pone al vertice Gesù morente verso il quale si muove, creando i lati, una folla simbolo dell’umanità intera tesa verso la salvezza.
Qui sono presenti i volti familiari… C’è la nonna che prega con le mani giunte, la sorella volta alla croce, il pittore stesso con la tavolozza ed il pennello. E non manca un grazioso cagnolino nero che è parte della creazione e riporta alla tradizione dei grandi classici che inserivano gli animali nei loro dipinti.
Il ciclo pittorico continua con la Pentecoste completandosi con il martirio di Santa Caterina e l’adorazione della Madonna del Carmelo.
Piccolo e prezioso gioiello è l’Ultima Cena incastonata nell’altare delle celebrazioni con il quale il Maestro sembra siglare la serie di dipinti che conferiscono alla chiesa di Stanghella un autentico valore artistico.
Animato da una profonda fede ed una inossidabile voglia di vivere, il Maestro Favaro lavora con un entusiasmo che si tramuta in una eccezionale forza espressiva trasmessa attraverso la forma, il dinamismo delle figure, il raffinato senso cromatico.
Sono queste infatti le caratteristiche riconoscibili nella ricca collezione di opere (66) esposte nella pinacoteca. E’ qui che si ammirano i volti familiari, gli studi accademici, i paesaggi, le nature morte, le stupende composizioni floreali, le dolcissime Madonne dalla delicatezza raffaelliana. E’ qui che Pietro Favaro è presente anche dopo la sua scomparsa avvenuta il 7 maggio del 2000.
A questo Artista, dotato di una indiscussa sensibilità espressiva e di un’assoluta padronanza della luce e del colore, Stanghella rende onore annoverandolo tra le personalità che, attraverso l’arte, hanno reso più bello il mondo.
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Come citare questo articolo
Rosetta Menarello. “Il Maestro di Stanghella”. Ventaglio Novanta, n. 42, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-maestro-di-stanghella/