Nella galleria dei personaggi illustri legati al Polesine – per aver lavorato e vissuto tra Adige e Po almeno una parte della propria vita – dobbiamo inserire un architetto alquanto famoso che operò prevalentemente a Venezia a cavallo tra Sei e Settecento. Il suo nome è Antonio Gaspari e, per quanto riguarda la sua attività professionale in Polesine, operò soprattutto presso la villa Morosini di Polesella, attribuita, da una tradizione mai comprovata, a Vincenzo Scamozzi.
La scoperta è avvenuta partendo da una consultazione dell’archivio parrocchiale di Castelguglielmo: siamo rimasti incuriositi dalle notizie riguardanti un personaggio sepolto nella chiesa del paese nell’anno 1748. Due aspetti hanno attratto la nostra attenzione: innanzitutto il fatto che quest’uomo sia stato sepolto proprio nel principale edificio sacro del luogo (e non nel camposanto come tutti gli altri) e poi perché nel “Registro dei Morti dal 1740 al 1780” il suo è l’unico nome preceduto da “Sig.”.
Queste due particolarità fanno supporre che si trattasse di un personaggio ritenuto meritevole di un trattamento di riguardo. E le ricerche effettuate ci hanno dato conferma.
Come detto, si tratta di Antonio Gaspari, architetto che ha goduto una certa fama negli ultimi due decenni del 1600 e nella prima metà del secolo successivo sia a Venezia che in altre città del Veneto.
Sulle vicende della sua vita non siamo riusciti a trovare molte notizie, anzi, spesso, nelle diverse fonti consultate, ci siamo imbattuti in informazioni contrastanti tra di loro. Ciò che è certo è che Antonio Gaspari era figlio di Giovanni, un perito e architetto veneto del quale non si sa nulla. Poiché anche uno dei figli di Antonio, Gian Giacomo, risulta architetto, si suppone che questa fosse una professione tramandata di generazione in generazione nella famiglia.
Un altro figlio di Antonio, Giovanni Paolo, vissuto in Germania (morì nel 1775 a Monaco di Baviera), era “pittore prospettico e scenografo”, dunque una famiglia legata all’arte e all’architettura.
Del “nostro” Antonio Gaspari non è nota la data di nascita. Stando alla nota del Registro dei Morti, in cui si legge che è deceduto nel 1748 a circa 83 anni, dovrebbe essere nato nel 1665, ma probabilmente alcuni anni prima se lo troviamo già attivo nel 1684. Si dice che sia venuto al mondo a Venezia ma, poiché firmava le sue opere “Antonius Gaspari venetus” si suppone che non fosse proprio veneziano. Qualcuno prospetta che fosse del Rodigino, visto che aveva delle proprietà a Castelguglielmo.
Ecco dunque i punti sicuri del legame di Gaspari col Polesine ed in particolare con Castelguglielmo: le proprietà e la sepoltura. Possiamo inoltre affermare con certezza che, verso i sessantacinque anni (attorno al 1725-30), si trasferì nel paese in riva al Canalbianco, “dove già stava il suo genero Antonio Adami”.
Si deduce pertanto che l’architetto Gaspari a Castelguglielmo aveva una figlia, un punto di riferimento importante con l’avanzare degli anni. Il trasferimento a Castelguglielmo viene infatti attribuito “all’età o all’impossibilità fisica di continuare il lavoro, oppure al desiderio di vivere in campagna per dedicarsi all’amministrazione dei propri beni”. Fatto sta che il nostro architetto a Castelguglielmo visse almeno una ventina d’anni, ed in questo arco di tempo dovette lasciare un buon ricordo. Cosicché la comunità locale, orgogliosa di aver avuto un concittadino così importante, ritenne di ricordarlo assicurandogli una sepoltura di riguardo all’interno del tempio del paese.
Se scarsi sono i dati relativi alla biografia di Antonio Gaspari, più interessante risultano le note relative alla sua attività artistica e professionale.
La sua prima formazione avvenne al fianco di Baldassarre Longhena, col quale collaborò più volte e, dopo la sua morte avvenuta nel 1682, portò a termine i lavori che il celebre architetto aveva lasciato incompiuti. Collaborò anche con l’architetto veneziano Andrea Tirali, suo coetaneo, con il quale però a volte si trovò invece antagonista nell’assegnazione dei lavori.
Il Gaspari lavorò per molte famiglie patrizie veneziane: i Nave, per i quali edificò la piccola chiesa di famiglia a Cittadella, i Morosini, i Michiel, i Pesaro, i Bon, i Giustinian, i Farsetti, gli Zane, i Gozzi, i Lezze, gli Zenobio, il doge Silvestro Valier che lo chiama “Proto di Cà Morosini di Santo Stefano”. Appare evidente, quindi, come egli fosse profondamente inserito nell’ambiente artistico veneziano di quell’epoca.
Importante per la ricostruzione dell’opera e della personalità del Gaspari è una serie cospicua di disegni di architettura, relativi ad edifici (sia di Venezia che di altre città) che progettò di ampliare o ristrutturare; fabbricati sia civili che religiosi per i quali spesso non riuscì ad ottenere poi l’assegnazione dei lavori perché affidati ad altri architetti.
Circa trecento suoi disegni si trovano presso il Civico museo Correr di Venezia (stranamente conservati, al contrario di quanto avvenne invece per i progetti degli altri architetti dell’epoca, quasi totalmente dispersi). Tra questi sono presenti alcune piante e sezioni relative alla chiesa veneziana di S. Marcuola nella quale i lavori per la cappella maggiore erano in pieno corso nel 1684. Per questo si presume che l’esordio effettivo del Gaspari sia avvenuto intorno a questo anno. Per i suoi elaborati viene considerato l’ideatore di tutto l’interno della chiesa. Essi richiamano l’esuberanza del Bernini, che ripropone anche nel progetto della chiesa di S. Moisè, come pure nell’altare maggiore di S. Marziale, mentre negli altari barocchi posti ai lati di questa chiesa si rimanda agli esemplari tipici di Andrea Pozzo.
Tra le opere realizzate dal Gaspari a Venezia ricordiamo l’ampliamento di Palazzo Barbaro a San Vidal, la chiesa di Santa Maria della Fava (a pianta ovoidale ad una navata, completata poi da Giorgio Massari con l’erezione dell’abside), Cà Zenobio degli Armeni, il restauro e rifacimento di Palazzo Michiel dalle Colonne, il grande scalone di Palazzo Gozzi, la ristrutturazione della chiesa di S. Sofia. Ricordiamo poi la villa Giovanelli a Noventa Padovana, una delle più belle ville tardo-seicentesche del Veneto, che sorge sulla sponda sinistra del Piovego e venne commissionata al Gaspari dal patriarca di Venezia Federico Maria Giovanelli. E’ una villa tempio, di stile dichiaratamente palladiano, caratterizzata dal classico pronao e da una bellissima scalinata ornata di statue.
Fra i numerosi altri suoi progetti, una nota particolare merita il duomo di S. Tecla ad Este per il quale Antonio Gaspari scelse una pianta ovale con l’ingresso e l’altare maggiore posti alle estremità dell’asse maggiore dell’ellisse, secondo l’esempio romano tardo-cinquecentesco di S. Giacomo degli Incurabili. L’interno di questo edificio “costituisce uno dei risultati più soddisfacenti dell’attività del Gaspari e manifesta la sua maturità professionale raggiunta attraverso la fusione continua di modelli palladiani e longheniani con gli stimoli più attuali del barocco romano”.
Per quanto riguarda il Polesine, come detto il nome di Antonio Gaspari viene ricordato per la villa Morosini di Polesella, a lungo ritenuta opera di Vincenzo Scamozzi. Al Gaspari viene in particolare attribuita la progettazione dei lavori effettuati alla fine degli anni ‘80, con la sopraelevazione dell’ala ovest e del salone principale e la realizzazione dell’attico sopraelevato concluso con un timpano circolare.
Per quanto riguarda l’anno della morte di Antonio Gaspari, contrariamente a quanto riportato nei testi consultati – nei quali vengono prospettate soltanto delle congetture più disparate – fanno sicuramente fede gli atti dell’archivio della Parrocchia di Castelguglielmo: egli morì in questo paese il giorno 8 ottobre 1748.
Dal registro dei morti si rileva: “Addì 8 – 8bre Il Sig. Antonio Gaspari in età di anni 83: c.a.: munito dei SSmi Sacramenti, Assoluzioni di Confraternite, Comendazion d’anima, morì, e fu sepolto in questa chiesa verso l’altare di S. Carlo con la solita contribuzione delli ducati dieci per la rottura”.
Quindi questa data è più che certa.
Un’ultima curiosità. In una nota di una “vicinia dei massari”, cioè in un verbale di una assemblea degli amministratori della parrocchia, compaiono i nomi dei Gaspari. Nel verbale, steso in data 7 maggio 1748 viene riportato “…. per fare li nuovi Massari dell’Altari di detta Chiesa”… tra i nomi elencati compaiono “Antonio Gaspari, Giovanni Gaspari figlio del sudetto Antonio, Angelo Gaspari figlio del sudetto Giovanni”. Quindi si evidenzia la presenza in Castelguglielmo della discendenza dell’arch. Antonio Gaspari, cioè di uno dei suoi figli come pure di un nipote: un rapporto consolidato pertanto quello dei Gaspari con il paese posto in riva al Canalbianco. E – se vogliamo – un punto a favore di quanti ipotizzano la nascita del “nostro” architetto in Polesine.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “Antonio Gaspari, architetto”. Ventaglio Novanta, n. 42, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/antonio-gaspari-architetto/