E’ il giorno di Natale del 1818. Nella basilica del Duomo, in presenza del Vescovo, un talento rodigino presenta una ‘Messa’ con una esecuzione molto apprezzata del proprio violino. Si tratta del violinista Domenico Tosarini, che nella stessa chiesa, per l’onomastico dell’Imperatore, è primo violino e distinguendosi con delle sorprendenti variazioni sopra un’aria. Di lui si accorge perfino Paganini, dopo averlo piacevolmente sorpreso come solista in Teatro. Il grande maestro lo definirà come un talento che “suona in una maniera nuova e sbalorditiva”.
La storia del rodigino Tosarini, nato il 9 gennaio 1794, quindicesimo e ultimo figlio di Paolo Tosarini e di Giacoma Battista Goggia, è il dono culturale delle ricerche d’archivio del maestro Roberto Bevilacqua, presidente dell’Associazione “L’Artificio” di Este, autore di un saggio a disposizione di quanti intendano approfondire l’argomento, nella sede del gruppo estense.
Della famiglia di Tosarini, in realtà, poco si sa. Gli anni della prima infanzia di Domenico sono anni particolarmente turbolenti dal punto di vista politico con la fine della Repubblica di Venezia. L’11 maggio 1797 entra in Rovigo il generale francese Giambattista Rusca ed inizia il periodo di dominazione napoleonica, periodo di tensione e di insofferenza.
In questo clima sociale tutt’altro che pacifico, Domenico inizia a coltivare la sua precoce attitudine allo studio della musica probabilmente all’Accademia Filarmonica di Canti e Suoni fondata quando lui aveva 9 anni. Al Duomo, vicino alla sua casa, egli trascorre molto tempo ed ha una solida formazione religiosa.
“Le prime notizie relative all’attività musicale di Tosarini le fornisce nel suo Diario il canonico Luigi Ramello – spiega Bevilacqua – che rende nota l’esecuzione il 23 marzo 1812, presumibilmente in Duomo, del ‘Tantum ergo’ del giovane dilettante Domenico. Poco dopo il musicista azzarda la prima e unica interpretazione vocale, quella di un ‘Miserere’ del Lion, che risultata però deludente”.
Un’esperienza isolata quest’ultima, che non pregiudica la sua carriera di musicista, cosicché si moltiplicano gli attestati di apprezzamento per la sua attività in campo musicale. La stima per il suo operato e le sue frequentazioni in ambito religioso permettono a Domenico d’aver come celebrante del suo matrimonio il vescovo Federico Maria Molin.
Un’altra testimonianza del pieno consenso nei confronti della sua attività nel campo musicale si ha all’inaugurazione delle nuove campane del Duomo, quando viene eseguito un Miserere ad orchestra piena con cori del giovane Tosarini.
La citata ‘Messa’ del 1818, che Tosarini esegue nel Duomo di Rovigo, è con tutta probabilità, seppure con variazioni e aggiunte posteriori, quella successivamente presentata al Duomo di Santa Tecla ad Este, dove viene eseguita nel 1819 nell’ambito delle festività dedicate a Beata Beatrice.
Nel capoluogo polesano non soltanto il Duomo, ma anche il Teatro Sociale conosce il grande Tosarini. L’orchestra, composta dai Filarmonici rodigini, trova il lui il proprio primo violino, svolgendo poi anche il ruolo di direttore, come è annotato nel primo documento che lo cita in occasione della fiera del 1826. Un impegno questo ultratrentennale svolto fino al 1858, quando Tosarini raggiunge i 64 anni di età.
Domenico Tosarini si dimostra buon didatta ed esecutore richiesto anche fuori città. Con il suo violino avrà modo di esibirsi con successo ad Adria, a Ferrara, ed anche a Vicenza. Molteplici e positivi gli attestati senza però un ritorno economico. E’ infatti certo che Domenico Tosarini non si arricchì con la sua attività di musicista.
Nel 1863, all’età di 69 anni, iniziano i primi disturbi, le mani tremule e l’udito non perfetto, finché dai documenti della stagione del Sociale del 1868 il suo nome scompare. Ma la passione della musica non viene meno, come documenta la sua ultima “canzone” datata 1878, quando l’anziano maestro è ottantaquattrenne.
Gli ultimi anni dovettero essere piuttosto tristi e caratterizzati da povertà: Domenico Tosarini muore novantenne il 5 marzo 1884. I funerali in Duomo sono seguiti dalla sepoltura nell’emiciclo del cimitero della città dove, a fianco di personalità di spicco, ancor ora si trova la lapide che ricorda le armonie della sua arte, grazie alle quali l’insigne musicista rodigino “Paradiso e Terra identificò”.
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Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “Domenico Tosarini (1794-1884)”. Ventaglio Novanta, n. 42, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/domenico-tosarini-1794-1884/