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ARTEOGGI

Il linguaggio del legno

Nelle opere del lendinarese Gabriele Grossi la suggestione di un mondo fatto di purezza e bontà

di Laura Viaro

Ventaglio Novanta n. 46 2013 pp. 130–131

Qualche tempo fa, durante una visita in casa di amici, ho avuto modo di ammirare un quadro particolare, dove dipinto e scultura si presentavano amalgamati in un armonico connubio in grado di valorizzare la raffigurazione e la disposizione delle figure umane, rimandando ad un recondito messaggio.

Trattandosi di un’”Ultima Cena” può venire spontaneo attribuire alla scelta del soggetto l’ulteriore capacità evocativa del mistero e della spiritualità che animano l’opera in questione. Ma forse non si tratta solo di questo. La successiva visione di altri quadri dello stesso autore ha prodotto in me le medesime impressioni, pertanto ho cercato di valutarle con il personale sguardo di “non addetto ai lavori”, cercando di inoltrarmi nella scoperta dell’intimo linguaggio che ne caratterizza lo sfondo, ovvero “il linguaggio del legno”.

Autore di queste particolari opere lignee è Gabriele Grossi, nato e residente a Lendinara assieme alla moglie Arianna e ai loro quattro figli.

Complice l’innata passione per la natura e i suoi paesaggi, in particolare quelli montani, Grossi dà forma alla fantasia, ai sentimenti e agli stati d’animo attraverso l’impiego di essenze di vario genere, principalmente l’abete per la sua duttilità. Da una decina d’anni circa, nello spazio ricavato all’interno della sua abitazione, egli trascorre il tempo libero, indubbiamente scarso, dedicandosi ad un’attività che continua a raccogliere ampi consensi.

Dopo l’esecuzione del disegno e il suo trasferimento su legno, Gabriele procede al taglio e alla spigolatura dei bordi, la cui successiva e laboriosa arrotondatura conferirà alla creazione la caratteristica plasticità. Colorazione, verniciatura, riassemblaggio e fissaggio sul fondo termineranno lavori di raffinata originalità che lasciano trasparire l’aspetto ludico e gioioso di un’espressione artistica, nella quale poesia e riconoscenza per la bellezza del creato rappresentano l’inesauribile fonte di ispirazione.

Le forme morbide e tondeggianti richiamano la pervietà di dolci pendii, godibili anche dai visitatori meno esperti nelle soleggiate giornate di vacanza, in totale sintonia con gli affetti condivisi. Vecchie scandole di larice che hanno trattenuto i mutevoli umori dei cieli dolomitici o antiche tavole di quercia dal fiero e agreste passato, raccontano la suggestione di tempi andati, riportati a nuova vita da impulsi dettati dalla sensibilità e rispetto per la natura in ogni sua espressione.

Non poteva sfuggire all’attenzione dell’artista l’incantevole paesaggio del Delta, che coglie nelle sue peculiarità attraverso l’accurata scelta dei toni e di disposizione degli elementi.

L’attività, in continua evoluzione, si arricchisce attraverso la sperimentazione di materiali differenti, in quadri nei quali l’esplicita allegoria assume un ruolo predominante senza penalizzare gli effetti scultorei e cromatici mai discordanti da una certa essenzialità del gusto.

Attualmente sono in fase di elaborazione idee che prevedono l’introduzione del sasso quale elemento naturale da affiancare al materiale ligneo. Su ogni lavoro è impressa la firma mediante marchiatura a fuoco.

Scopro, assolutamente per caso, che esiste un blog, (www.elgropo.blogspot.com), tra l’altro di non immediata reperibilità, creato da Gabriele senza scopi commerciali e come opportunità di condivisione artistica. Lì è possibile ammirare i suoi quadri accompagnati da delicate didascalie, nelle quali viene espressa una sorta di motivazione emozionale. Si chiama “El Gropo”. Il riferimento ad un punto significativo della pianta – come evidenzia l’autore – è indicativo della genesi produttiva, in piena analogia con l’auspicio rivolto a se stesso. Mi permetto di aggiungere che il “gropo” è anche quella sensazione che sentiamo nella gola quando siamo emozionati, e dunque il vocabolo mi pare ancor più azzeccato.

Inoltre, la scelta del dialetto per il nome di questo suo spazio, discreto e sinceramente aperto alla critica, esprime l’orgoglio per l’appartenenza alla sua realtà geografica, testimoniato anche da belle immagini della sua città, alcune scattate dal fratello Carlo, esperto ed appassionato di montagna e fotografia.

Forse non a caso, una delle opere che più mi ha colpito è la rappresentazione della Sacra Famiglia, caratterizzata da profonda umiltà e dolcezza e che mi appare rappresentativa dell’atteggiamento di Gabriele verso questa sua arte che, tuttavia, non sovrasta in nessun caso la dedizione alla famiglia. In questa grotta sembra esserci spazio per tutti, uniti in un luogo che è metafora del cuore.

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Come citare questo articolo

Laura Viaro. “Il linguaggio del legno”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-linguaggio-del-legno/

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