Lo scorso anno, nel n. 42 di questa rivista “Ventaglio novanta”, è stata pubblicata una notizia che ci era sembrata interessante in quanto dava prestigio al nostro Polesine ed in particolare a Castelguglielmo. Una notizia che riportavo con un certo orgoglio essendo io proprio di questo paese. Si parlava dell’architetto Antonio Gaspari, noto e importante professionista che, dalla ricerca da me effettuata, risultava aver operato per molti anni a Venezia ed altre località del Veneto, tra cui Este e Polesella (Villa Morosini), al fianco dei più illustri personaggi del suo tempo, come Baldassarre Longhena e Giorgio Massari, su committenze dei casati più noti dell’aristocrazia veneziana.
Diverse sono state le fonti consultate per la stesura dell’articolo. Dapprima l’archivio parrocchiale di Castelguglielmo in cui è riportato che il personaggio sepolto nel secolo diciottesimo nella vecchia chiesa locale era proprio il famoso architetto veneziano. Notizia confermata sia nelle pubblicazioni delle ricercatrici Elena Bassi e Gianna Maria Badile come pure nel Dizionario biografico degli Italiani dell’Istituto della enciclopedia italiana, fondata da Giovanni Treccani, da me consultato presso l’Accademia dei Concordi di Rovigo.
Pensavo che questi testi potessero essere sufficienti per ritenere veritiera e sostenibile la tesi proposta. Non avevo, quindi, alcun dubbio su quanto affermavo, trattandosi di fonti ufficiali e autorevoli, più che approfondite dagli studiosi del settore.
Dopo la pubblicazione del mio articolo giunse però alla redazione di questa rivista una contestazione da parte dell’architetto Mario Bortolami, di Padova. Egli asserisce che l’Antonio Gaspari di Castelguglielmo non è l’architetto di Venezia.
“E’ un caso di omonimia – dice l’architetto patavino – e posso affermarlo con certezza perché il professionista veneziano è stato oggetto della mia tesi di laurea e quindi di particolari approfondimenti e ricerche specifiche da parte mia che non lasciano dubbi”.
L’intervento di questo architetto ci ha fatto piacere perché dimostra che la rivista è seguita con interesse anche fuori Provincia.
Riteniamo, quindi, doveroso dare voce all’interlocutore di Padova e rendere note le notizie da lui inviateci per riportare “La verità sul caso Gaspari”.
E’ questo, infatti, il titolo di una pubblicazione inserita nel 2003 in “Studi veneziani” da Massimo Favilla e Ruggero Rugolo, citati da Bortolami assieme ad altri lavori di Vincenzo Fontana, Susanna Biadene e Augusto Roca De Amicis, testi che ho cercato di consultare per documentarmi sul caso. Pubblicazioni che approfondiscono l’argomento e sostengono la tesi dell’architetto Mario Bortolami.
“Elena Bassi e Gianna Maria Badile – asserisce Bortolami – sono state probabilmente depistate da alcune carte, conservate nella Biblioteca del Museo Correr di Venezia, che riferivano di un “Antonio Gaspari figlio di Giovanni rodigino abitante a Castelguglielmo e proprietario di terreni confinanti con gli Zane di Venezia”.
Per la sua tesi di laurea l’architetto Mario Bortolami effettuò le sue ricerche presso l’Archivio Storico del Patriarcato di Venezia. Tra l’altro, qui rinvenne le pubblicazioni di matrimonio di Antonio Gaspari veneziano con Elisabetta Rampuzzo in cui venivano riportate le date di battesimo di Antonio (13 maggio 1656) e di nascita (10 aprile 1656) a Venezia. Da altri documenti e testimonianze risultò anche la conferma della professione di architetto, come pure della sua continua residenza nella città lagunare e della sua data di morte (29 aprile 1723).
Di qui la certezza che si tratta di due persone diverse (non è stata appurata l’eventuale parentela).
L’Antonio Gaspari di Venezia era figlio di Giacomo, quello di Castelguglielmo di Giovanni. Il primo ebbe tre figli: nel 1684 Maria Maddalena, nel 1685 Gian Giacomo e nel 1687 Gasparo. Il secondo, quello di Castelguglielmo, sposò Angela Cechara verso il 1693, ebbe dieci figli e visse sempre in questo paese dove morì l’ 8 ottobre 1748.
Un altro chiarimento da fare riguarda il pittore Giovanni Paolo Gaspari, indicato nell’articolo dello scorso anno come figlio di Antonio, era in realtà figlio di un altro Gaspari di nome Niccolò.
Quindi, per concludere, si devono attribuire ad Antonio Gaspari di Venezia i lavori di architettura illustrati nel precedente n. 42 del “Ventaglio” e non all’omonimo di Castelguglielmo, che deve essere stato ugualmente una persona che si è distinta, quanto meno a livello polesano. Lo testimonia il fatto che, a differenza di tutti i compaesani, gli è stato attribuito il privilegio di essere sepolto all’interno della chiesa parrocchiale del paese in cui visse. Se emergeranno ulteriori informazioni sul personaggio di Castelguglielmo avremo modo di darne notizia in un prossimo numero del Ventaglio.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “I due Gaspari”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-due-gaspari/