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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Ande, Canti e Bali

Dedicato al Po e alle Comunità dell’acqua, il IX Festival di Musica e Cultura Popolare

di Francesca Forza

Ventaglio Novanta n. 42 2011 pp. 144–145

Come da programma, è stato tutto incentrato sul Po e sulle comunità dell’acqua il IX Festival di Musica e Cultura Popolare, svoltosi a Rovigo dal 10 a 13 settembre con anteprime la domenica e il giovedì precedenti. L’obiettivo: dare luogo a una festa, ad una ritualità, all’insegna della località curiosa.

L’arte ha navigato sul Po nei secoli, sbarcando, per così dire, in ogni attracco e comunque portando con sé un tratto comune, una sonorità, un trillo, che coloro che hanno partecipato al Festival di Ande, Cante e Bali hanno avuto la possibilità di giocare a scoprire.

Il Festival, organizzato dalla Minelliana con l’associazione Ande, Canti e Bali di Chiara Crepaldi e Paolo Rigoni, ed il sostegno di Regione Veneto, Provincia e Comune di Rovigo, è, appunto, un evento polifonico. Gruppi, cantanti, suonatori, musici e perfino cantastorie si susseguono, si alternano, imparano l’uno dall’altro, ma non si confondono mai sulle proprie origini.

Un progetto importante quest’anno è stato quello di Sconfini Polesani, che ha visto il raggrupparsi di impegno, contributi e passione di una moltitudine di artisti. Il progetto, innanzitutto, ha visto la partecipazione attiva di una ventina di studenti del conservatorio impegnati a rileggere alcuni brani di musica popolare polesana. Gli insegnanti Salierno, Evangelisti, Ponzoni, e De Palma hanno coordinato i ragazzi e insieme hanno lavorato per sei mesi nell’orchestrazione di una dozzina di brani che hanno visto, tra l’altro, il coinvolgimento di una componente popolare costituita da musici di Calicanto e del gruppo Ande Canti e Bali.

Le Mondine di Medicina sono un coro le cui componenti sono delle ‘dive’: storico ensemble di anziane mondine depositarie di un repertorio di canti di lavoro legati alla raccolta del riso, ma anche d’amore, come si conviene, hanno infatti partecipato ad alcuni film neorealisti. La risposta del pubblico alla loro esibizione è stata caldissima, quasi una standing ovation per rock star. Il commento alle loro canzoni, offerto dall’importante studioso Emilio Jona, campione in senso medievale della tradizione e della musica popolare, ha illuminato la platea, argomentando e circostanziando la presenza di gruppi così variopinti sulla scena. Emilio Jona è importante perché la raccolta di materiale etnomusicologico su supporto magnetico è, ad oggi, la prima testimonianza e tra le poche della cultura della canzone polesana.

Hilde Frateur, che ha accompagnato le personalità precedentemente menzionate, invece è una presenza internazionale. Belga, si è specializzata nei canti della tradizione della pianura padana e del Po, dimostrando che il folklore del Fiume non è una mera ambizione localista.

Gli altri gruppi del festival hanno apportato ognuno la propria specialità, il proprio cavallo di battaglia.

Il duo Valla-Scurati, esibitosi sabato 10, è un fenomenale duo di Cegni che, con piffero e fisarmonica, da venti anni reinterpreta i balli tipici dell’area delle Quattro Province, ossia: gighe, piane, alessandrine, perigurdini, manfrine. Alle volte eseguono anche la povera donna, un pezzo che si balla e che si ricopre con interpretazioni simboliche e spesso malandrine, ma solo nei contesti carnevaleschi: la musica è funzionale alla festa e alla ritualità, non è decontestualizzata e fredda, come un saggio per addetti ai lavori.

Un momento gustoso è stato la messa in scena de ‘La Magnifica Intrapresa’. La rappresentazione, diretta da Titino Carrara e impreziosita da Laura Curino, attrice e affabulatrice tra le più ricercate. E’ la storia di una impresa ardua, folle e geniale, che il sottotitolo Galeas per Montes fa intuire; autore del testo Paolo Malvinni. Questo lavoro si riferisce alla vicenda storica del 1439, quando un numero imprecisato di galee della Serenissima risalirono l’Adige perché i Veneziani, in lotta coi i Visconti di Milano, intendevano sorprendere il nemico facendo addirittura arrivare le galee nel lago di Garda attraverso le montagne

I Tendachent invece sono un notevole gruppo piemontese di folk revival, erede della Ciapa Rusa, guidato dalla ghironda di Maurizio Martinotti. Presenteranno il nuovo cd “Arneis”.

La grande orchestra a plettro “Gino Neri”, diretta da Stefano Squarzina, invece, dalla storia lunga e gloriosa, ha emozionato gli intenditori almeno quanto coloro che non sono tra gli addetti ai lavori: non capita infatti tutti i giorni di avere occasione di sentire cinquanta mandolini contemporaneamente.

Vi sono poi state musiche itineranti, concerti notturni: partecipe ne è stato, tra gli altri, Gianni Buniolo, un vero cantastorie. Con il suo organetto a manovella, organetto di Barberia tecnicamente, e rulli di cartone, ha animato il centro storico e varie piazze suonando vecchi ballabili polesani che ha fatto trascrivere appositamente per questo strumento meccanico, sorta di antenato dei juke-box.

Sono poi intervenuti i Suonabanda, un gruppo modenese specializzato nei balli staccati pre-liscio dell’Appennino tosco-emiliano, mentre il duo Alla Marcheselli appartiene ad una famiglia bolognese depositaria di uno stile detto proprio “alla Marcheselli”, in cui organetto e chitarra fanno rivivere con estro e virtuosismo i balli padani del dopoguerra, dal vago sapore neorealista.

Durante il Festival sono stati addirittura proposti alcuni stage: uno di questi è stato condotto da Emanuela Di Cretico, diplomata al Conservatorio. Lì ha scoperto quella che sarebbe poi diventata la sua passione, la sua magia: l’ocarina, uno strumento antichissimo a fiato, attestato sin dall’antichità ma brevettato nella sua forma attuale alla fine dell’800 a Budrio.

I Ràmada, infine, che, beneauguratamente, come molti gruppi leggendari, debbono il loro nome al caso, sono quattro giovani dalle ispirazioni celtiche che hanno deciso di esplorare le sonorità irlandesi come quelle del flauto irlandese, e del bodhran.

Il Festival, dunque, ha ospitato gruppi animati da almeno un denominatore comunque: quello di avere solide radici con il letto del Fiume, ma anche un profumatissimo respiro internazionale.

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Come citare questo articolo

Francesca Forza. “Ande, Canti e Bali”. Ventaglio Novanta, n. 42, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/ande-canti-e-bali/

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