Può un’area, sottratta anni fa all’agricoltura e trasformata in sterile cava per estrarne materia prima per laterizi, divenire nel tempo un patrimonio ambientale?
L’esperienza, positiva, ci viene dalle Cave Danà nel comune di Ceneselli, un sito divenuto una vera e propria oasi ambientale apprezzata da quanti amano la natura: una zona umida di pregio, la cui storia ebbe inizio una quarantina d’anni fa, quando fu terminato lo scavo di argilla per una fornace di laterizi. La sottrazione del materiale produsse degli avvallamenti nel terreno, che successivamente, venuta meno l’attività estrattiva, a poco a poco si sono riempiti di acque di falda, proveniente probabilmente dal vicino Tartaro.
Si sono così originati dei laghetti, e la natura a poco a poco ha preso il sopravvento. L’area comprendente gli attuali specchi d’acqua, denominati appunto Cave Danà, è di proprietà della Crivellari e Zerbini s.p.a.; l’oasi ricopre una superficie di 83.000 metri quadri ed è ricadente nella punta a nord del territorio comunale di Ceneselli, a poche centinaia di metri dall’argine destro del Tartaro.
L’area naturalistica è attualmente gestita dall’associazione dilettantistico-sportiva di pesca Consorzio Carpisti Polesani di Ceneselli: gli specchi d’acqua, perfettamente rinaturalizzati, si presentano adatti sia per lo svolgimento di svariate discipline della pesca sportiva, sia per l’osservazione degli uccelli selvatici (birdwatching).
Va innanzitutto detto che la denominazione del sito si ricollega alla campagna circostante e al palazzo Danà, elegante costruzione settecentesca voluta dai Bentivoglio, edificata vicino al fiume Tartaro successivamente la grande bonifica. Il nome si ricollega ad un termine dialettale “na’ danà”, ovvero una faticaccia, a sottolineare le antiche condizioni impervie del luogo.
Un luogo dunque, al tempo della bonifica Bentivoglio, nel ‘600, recuperato per l’agricoltura, e nel secolo scorso utilizzato per alimentare l’industria di laterizi con lo scavo di argilla, poi abbandonato – in quanto improduttivo sia per l’agricoltura che per gli scopi industriali – e oggi fortunatamente rinaturalizzato grazie alla lenta evoluzione della natura e al recente intervento di amanti dell’ambiente e delle particolarità del territorio polesano.
Il bacino è strutturato in tre grandi corpi idrici dalla forma regolare, separati e delimitati da stretti arginelli, ricoperti di vegetazione e parzialmente percorribili. La profondità media dell’acqua si aggira sui 120/150 cm, la vegetazione palustre è caratterizzata principalmente dalla Cannuccia palustre (Phragmites australis) e dalla Mazzasorda o Tifa (Typhala tifolia). Le essenze vegetali sono per la quasi totalità autoctone, difatti ritroviamo abbondante: l’Olmo (Ulmus minor), il Salice bianco (Salix alba), la Farnia (Quercus robur), l’Acero campestre (Acer campestris), in minore quantità ma comunque presente: il Prugnolo (Prunus spinosa), il Ciliegio selvatico (Prunus avium), la Frangola (Rhamnus frangula) e il Salice cinereo (Salix cinerea).
Si tratta dunque di una zona umida di grande pregio naturalistico, che fa della biodiversità il suo punto di forza.
L’avifauna si caratterizza per un gran numero di specie legate all’acqua, rintracciabili principalmente nei periodi del “passo” e in quello riproduttivo. Differenti specie di anatidi tra cui: il Germano reale (Anas platyrhynchos), l’Alzavola (Anas crecca), la Marzaiola (Anas querquedula) e il Mestolone (Anas clypeata). Tra gli ardeidi l’Airone cenerino (Ardea cinerea) l’Airone rosso (Ardea purpurea), quest’ultimo nidificante facendo diventare il sito unico luogo di nidificazione documentato in altopolesine, il Tarabusino (Ixobrychus minutus), la Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), la Garzetta (Egretta garzetta), l’Airone bianco maggiore (Casmerodius albus), la Nitticora (Nycticorax nycticorax) e il raro Tarabuso (Botaurus stellaris) come svernante. Tra i rallidi: la Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), la Folaga (Fulica atra) e la Schiribilla (Porzana parva). Tra i passeriformi di palude: la Cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), il Cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), l’Usignolo di fiume (Cettia cetti), il Migliarino di palude (Emberiza schoeniclus).
Buona è la presenza di rapaci come il Gufo comune (Asio otus), la Poiana (Buteo buteo), lo Sparviere (Accipiter nisus), tra gli avvistamenti documentati più importanti vi è da ricordare il Falco di palude (Circus aeruginosus) e il Falco pescatore (Pandion haliaetus). Altri uccelli importanti rintracciabili nell’oasi sono: il Martin pescatore (Alcedo atthis), il Tuffetto (Tachybaptus ruficollis), il Picchio verde (Picus viridis), il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), il Colombaccio (Columba palumbus), l’Upupa (Upupa epops), il Rigogolo (Oriolus oriolus).
Gli anfibi sono molto rappresentati dalla Rana toro (Lithobates catesbeianus), specie alloctona ben acclimatata nell’area, presente in minore quantità la Rana verde (Pelophylax esculentus) e la Raganella (Hyla arborea).
Per quanto riguarda i rettili, oltre alla Natrice dal collare o biscia d’acqua (Natrix natrix), all’interno è presente la rara Testuggine palustre (Emys orbicularis).
Poche specie, ma di pregio, anche tra i mammiferi, molto probabilmente rappresentati dall’Arvicola, il Mustiolo (Suncus etruscus) recentemente trovato a Trecenta, la Donnola (Mustela nivalis), il Pipistrello Albolimbato (Pipistrelluskhuli), il Serotino comune (Eptesicus serotinus), il Pipistrello di Savi (Hypsugo savi) e, probabilmente, anche il Topolino delle risaie (Micromys minutus), micromammifero che costruisce un nido a palla tra le canne.
L’attività sportiva svolta dall’associazione prevede l’impiego di diverse tecniche di pesca, basate totalmente sul “catch and release”, ovvero il rilascio del pescato. Si pratica con successo la pesca alla Carpa (carpfishing), tecnica di fondale con esche a base di sfarinati. Il luogo, per le sue caratteristiche, si rende ideale per la pesca a spinning ai predatori quali: il Black-Bass o Persico trota e il Luccio, con l’ausilio di esche artificiali siliconiche e imitazioni di piccoli pesci.
Tra le specie ittiche più diffuse ritroviamo in prevalenza ciprinidi, tra questi: la Carpa comune e la varietà a specchi (Cyprinus carpio), l’Amur o Carpa erbivora (Ctenopharyngodon idellus), la Tinca (Tinca tinca), la Scardola (Scardinius erythrophthalmus), il Carassio (Carassius auratus). Tra i predatori il Persico trota (Micropterus salmoides), il Persico sole (Lepomis gibbosus), il Luccio (Esox lucius) e il Lucioperca (Stizostedion lucioperca). Ancora presente nei fondali melmosi, seppur in minor quantità rispetto il passato, il Pesce gatto (Ictalurus melas).
La collaborazione tra il Consorzio Carpisti Polesani e il WWF di Rovigo permette una gestione mirata alla salvaguardia del fragile ecosistema, delle cave Danà, già vincolate ai sensi del Dlgs 42/2004 “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, poiché le stesse sono inserite in un importante progetto di recupero e riforestazione di alcune zone umide dell’altopolesine, tra le quali anche l’oasi WWF Valle della Buora in Salvaterra.
Lo scopo primario è quello di contrastare la desertificazione del paesaggio agrario con la piantumazione di essenze vegetali autoctone (Carpino bianco, Frassino maggiore, Ontano nero, Roverella, Rosa canina, Salice cinereo), nonché la posa di cassette nido per uccelli (Cinciallegre, Passeri, Upupe, Gufi) sempre più minacciati dall’antropizzazione. Notevole importanza riveste il rilascio di animali selvatici provenienti dal CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici) di Polesella, già sperimentate nel corso del 2011 durante l’apertura della stagione sociale, momento di aggregazione dalla grande funzione educativa, soprattutto per i più piccoli.
Il presidente del Consorzio Carpisti Polesani Nicola Masieri con soddisfazione tratteggia così il ruolo svolto dagli associati: “L’associazione, che rappresento da sempre, evidenzia un profondo rispetto per il proprio territorio e per l’ambiente. L’oasi Danà è una rara realtà da preservare, per questo è di rigore un esercizio sostenibile e a basso impatto della pesca sportiva, nel rispetto di tutti gli abitanti che all’interno vi trovano riparo. Il supporto dell’Amministrazione comunale di Ceneselli e del sindaco Marco Trombini, assieme alla consulenza e collaborazione della sezione del WWF di Rovigo, getta solide basi e valide garanzie su una futura e sana gestione del sito”.
Il vice-presidente del WWF Rovigo Claudio Vallarini da parte sua osserva che: ‘’Quest’area verde, oltre che gradevolissima dal punto di vista paesaggistico e naturalistico grazie alla ricca presenza di piante e siepi – che offrono possibilità di riparo e di alimentazione per animali selvatici – ci offre l’occasione di effettuare uno studio sull’occupazione delle cassette nido artificiali per gli uccelli, molti dei quali soffrono dell’assenza di piante con fori, spesso tagliate poichè ritenute inutili ed invece importanti per la nidificazione’’.
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Come citare questo articolo
Michele Zanotti. “L’Oasi Cave Danà”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/loasi-cave-dana/