Dopo 193 anni dalla prima rappresentazione, è tornata il 17 marzo scorso sul palco del teatro Sociale di Rovigo “Adelaide di Borgogna”, l’opera di Pietro Generali che lo inaugurò nel 1819.
L’inaugurazione del Sociale
Fu il regio delegato della provincia del Polesine Carlo di Wullerstorf ad annunciare alla cittadinanza rodigina l’inaugurazione del “Teatro della Società”, prevista per il 16 aprile 1819. Nell’occasione fu commissionata la musica al compositore Pietro Generali, perché il più noto Rossini avrebbe richiesto un compenso eccessivo rispetto alle disponibilità. Per lo spettacolo d’apertura le scene erano di Giuseppe Borsato, scenografo della Fenice in grado di fare il bello e il cattivo tempo non solo nel massimo teatro veneziano. Fra i cantanti basta ricordare che c’erano il soprano Violante Camporesi, protagonista, il tenore Claudio Bonoldi e il basso Giuseppe Fioravanti, vale a dire tre degli artisti più celebrati dell’epoca. L’orchestra era composta dai filarmonici rodigini, forse rinforzata con qualche elemento di fuori. Il direttore dei cori era Lorenzo Barbirolli, protagonista in molti ruoli dell’attività musicale rodigina, appartenente a una famiglia di musicisti il cui ultimo discendente è sir John Barbirolli. Consistente fu il successo tributato all’opera di Pietro Generali, che decretò l’avvio del nuovo teatro rodigino.
L’argomento dell’opera
Adelaide figlia di Rodolfo II Re di Borgogna si congiunse in matrimonio con Lottario Re d’Italia nell’Anno 947 dell’Era volgare. Questo infelice Monarca cessò di vivere dopo tre soli anni di Regno, e di Matrimonio per veleno, come si crede, fattogli somministrare da Berengario Marchese d’Ivrea, i di cui occulti maneggi presso l’Assemblea de’ Principi Italiani fecero sì che tanto esso, quanto suo figlio Adalberto ottennero la Corona d’Italia dopo 24 giorni d’Interregno. Per meglio assicurarsi il potere ben presto avanzarono la pretesa che la Vedova di Lottario passasse alle seconde nozze con Adalberto. Il costante rifiuto della medesima le costò prigionia, e molti barbari trattamenti: sino a tanto che Ottone I Re di Germania, denominato il Grande, disceso in Italia la liberò dalle mani de’ suoi persecutori, e la fece sua Sposa.
Dal ritrovamento alla nuova esecuzione
La messa in scena dell’“Adelaide” nel 1819 si caratterizzò come un evento di enorme spessore culturale e storico, destinato a segnare fino ai giorni nostri il valore della città e di tutto il territorio circostante. E quest’anno, dopo 193 anni dalla prima rappresentazione, Rovigo ha scelto di rievocare un momento tanto prezioso, grazie alla volontà e alla collaborazione di studiosi e musicisti di grande pregio.
Artefice della maggior parte dell’operazione, dalla ricerca e ricostruzione dell’opera fino all’esecuzione rodigina è stato il maestro Franco Piva, celebre compositore e direttore d’orchestra. Dopo parecchi tentativi in biblioteche nazionali ed europee, ha trovato il manoscritto autografo nell’archivio Ricordi di Milano, riuscendo così a curare la revisione dell’opera. Si è trattato del suo sedicesimo lavoro di recupero di un’opera inedita, dopo altri realizzati su partiture di autori quali Galuppi, Vivaldi, Paisiello, Cimarosa, Donizetti e Salieri.
Dopo accordi programmatici per unire gli sforzi dell’Amministrazione Comunale e della Fondazione Cultura di Rovigo, “Adelaide di Borgogna” è stata riproposta a Rovigo in forma di concerto il 17 marzo, in collaborazione con il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, preceduta da un convegno intitolato “L’Adelaide fra Rossini e Generali”. In questa occasione il musicologo Michelangelo Zurletti, confrontando i due lavori, ha sottolineato come quello del pesarese sia stato realizzato in fretta e sia stato accolto con delusione dal pubblico e dalla critica, che lo giudicarono debole e poco ispirato. L’estro compositivo di Pietro Generali è stato rivalutato, perché caratterizzato da un’inusuale ricchezza di situazioni.
Per la rappresentazione in forma di concerto dell’opera in due atti musicata da Pietro Generali, su libretto di Luigi Romanelli, lo stesso Piva si è occupato della concertazione e direzione orchestrale con la massima cura per i dettagli esecutivi, mettendo in risalto al meglio le particolarità interpretative e stilistiche dell’epoca.
Quasi tutti i solisti sono stati scelti tra i vincitori delle ultime edizioni del concorso europeo per cantanti lirici indetto dal Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”.
Davvero una splendida interpretazione per Anna Carbonera, un’Adelaide dal timbro ricco e caldo, dall’intonazione sicura e precisa, dalla vocalità agilissima, messa in risalto da una scrittura particolarmente densa e virtuosistica. Impegnative e ben curate anche le altre parti solistiche, sostenute da Katarzyna Otczyk, un Adalberto con voce decisa e imponente; Daniele Antonangeli, che ha sostenuto il ruolo di Berengario in maniera precisa, con vocalità duttile e generosa; Gianluca Bocchino, un Ottone imperioso, e Roberto Cresca (Rambaldo). Assieme a loro Walter Testolin, preciso e raffinato nel ruolo di Corrado, ed Elisa Fortunati.
Buona la prova dell’Orchestra regionale Filarmonia Veneta, ma grande plauso soprattutto per il Coro Polifonico Città di Rovigo preparato da Vittorio Zanon: ha affrontato con notevole precisione ritmica ed estrema cura per le dinamiche una parte davvero impegnativa e lunga. L’esecuzione del 17 marzo è stata registrata e sarà pubblicato un cofanetto di due cd con la Casa discografica ‘Bongiovanni’ di Bologna.
Il commento del M° Piva
Eseguire questa partitura è stato molto impegnativo, per la sua reale complessità e per il lavoro forzatamente compresso dato l’esiguo numero di prove d’assieme. Ma grazie alla bravura e disponibilità dei solisti, già preparati in precedenza, e al buon lavoro del Coro, istruito dal M.° Zanon, e della Filarmonia Veneta, è stato possibile concludere positivamente lo studio della partitura.
L’Opera è stata eseguita nel pieno rispetto di tutte le indicazioni dell’autore e dello spirito della partitura, come documenta la registrazione effettuata. Anche se a qualcuno è sembrata una ‘rappresentazione farraginosa’ (definizione inappropriata e gratuita), si è trattato di un’importante prima ripresa in tempi moderni di un lavoro di quasi due secoli fa, con le caratteristiche stilistiche rispondenti ai gusti e ai criteri dell’epoca in cui è nato. Tenendo conto di tutto ciò, si può affermare che l’opera è ricca di idee, di proposte e di intuizioni ben esposte; più o meno originali ma generalmente interessanti. Ci sono di certo situazioni che oggi si definirebbero ‘luoghi comuni’, ma si deve tener presente che questa partitura nasce in un periodo di transizione, che a tratti riflette la sensibilità romantica: motivi di pregio sono i contrasti dinamici e agogici, una intensa cantabilità estesa anche agli strumenti, una pronunciata elasticità ritmica tipica, per esempio, del maturo linguaggio donizettiano.
Bisogna, d’altra parte, non dimenticare che la musica è stata scritta per il teatro e andrebbe quindi adeguatamente valutata nella originale dimensione rappresentativa, cioè funzionale rispetto a una narrazione e a una rappresentazione visiva con un allestimento scenico.
L’esecuzione, sostanzialmente coerente con l’impostazione stilistica della partitura, rende giustizia, almeno in parte, a Pietro Generali. Noi, oggi, chiamiamo ‘minori’ quei compositori che sono stati surclassati dai ‘grandi’ nel favore del pubblico e delle istituzioni; ma, pur tenendo conto dei limiti inevitabili di ciascuno (ma anche i ‘grandi’ ne hanno! Per fare un esempio significativo e calzante: l’Adelaide di Rossini è decisamente brutta e inferiore in tutti i sensi a quella di Generali). Questi ‘minori’ sono storicamente preziosissimi perché da un lato raccolgono frammenti del passato e del presente, dall’altro propongono stimolanti anticipazioni poi esaltate dai ‘grandi’. Soltanto la miopia o la malafede possono non riconoscere tutto ciò; così come la presunzione può portare a non rispettare e a non apprezzare, in modo almeno in parte adeguato, il grande e proficuo lavoro svolto da tutti, pur nei limiti delle circostanze, in questa operazione del tutto particolare.
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Come citare questo articolo
Sofia Teresa Bisi. “L’ “Adelaide di Borgogna””. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/l-adelaide-di-borgogna/