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INCONTRI

Quando finisce l’estate

A tu per tu con Loredana Capellazzo, autrice di un nuovo romanzo ambientato in Sardegna

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 46 2013 pp. 118–119

Maddalena, quarantaduenne scrittrice di successo, passa i due mesi estivi sola, in campeggio in Sardegna, con la propria roulotte: ha bisogno di solitudine dopo la fine di una storia importante; Nicola. 21 anni, studente di medicina, è in vacanza nello stesso posto, con un gruppo di amici.

Parte da qui la storia sviluppata nell’ultimo romanzo di Loredana Capellazzo, dal titolo “Quando finisce l’estate” (Alberto Brigo Editore). E il messaggio è chiaro: “L’amore può esistere nelle forme più diverse, ed è sempre rispettabile e onorevole per chi lo vive. Meno per gli altri, che non sempre si sforzano di capire” dice l’autrice, soffermandosi nel romanzo anche sulla capacità di riuscire a stare soli.

Il titolo del libro preannuncia al lettore come si snoda la trama della vicenda. La fine dell’estate è intesa “non solo in senso temporale – aggiunge l’autrice – ma anche e soprattutto coincide con la sensazione che Maddalena, la protagonista, prova nei confronti della propria vita”. E il senso del tempo, dell’esistenza, è contenuto in una frase: “la felicità corre veloce, troppo veloce per noi mortali che, non potendo afferrarla, dobbiamo accontentarci di vederla passare”.

Cos’è per Loredana Capellazzo la solitudine? Chiediamo all’autrice.

“Bastare a se stessi è una risorsa. Giorgio Gaber, in una canzone, dice che la solitudine non è follia, quanto condizione indispensabile per star bene in compagnia. Chi sa stare da solo sa stare anche tra i propri simili, occuparsi degli altri. Se sai stare con te stesso, hai sempre qualcuno vicino”.

– Perché si ruba un angelo, Lettera firmata, la trilogia Il colore del tempo, Quando finisce l’estate. In tutti i romanzi sono sempre le donne protagoniste. Perché?

“Sono profondamente convinta della differenza tra la scrittura maschile e quella femminile; una donna che scrive non può prescindere dal proprio sesso, dicono molte grandi scrittrici, e io scrivo di donne. Le mie protagoniste sono donne che soffrono, amano e lottano, per se stesse o per un amore o per un’idea, e non importa se vincono o perdono, a me piace accompagnarle nel loro percorso e nelle loro scelte”.

Soffre anche Maddalena, in “Quando finisce l’estate”? Qual è la trama del libro?

“Dopo i primi difficili incontri, Mad (Maddalena) e Nicola scoprono di piacersi, ma la differenza d’età è tale da imporre cautela. Si sviluppano frattanto varie vicende, finchè divamperà il fuoco dell’amore. Ma poi ci saranno anche i giorni della sofferenza, mentre nella storia si affacciano i vari personaggi..ma lasciamo ai lettori scoprire il dipanarsi della vicenda”.

– C’è un libro che a Loredana Capellazzo piacerebbe avere scritto?

“Non uno ma tantissimi. Se proprio dovessi scegliere, direi “Cime tempestose”; è un libro che amo da quando ero ragazzina e ho riletto decine di volte; mi affascinano la storia, le atmosfere, il personaggio così moderno e anticonformista di Kathy, l’intreccio della storia che procede a flash-back. Credo sia un libro che mi ha insegnato molto nel campo della scrittura”.

– I personaggi e la loro fisicità. Nel romanzo di Loredana appena edito, lui (Nicola) è l’emblema della bellezza, lei (Maddalena) la “normalità”. La bellezza difficile da raggiungere e mantenere da una parte, dall’altra la difficile accettazione di sé, del proprio corpo con i suoi difetti. Il sogno e la quotidianità/normalità.

“I miei personaggi maschili sono sempre belli; ma è una bellezza soggettiva che sta più negli occhi di chi guarda che nell’oggettività. A me piace un certo tipo di bellezza maschile, che non è sempre quella canonica: una delle cose per cui le amiche mi prendono in giro è la mia passione per gli zigomi di una certa forma, che sono la condicio sine qua non del mio ideale di bellezza maschile. Le mie protagoniste invece sono di solito “normali”, la bellezza emerge dalla loro personalità e da come sono “dentro”. Per questo forse hanno difficoltà ad accettarsi completamente e a sostenere il confronto con le altre”.

– Quanto c’è di autobiografico nei personaggi dei suoi romanzi?

“I miei personaggi femminili, presenti in ognuno dei romanzi, non sono mai autobiografici – conclude la scrittrice -. Vedo e conosco tanta gente, ascolto e osservo più che fare domande. Così, conosco molte realtà, molte storie. Guardando attentamente ogni persona si impara molto”.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Quando finisce l’estate”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/quando-finisce-lestate/

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