“Uhm… Chi è ?” bofonchiò il Sior Nodaro dall’interno della stanza quando sentì bussare.
“Girolamo Ravasini vuole conferire con Voi “ rispose Amalia aprendo la porta dello studiolo, mentre cercava con lo sguardo la presenza del notaio Stefano Benatelli che, come al solito, era sommerso dalle pile di libri di giurisprudenza accatastati alla rinfusa sul tavolo. E, come se non bastasse, ad aumentarne la confusione c’erano fogli di carta sparpagliati dappertutto, una sorta di manzoniano Azzeccagarbugli.
Era l’anno 1792 e il caldo di quei primi giorni di agosto – per l’esattezza era il 6 – misto alla polvere rendevano l’aria di quella stanza pesante ed appiccicosa e per di più il “sior nodaro” non ammetteva nessun tipo di ordine e di presenze esterne.
“Ah, certo, fatelo passare Amalia e non disturbateci” ordinò con tono perentorio. Era giunto Girolamo Ravasini, procuratore del nobile Marchese Lodovico Estense Tassoni della Signoria delle Presciane. Presentava istanza affinché il giusperito difendesse il marchese nella causa che lo vedeva in conflitto col cugino Giuseppe Estense Tassoni di Ferrara.
Tutto aveva avuto inizio da un dispaccio inviato dall’Eccellentissimo Consiglio dei 40 della Repubblica di Venezia al marchese Lodovico perché provvedesse a rispettare la volontà del suo antenato, conte Ferdinando Estense Tassoni, che imponeva ai suoi discendenti-eredi di provvedere al miglioramento di Beni et mantenimento delle Fabbriche dominicali in Ville Presciane sicché restassero in stato di valido e conveniente sussistenza.
L’imposizione della Serenissima derivava dunque dal testamento stilato oltre due secoli prima, il 1° febbraio 1563, con cui il predetto conte Ferdinando investiva gli eredi – nel nostro caso il marchese Lodovico e il conte Giuseppe – del diritto successorio del maggiorasco, il diritto cioè del primogenito di ereditare il patrimonio con annessi e connessi e, se vogliamo oneri ed onori, e qui, purtroppo, ci azzeccavano gli oneri.
Già perché, dalla disposizione testamentaria, tutto era stato lasciato in stato di abbandono: ridotto massime nell’interno in estrema dejezione, anche a causa di straordinari danni e pregiudizi dalle due innondazioni degli anni 1776: 1789 che li hanno allagati.
Evidente dunque la motivazione che aveva spinto la Serenissima ad intervenire citando in giudizio il marchese Lodovico: la vasta area di Presciane presso San Bellino, di proprietà del Casato Tassoni, andava bonificata.
Ma come la famiglia Tassoni era giunta in possesso di tale bene fondiario? E, materialmente, a chi toccava provvedere alle opere di bonifica?
Ecco l’antefatto.
La famiglia Tassoni, con i suoi tre rami, era originaria di Modena, anche se le sue radici si perdevano addirittura al tempo di Carlo Magno e, a cavallo tra il secolo XIV e XV, vedeva in Pietro Tassoni, ricco cittadino e Console della città e unico superstite scampato all’epidemia di peste, il capostipite di tutte le linee nobili del casato. E’ a questo ramo che apparteneva anche l’illustre letterato Alessandro Tassoni, autore del poema La secchia rapita.
Antonio Tassoni diede vita al secondo ramo con il nipote Giulio il quale nel 1487 fu adottato da Ercole I e da Alfonso, Duchi d’Este, acquisendo in tal modo il cognome Estense che si aggiungeva a quello del casato.
Sempre nel 1487 Giulio fu investito delle Contee di Debbia, Levizzano e della Signoria di Castelvecchio, e alcuni dei suoi discendenti, dalla metà del seicento, fissarono la loro dimora abituale in Adria e Bottrighe.
Il ramo terzogenito trae origine dal conte Camillo nel 1598, ma si estinse con le figlie Claudia e Beatrice.
Il marchese Lodovico discendeva dal primo ramo e il cugino conte Giuseppe dal secondo, ma tutti e due maggioraschi e, siccome Lodovico abitava in territorio veneziano, alle Presciane per l’appunto, e l’altro a Ferrara, toccava al primo aprire i cordoni della borsa per mettere in sesto i suddetti immobili.
Tutto chiaro?
Forse, ma non per il marchese Ludovico a cui era richiesto di scucire ben £ 75.491 e 4 soldi. Il marchese pensa infatti di non dover accettare supinamente la richiesta. E poi, come avrebbe reagito sua moglie Claudia Cattani a questo fulmine che, senza preavviso, squarciava il loro cielo finora senza nubi? Avrebbe acconsentito ad impegnare per le migliorie fondiarie la dote assegnatale dal padre al momento del loro matrimonio?
Questo cambio di rotta dei denari avrebbe comportato delle rinunce, anche per il loro figlio Nicolò, ma soprattutto per Claudia, avvezza ormai a circondarsi di sete, broccati, velluti, pizzi, piume e pietre preziose così, come suggeriva la moda di fine settecento.
Tali pensieri, impetuosi come acqua di torrente in piena, il marchese non riusciva più a fermarli, sentiva lo stomaco attorcigliarsi per l’inatteso ingente impegno economico. Pensava vieppiù di ricorrere alla vendita di alcuni possedimenti situati nella villa di Adria e di alcune terre nell’adiacente villa delle Bottrighe, dove aveva ereditato dai Machiavelli importanti proprietà fondiarie, non prima di avvisare ovviamente l’affittuale Tommaso Guerra, se non voleva trovarsi nei guai anche con lui!
E qui scatta l’indole caparbia del marchese: se si deve pagare – pensa – non sarò il solo, e così decide di chiamare agli obblighi del maggiorasco il cugino, conte Giuseppe.
Costui, non appena riceve la notizia, scrive immediatamente al Tribunale Civile di Modena, attraverso l’intervento del Vicario Vice Gerente Pretorio di Rovigo Antonio Avieri, dicendo: affinché gli atti di giustizia sortiscano il loro effetto, sono a ricercare la buona grazia di V.S. Illustrissima perché voglia fare intimare ………..il Signor marchese Lodovico Estense Tassoni.
Il tenore della missiva è chiarissimo: non spettava certo a lui che abitava a Ferrara, territorio dello Stato Pontificio, rimettere a nuovo il Palazzo e sue pertinenze situato in territorio della Serenissima!
Il grazioso riscontro non tarda a venire, con lettera datata 26 maggio 1792, risposta scritta su carta (riprodotta qui a lato) con tanto di stemma gentilizio della famiglia Estense che accoglie favorevolmente la richiesta del conte Giuseppe e che porta la firma di Filippo Zavarisi Notaro di Modena.
Seguono intensi scambi epistolari-giuridici tra il rappresentante legale (interveniente) del marchese Lodovico, Girolamo Ravasini, da una parte, e Pietro Mainardi dall’altra, che inoltrano per l’opportuna conoscenza dei fatti al Podestà di Rovigo Cattarino Balbi, rappresentante della Dominante in Terraferma, ed avallati poi dal notaio Stefano Benatelli collegiato della città.
Inesorabilmente il tempo passa e tra varie citazioni in giudizio per entrambi i contendenti, si giunge al 16 febbraio 1793, quando l’implacabile Eccellentissimo Consiglio dei 40 decide, senza ulteriori ripensamenti ed indugi, di intervenire: i possedimenti delle Presciane dovevano essere urgentemente sistemati.
La Serenissima Repubblica, considerato il fatto che la proprietà Tassoni era all’interno del Dogado, aveva tutto il vantaggio di far rispettare la volontà del testatore conte Ferdinando Estense Tassoni. E al marchese Ludovico non mancavano certamente i mezzi per provvedere, dato che nelle sue casse confluivano gli annuali introiti provenienti dall’affitto delle terre, dallo jus decimandi, dal diritto di pesca sul Po, dai traghetti che transitavano da una sponda all’altra del fiume, dai mulini ancorati alle piarde con robuste funi.
Viene “invitato” perciò il Vicario Vice Gerente Pretorio di Rovigo a provvedere urgentemente ad un sopralluogo dei Beni del nobile marchese Lodovico Estense Tassoni alle Presciane, al fine di elaborare una competente relazione dei lavori da eseguire: l’incarico viene affidato al murer Paolo Verde con la scorta di un Ministro della Serenissima per raccogliere lo stato attuale delle medesime.
Laus Deo 16 Febraro 1793. Presciane In relazione al comando avuto con terminazione dell’Ill.mo Sig. Vic° Vice Ger.Pret.° di Rovigo de di 15 febraro corrente atti Stefano Benatelli…. Mi son conferito io soto scritto proto murer sopra li beni del nob. Sig. marchese Lodovico Estense Tassoni… cosi inizia il dettagliato resoconto lungo sei pagine degli interventi, evidenziandone la relativa spesa.(Vedasi la scheda acclusa).
C’è poi l’elenco dei materiali impiegati quali: pietre, coppi, mastelli di calsina, canna a mazzi, tavole, chiodi grandi e piccoli, vino per le maestranze, materiali utilizzati per tutte le possessioni del marchese come la Possessione detta San Bellin, quella detta Caspina, Cà Peretto e la Campagnola, per una spesa complessiva di £ 75.491 e 4 soldi.
A questo punto al marchese Lodovico non resta altra soluzione che arrendersi alla realtà, non prima di aver maledetto a denti stretti il pro-pro zio di essersi appellato, nel lontano 1592, al diritto di maggiorasco, che dopo due secoli ricadeva proprio su di lui.
Andava frattanto affrontata la questione anche con la moglie Claudia la quale, informata della conferma dell’obbligo e della relazione presentata dal murer, per poco non svenne!
Le donne tuttavia sanno fare di necessità virtù: Donna Claudia già immaginava il Palazzo dominicale nella sua nuova veste, dove sopra la cornice della porta d’ingresso, avrebbe troneggiato lo stemma gentilizio del suo casato, la grande scalinata centrale rifatta che portava direttamente al belvedere, dove nelle calde sere d’estate si poteva prendere il fresco assieme alle amiche sorseggiando una limonata, oppure durante le gelide sere d’inverno leggere un bel libro davanti alla grande bocca del camino rimesso a nuovo.
Sicuramente il nobile marito l’avrebbe resa ulteriormente felice permettendole di ricevere di tanto in tanto i parenti di Castelvecchio o i Machiavelli, Signori della Villa di Adria e delle Bottrighe!
Si stupiva Donna Claudia di questa nuova ritrovata voglia di mondanità e di energia e pensava con malinconia all’ultimo anno trascorso quasi sempre in solitudine; troppo spesso infatti il marchese suo marito partiva per affari e la lasciava sola con Nicolò.
Ma d’ora in poi, ne era certa, le cose sarebbero decisamente cambiate!
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Come citare questo articolo
Luciana Passarella. “Tassoni contro Tassoni”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/tassoni-contro-tassoni/